Visione turismo in Senato.
La politica non sta più a guardare
Qua la mano. La politica e il travel si confrontano in Senato su strategie e prospettive del turismo italiano, si annusano e scoprono di piacersi, forse più di quanto avessero immaginato. Restano aspetti da chiarire, lacune da colmare, richieste da esaudire, distanze da ridurre. Non c’è dubbio però che il convegno del 13 gennaio “Visione Turismo: politiche, territori, competenze, futuro“, promosso dal vicepresidente di Palazzo Madama Gian Marco Centinaio, possa costituire un punto di partenza per gli anni a venire. Considerando che, come hanno fatto notare in diversi, “20 anni fa il turismo era lasciato a sé stesso, meno strutturato. Adesso è tutta un’altra storia”.
CENTINAIO: INDIVIDUARE LA DIREZIONE
Prologo affidato a Centinaio, che ha inquadrato l’obiettivo: «Vogliamo un confronto leale e sereno con gli operatori per scattare la reale fotografia del turismo nel nostro Paese e capire quali siano i punti deboli sui quali discutere e migliorare. In sostanza, dobbiamo capire in quale direzione andare».
Cinque i momenti di approfondimento dedicati alle principali dimensioni del turismo contemporaneo, con Nicola Romanelli, founder & strategic vision chair di Travel Hashtag Advisory, nei panni del moderatore. Due i focus:
1 – Le nuove tecnologie applicate al turismo.
2 – La formazione. «Tema – ha sottolineato Centinaio – che l’Italia deve affrontare nel migliore dei modi per guardare al futuro. Nn ci dev’essere improvvisazione nel momento in cui si accolgono i turisti, ma una programmazione a lungo termine. Inoltre, dobbiamo permettere alle nuove generazioni di approcciarsi al settore in modo competente».
SANTANCHÈ: CONTA LA CRESCITA DELLA SPESA
«La crescita della spesa (aumentata del 7%), quanto lasciano i turisti nei nostri territori e alle nostre comunità». Ecco il prossimo step individuato dal ministro del Turismo, Daniela Santanchè, pure soddisfatta del +3% con cui si è chiuso il 2025, anche se – ha ribadito – «sono felice del sorpasso alla Francia e dell’avvicinamento alla Spagna, ma i dati mi interessano fino a un certo punto. Non vogliamo un turismo predatorio, perché si crea una frattura con le comunità locali».

Se il travel conosce un momento felice – ha osservato Santanchè – «i meriti più grandi sono degli imprenditori del turismo. Non è passato un secolo da quando il settore era morto, loro hanno avuto cuore e testa per riportarlo in alto».
Ma bisogna fare un ulteriore step e quello che più conta ora è comprendere bene «quali siano le esigenze del turista che viene in Italia, perché è cambiato il modo di concepire le vacanze. Oggi il turista vuole vedere anche le aree dell’interno meno battute e nel post Covid è aumentata la voglia di outdoor. Per questo abbiamo finanziato i Cammini: oggi sono un focus e mi auguro che la proposta di legge per la loro promozione e valorizzazione, dopo l’ok del Senato, venga licenziata presto alla Camera». Ultime considerazioni su intelligenza artificiale e formazione: «Ai impatta sul settore e spazzerà via la mediocrità. Fondamentale lavorare di più sulla formazione dei lavoratori, soprattutto sull’accoglienza».
Inevitabile, quindi, rivolgere uno sguardo al prossimo grande appuntamento in Italia, i Giochi di Milano Cortina. «Tre miliardi di persone guarderanno città e montagne italiane», ha spiegato il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, consapevole che le Olimpiadi invernali – al via il 6 febbraio – riguardano inevitabilmente il mondo del travel, dal quale ci si attende un forte riscontro.
LA FOTO DI EZHAYA
Centinaio aveva chiesto ai big player del turismo di scattare un’istantanea del travel italiano. Ecco la risposta di Pier Ezhaya, presidente Astoi e direttore generale tour operating di Alpitour World, che – nel panel sull’outgoing e sulla distribuzione organizzata – ha tracciato alcuni aspetti dell’evoluzione della domanda nel turismo organizzato: «Il turista è sempre più orientato verso esperienze autentiche e contenuti di qualità e sicurezza, ci chiede di entrare più in contatto con il territorio, la cultura e la gastronomia locale. Per questo stiamo rendendo l’offerta più attrattiva»
E sul confronto fra i t.o. tradizionali e le grandi piattaforme tecnologiche ha rimarcato: «Sono modelli alternativi che hanno diritto a stare sul mercato, ma è indubbio il valore aggiunto offerto dai tour operator in termini di competenza, affidabilità e profonda conoscenza delle destinazioni».Una frecciata alle low cost – «i rapporti con le compagnie dipendono dai vettori, alcuni ostacolano la possibilità di assemblare pacchetti» – e una precisazione sul caso Sharm: «Gli oltre 600 turisti rimasti appiedati siamo andati a prenderli noi di Alpitour con Neos».
Quindi un passaggio sul tema della competitività a livello internazionale: «C’è un gap tra il nostro mercato e quello di altri Paesi – Uk, Germania, Cina, Giappone e Nord America – sia in termini di passeggeri movimentati che di periodi di fruizione della vacanza o di capacità di spesa. Abbiamo punte ancora troppo alte dell’alta stagione, ecco perché ho invocato la necessità di una maggiore destagionalizzazione e di modelli di business più integrati».
Infine Ezhaya ha evidenziato come il turismo outgoing sia purtroppo «ancora percepito, con una visione arcaica, come un mero esportatore di risorse all’estero, mentre si tratta di aziende italiane, che creano occupazione, pagano le tasse in Italia, contribuiscono a sostenere gli aeroporti italiani, esportano il made in Italy nel mondo e creano Pil per il Paese. È un segmento che merita rispetto».
GATTINONI: LA RESILIENZA DEL TURISMO
Franco Gattinoni, presidente di Fto, ha fatto invece scattare un allarme: «Il comparto è vivace, anche se con le casse vuote dopo due anni di Covid e sacrifici fatti». Ma c’è grande soddisfazione sule fronte delle agenzie di viaggi: «Si pensava che dovessero sparire, invece il turismo ha dimostrato il contrario, nonostante la nascita di diverse piattaforme. Le adv tradizionali continuano a vendere crociere e viaggi organizzati dai tour operator e il turismo organizzato si è trasformato, non è affatto uscito di scena, anzi».
Magagne? Eccone una: «Come to non riusciamo a fare squadra, specie con le low cost che non vogliono collaborare con le adv, un fatto assurdo». Per guardare al futuro con maggiore serenità, ha concluso Gattinoni, «abbiamo bisogno di investimenti, soprattutto in campo tecnologico».
MASSA: IL BOOM DELLE CROCIERE
E il mondo delle crociere che momento attraversa? Eccellente, ha confermato il vice president Southern Europe della Cruise Division di Msc, Leonardo Massa: «L’industria crocieristica da 20 anni vive un boom costantemente in crescita, un’eccellenza mondiale con 850.000 addetti. Siamo un grande traino per l’incoming – nel 2024 12 milioni di clienti – e siamo particolarmente attrattivi. Msc in un anno offre 120 milioni di pasti».
Il domani si prospetta ancora più roseo: «Ci sono in pancia ordini per nuove navi fino al 2035, siamo cresciuti in doppia cifra e continueremo a farlo nei prossimi anni. Prima si parlava di crociere solo d’estate, adesso la destagionalizzazione è un fattore importante. Ci sono però elementi da non trascurare: servono politiche attrattive per il turismo, porti e politiche d’accoglienza».
FABRI: COSTITUIRE UN TAVOLO PERMANENTE
Di cosa c’è bisogno in concreto? Elisabetta Fabri, presidente Confindustria Alberghi, ha le idee chiare: «Un tavolo permanente con associazioni e istituzioni, perché il turismo è l’espressione massima del made in Italy, noi rappresentiamo tutto quello che l’Italia produce. Di turismo non si è mai parlato troppo in ambito politico e finalmente ora le cose sono cambiate. Vorrei che i turisti venissero non solo perché l’Italia è bella, ma anche perché siamo molto bravi, con sicurezza e regole precise per tutti. E qui vanno colmate le lacune. Quello che dobbiamo fare è accelerare le procedure e snellire la burocrazia, gli imprenditori sono costretti a fare corse a ostacoli e questo è un freno alla crescita e all’aumento delle competenze».
Bisogna muoversi ora che il momento è propizio, ha detto Fabri: «Il mercato tira e dobbiamo lavorare al turismo dei prossimi 10 anni. Vanno creati un valore sociale e una prospettiva professionale per invogliare i giovani. Servono spot, campagne pubblicitarie – Confindustria Alberghi ha progettato una serie tv – per mostrare come si lavora nel settore. Bisogna agire a breve termine investendo sul Fondo competenze che lo Stato ci mette a disposizione e fare formazione online. Dobbiamo sfruttare l’Ai se i giovani non vogliono più fare certi lavori».
«Non è il letto occupato che ci risolve il problema – ha chiuso Fabri – ma la lungimiranza per sostenere il prodotto anche con la sostenibilità, attirando ragazzi. Cosa proponiamo attualmente? Gli stipendi del comparto alberghiero sono troppo bassi, ho visto alloggi per il personale che mi hanno scioccato: è, dobbiamo dirlo, una situazione inaccettabile».
ROSCIOLI: UNA FORMAZIONE A METÀ
La formazione è importante, ma non tutto fila liscio, nota Giuseppe Roscioli, presidente di Federalberghi Roma: «Un’opera fatta a metà: a livello alberghiero la formazione si fa, ma il resto della ricettività, gestita con le keybox, fa come vuole».
«Per decenni – ricorda Roscioli – il turismo è andato avanti in modo casuale e la politica era assente. Oggi no, per fortuna, ma dobbiamo essere in grado, così come le istituzioni, di generare positività in questo mondo. C’è poi il problema che riguarda la gestione dei flussi: la regolamentazione tra domanda e offerta è fondamentale».
Per non parlare del problema delle “stelle“ degli hotel: «Il mondo ormai va in un’altra direzione, le stelle non hanno più tanto importanza, per questo bisogna adeguare lo standard dei servizi al panorama internazionale».
Il “palazzo” avrà preso nota. È il momento dei compiti a casa.
Le foto sono state inviate dall’ufficio stampa brandesavetheworld
Giornalista professionista, innamorato del suo lavoro, appassionato di Storia, Lettura, Cinema, Sport, Turismo e Viaggi. Inviato ai Giochi di Atene 2004
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