Wef, i cinque imperativi del travel a Davos

by Gabriele Simmini | 25 Gennaio 2023 10:45

Rappresentanza, sostenibilità, intelligenza artificiale ed esperienze: sono queste le parole chiave che fotografano l’industria del travel oggi. O almeno questo è quello di cui il turismo ha bisogno per essere ancora più protagonista del futuro, secondo quanto è emerso al World Economic Forum di Davos – che si è svolto dal 16 al 20 gennaio – uno dei più importanti appuntamenti globali per chi si occupa di economia, industria e politica.

Jeffrey Katz, founder e ceo di Journera – piattaforma tecnologica leader nella raccolta ed elaborazione di dati per la travel industry – ha raccontato per il giornale PhocusWire la sua esperienza al meeting di Davos dove ha partecipato al panel “Traveling Again Differently”. Dal suo racconto sono emerse idee per il presente e il futuro del settore: dalla necessità di “prendersi il palcoscenico” alle sfide della sostenibilità e dell’intelligenza artificiale.

1. IL TURISMO INVISIBILE
Il manager ha subito rilevato come l’industria turistica sia stata poco presente e poco rappresentata durante la quattro giorni svizzera. Un’osservazione che riflette anche le analisi che – nel nostro piccolo, in Italia – abbiamo evidenziato durante la pandemia: quando il turismo ha scoperto l’importanza della rappresentanza politica, del riconoscimento istituzionale e delle attività di lobby.

«Il travel ha bisogno di farsi vedere nei luoghi che contano e i leader del settore erano in gran parte assenti, con l’eccezione del ceo di Uber (e prima di Expedia) Dara Khosrowshahi. Allo stesso tempo la grande partecipazione di quest’anno è stato un chiaro segnale di quanto sia complesso, diversificato e intrecciato il mondo attuale. L’evento è stato un concentrato di rappresentanti e testimonianze da tutto il mondo (Europa, Asia, Nord America e Medio Oriente), industriali e leader finanziari, Ong e influencer. Il turismo però è un motore troppo importante per la connettività umana e il commercio per non essere presente a quei tavoli», sostiene Katz.

2. A COSA SERVE L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE?
L’idea che l’intelligenza artificiale (AI) cambierà il nostro modo di vivere, lavorare e quindi anche viaggiare è sostanzialmente corretta: ma nel caso del travel (e non solo) andrà chiarito in che termini tutto cambierà di nuovo.

«Abbiamo bisogno di un confronto significativo sull’intelligenza artificiale – ricorda il manager di Journera – L’AI è stato sicuramente un filo conduttore che ha attraversato tutti i temi sviluppati a Davos, ma è mancata la sostanza e un reale focus sull’argomento. Questo è un peccato perché il travel è uno di quei settori che ha bisogno di sapere se l’AI possa dare soluzioni pratiche per risolvere una serie di questioni importanti: dall’efficienza operativa alla carenza di personale, dal rapporto con il cliente alla sostenibilità».

3. CRISI E RECESSIONE NON FANNO PAURA
«Dobbiamo pianificare un futuro migliore rispetto ai peggiori scenari previsti – ricorda Katz – Nonostante la complessità delle sfide politiche globali, le difficoltà geopolitiche che minano la pace e la prosperità e i venti contrari che soffiano sulle maggiori economie, sono rimasto piacevolmente sorpreso dall’ottimismo manifestato da quasi tutti i settori presenti al Wef di Davos. I governatori delle banche centrali, per esempio, hanno parlato di una paura ridotta della recessione e di un’elevata resilienza. Questa è una notizia rassicurante per  la nostra industria tempestata a più riprese da varie crisi. Le difficoltà non spariranno, ma credo che possiamo concentrarci su alcune delle azioni decisive a lungo termine che renderanno i viaggi migliori, più redditizi e più sostenibili.

4. NON C’È SOSTENIBILITÀ SENZA ALLEANZE
La svolta green è la priorità più importante che il travel ha assunto da qualche anno a questa parte e che ora sta toccando il suo apice. Ma per vincere questa sfida c’è bisogno di interconnessione, alleanze pubblico-private e collaborazione competitiva tra imprese e settori.

“I progressi in materia di sostenibilità sono enormi, ma nessuna industria può portarli avanti da sola. L’impegno sulla sostenibilità è stato il grande tema dell’evento di Davos e gli sforzi governativi erano ampiamente visibili così come la portata degli investimenti: solo Europa e Stati Uniti hanno investito quasi un trilione di dollari finora – ricorda il manager – Nel panel a cui ho preso parte, l’amministratore delegato dell’aeroporto di Heathrow ha invitato l’industria del trasporto aereo – per esempio – a collaborare con i governi e l’industria agricola per sviluppare mercati per i biocarburanti contribuendo così, sia a raggiungere gli obiettivi sulle emissioni di carbonio, sia a scongiurare ulteriori restrizioni politiche ai viaggi in aereo, che potrebbero danneggiare l’intero settore. Ogni industria ha un suo piano, ma le soluzioni di interconnessione e collaborazione sono la quintessenza della rivoluzione green».

5. L’ESPERIENZA DI VIAGGIO È UN PATCHWORK
«Nelle mie conversazioni a Davos con gli altri leader – racconta il ceo di Journera – ho sempre prestato molta attenzione alle loro storie sul “Come sono arrivati al Forum”, dal momento che la partecipazione all’evento ha presentato una grande diversità di itinerari, modalità di trasporto e di alloggio per un pubblico globale che si è ritrovato in un piccolo villaggio di montagna».

Da questo focus gruppo molto personale, il manager ha evidenziato come l’esperienza di viaggio sia ancora un processo pieno di frizioni e di complicazioni: la strada per migliorare tutti questi processi, però, è sempre più quella di una vera collaborazione tra tutta la filiera.

«È vero che le imprese di viaggi hanno fatto enormi progressi negli ultimi tre anni sul tema della resilienza, della forza lavoro e dell’automazione e innovazione di gran parte delle loro attività. Ma per i viaggiatori,  partecipanti a Davos inclusi, il viaggio oggi è ancora una specie di patchwork modello Lego dove voli, alloggio, trasporto a terra, eventi, riunioni e esperienze sono ancora tanti piccoli mattoncini da comporre e incastrare. È incredibilmente tutto molto complicato, e oggi ogni viaggiatore è ancora personalmente investito dalla responsabilità di essere colui che deve risolvere eventuali problemi».

«Possiamo risolvere tutto ciò – conclude Katz – E dobbiamo risolverlo puntando su una vera collaborazione che vada oltre i fondamentali che esistono oggi in materia di sicurezza, conformità, alleanze e persino reti di fidelizzazione».

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