Site icon L'Agenzia di Viaggi Magazine

Voli in tilt nel Golfo. Easa: “Rischio abbattimento”

Traffico aereo nel caos nei cieli del Golfo Persico dopo l’escalation della crisi in Medio Oriente, aperta dai raid Usa-Israele contro Iran e la risposta di Teheran, che ha colpito anche Dubai, negli Emirati, una delle destinazioni turistiche più note al mondo. Esplosioni anche Doha, in Qatar, ad Abu Dhabi e in Bahrein, dove è stata presa di mira la base navale americana.

Intanto, l’Easa (l’Agenzia dell’Unione europea per la sicurezza aerea) avverte: “C’è il rischio di abbattimento per gli aerei che transitano sul Golfo”.

Scendiamo nei dettagli di quella che è stata già definita “la più grande interruzione mondiale del trasporto aereo, tra cieli chiusi e oltre 5.000 voli cancellati“: in poco più di due giorni cancellati i voli di oltre 1,2 milioni di persone, le maggiori compagnie hanno sospeso i collegamenti con la regione. L’autorità per l’aviazione civile degli Emirati Arabi Uniti ha dichiarato di aver assistito oltre 20.000 passeggeri coinvolti nei disagi.

LA MAPPA DEI CIELI OFF LIMITS

Off limits gli spazi aerei di Iran, Israele, Iraq, Qatar, Bahrain, Kuwait, Siria ed Emirati Arabi Uniti. Chiusura parziale in Arabia Saudita, mentre restano formalmente aperti i cieli in Giordania e Libano, ma con attività fortemente limitata.

Dal blocco mediorientale scaturisce un effetto domino sulle rotte intercontinentali: le mappe di tracciamento mostrano collegamenti tra Europa e Asia deviati lungo corridoi alternativi via Arabia Saudita o Caucaso. Gli scali del Golfo – snodo importante dei flussi tra Occidente e Oriente e per alcune delle località turistiche più note, come le Maldive – operano a regime ridotto o sono temporaneamente isolati, con ricadute immediate sul lungo raggio.

LO STOP DELLE COMPAGNIE

Passiamo ad un’altra mappa, quelle delle cancellazioni delle compagnie aeree. Partiamo da quelle della regione: Emirates – che ha sospeso tutte le operazioni da e per Dubai fino alle 15:00 ora locale di martedì e ha segnalato possibili disagi fino a giovedì – ed Etihad hanno annullato rispettivamente il 38% e il 30% dei voli, mentre Qatar Airways ha soppresso il 41% dei collegamenti totali da Doha.

Le interruzioni si sono estese in tutta l’Asia, con Cathay Pacific Airways Ltd., che ha cancellato alcuni servizi per il Medio Oriente fino al 5 marzo.

Anche i vettori europei hanno proceduto a riprogrammazioni e cancellazioni. Ita Airways ha sospeso i voli da e per Tel Aviv  fino al 7 marzo, incluso il volo AZ809 dell’8 marzo, ed eviterà gli spazi aerei di Israele, Libano, Giordania, Iraq e Iran. Stop di Lufthansa alle rotte con Tel Aviv, Beirut e Oman fino alla prossima settimana e cancellato i voli per Dubai. British Airways ha sospeso i servizi verso Tel Aviv e Bahrain fino a mercoledì 4 marzo.

Wizz Air ha sospeso tutti i voli da e per l’Arabia Saudita fino al 7 marzo compreso. Identico provvedimento da e per Israele, Dubai, Abu Dhabi e Amman. Turkish Airlines ha annullato i collegamenti verso Libano, Siria, Iraq, Iran e Giordania.

Virgin Atlantic ha interrotto i collegamenti con Riyadh e ha cancellato quelli per Dubai, segnalando possibili allungamenti dei tempi di volo verso India, Arabia Saudita e Maldive per effetto delle deviazioni obbligate. Klm ha sospeso i servizi per Dubai, Dammam e Riyadh e già in precedenza aveva interrotto la rotta Amsterdam–Tel Aviv.

In scia anche le compagnie extraeuropee: Air Canada ha annullato i voli per Dubai fino a martedì 3 marzo e per Israele fino a domenica prossima. Air India ha cancellato collegamenti da Delhi, Mumbai e Amritsar verso Londra, New York e Parigi. La sospensione dei voli di IndiGo prorogata fino a martedì 3 marzo.

Le compagnie aeree israeliane, tra cui El Al, Arkia e Israir, hanno prolungato l’interruzione dei voli da e per l’aeroporto di Tel Aviv fino a martedì 3 marzo, in attesa della riapertura dello spazio aereo che non è prevista prima di mercoledì 4. Arkia ha attivato voli speciali tra Atene e l’aeroporto internazionale di Taba, in Egitto, per permettere a migliaia di israeliani bloccati di rientrare in patria via frontiera terrestre.

I problemi in una crisi di questa gravità arrivano a cascata per le compagnie. Si impenna il prezzo del petrolio e, naturalmente, aumenta il costo del carburante, la spesa più pesante per i vettori. La chiusura dello spazio aereo, inoltre, significa che molti aerei dovranno percorrere rotte di volo più lunghe, aumentando ulteriormente i costi operativi.

I TIMORI DELL’EASA

Nonostante cieli chiusi e i collegamenti delle compagnie annullati, il rischio di abbattimento di aerei che transitano sul Golfo c’è, come avverte l’Easa. L’Agenzia europea per la sicurezza aerea sconsiglia alle aviolinee europee di “solcare i cieli a tutte le altitudini di Bahrein, Iran, Iraq, Israele, Giordania, Kuwait, Libano, Oman, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita.

Inoltre, secondo gli esperti consultati dal Corriere della Sera, “potrebbero passare diversi giorni per smaltire l’arretrato di voli quando le attività riprenderanno”.

GLI ITALIANI E LA TASK FORCE DELLA FARNESINA

Sono migliaia gli italiani – turisti, residenti e passeggeri provenienti dall’Estremo Oriente e dall’Oceania – sorpresi dagli attacchi congiunti Usa-Israele e dalla reazione iraniana mentre si trovavano nella Penisola Arabica: 20.000 solo a Dubai. Un gruppo di crocieristi è fermo a bordo di Msc Euribia nel porto dell’Emirato.

La Farnesina – che segue costantemente l’evolversi della crisi grazie al portale “Viaggiare Sicuri” –  ha creato la “Task Force Golfo” per consolidare il lavoro dell’Unità di Crisi e sostenere l’impegno delle ambasciate e dei consolati nella regione per far fronte alle migliaia di richieste di assistenza dei nostri connazionali presenti nei Paesi del Golfo. Il numero al quale rivolgersi è 0636225.

Exit mobile version