Mappamondo: 50 anni di viaggi, visioni e “resistenza” umana

Mappamondo: 50 anni di viaggi, visioni e “resistenza” umana
03 Marzo 14:24 2026

Esistono serate in cui il destino sembra voler mandare un segnale. Sabato scorso, a Roma, nella cornice leggendaria del Forum Theatre — lo studio fondato da Ennio Morricone dove sono nate le note de “Il Postino” e “La vita è bella” — si celebravano i 50 anni di Mappamondo. Mentre in sala scorrevano i ricordi, in cielo sei pianeti si allineavano a formare un arco di armonia. Un’illusione ottica, forse, ma un simbolo potente per Andrea Mele, presidente dei Viaggi del Mappamondo: «Un ritmo comune tra forze sovrumane in una serata speciale».

La scelta della location non è stata casuale. «Il cinema è come un viaggio: può stupire, commuovere o deludere, ma è capace sempre di sorprendere», ha spiegato Mele agli ospiti, tra le note di un quartetto d’archi dell’Orchestra Italiana del Cinema. Il viaggio di Mappamondo è un film d’autore iniziato nel 1976 come brand della Ital Atlantic Express, una delle grandi agenzie storiche della Capitale. Erano gli anni in cui i primi Jumbo 747 rendevano il lungo raggio un sogno possibile, trasformando il desiderio di esplorazione in quello che oggi chiamiamo tour operating.

Al centro di questa pellicola lunga mezzo secolo c’è un sodalizio umano prima che professionale. Marco Cifani, compagno di viaggio dal 1984, l’uomo che ha condiviso con Mele ogni sfida. Tutto ebbe inizio proprio in quel 1984, quando un giovane Andrea Mele fu mandato “allo sbaraglio” a fare il giro del mondo con cinquanta direttori di banca. Fu in quei giorni che ebbe l’intuizione: il futuro non risiedeva negli Stati Uniti di cui era product manager, un prodotto già allora troppo omologato e “uguale per tutti”, ma nel fascino complesso dell’Oriente.

Mappamondo 50 credit Ladv

Furono anni di passi coraggiosi verso Bangkok, Bali, Singapore e Hong Kong. Ma la storia di Mappamondo è fatta anche di resistenza nei momenti più bui: l’11 settembre, la Sars, l’attentato di Bali del 2002 e il trauma dello tsunami del 2004. «Molti ci davano per spacciati, ma non abbiamo mai mandato via nessuno. Nessuna delle nostre risorse è stata lasciata indietro», ricorda Mele con l’orgoglio di chi mette il capitale umano davanti a tutto.

La cronologia aziendale rivela un momento di svolta epico. Nel 1989 il ramo d’azienda dedicato al tour operating diventò una realtà autonoma, pur appartenendo ancora alla Ital Atlantic. Ma fu all’inizio degli anni 2000, nel pieno di una serie di catastrofi internazionali che misero in ginocchio il turismo, che Mele e Cifani compirono l’atto più audace. «Capimmo che l’azienda non ce l’avrebbe fatta», ammette il presidente di Viaggi del Mappamondo. Invece di arrendersi, i due amici divennero soci e chiesero entrambi un finanziamento importante, per acquistare l’intero pacchetto azionario. Decisero di investire tutto quello che avevano per salvare ciò che loro stessi avevano costruito, giorno dopo giorno, per vent’anni.

Oggi quella “scommessa” occupa quattro piani in viale Regina Margherita a Roma e continua a rigenerarsi, assorbendo marchi come Dimensione Triade e Igiesse, fino alla sfida del 2024 con Shiruq, perla milanese dei viaggi culturali e archeologici. Per Mappamondo diversificare non significa aggiungere una bandierina sulla mappa, ma “fare una destinazione in modo diverso”.

Il tutto in un momento di nuovo difficile per il turismo. Infatti, mentre il cielo di Roma offriva lo spettacolo dei pianeti allineati, la terra tremava per nuovi venti di conflitto. La chiusura degli spazi aerei in Iran e dintorni, avvenuta proprio durante la serata, ha proiettato un’ombra immediata nel turismo, riportando il settore in quella zona d’emergenza fatta di assistenza h24 e rientri complessi via terra.

In questo scenario sospeso, Andrea Mele ha dato prova della sua celebre visione “contromano”. Il suo non è stato un discorso è stato un manifesto politico: «Mentre il resto dell’umanità sembra voler far saltare in aria il mondo, noi che lavoriamo nel turismo contribuiamo alla pace. Costruiamo ponti culturali per unire i popoli e superare barriere ideologiche. Siamo contro la guerra, senza se e senza ma»”.

Il viaggio, per Mele, è prima di tutto un atto di libertà e un presidio contro l’oscurità dei tempi.

Il carattere di Andrea Mele — schietto, visionario, a tratti spigoloso ma sempre coerente — si è riflesso nella scelta di una cena rigorosamente vegetariana. Una decisione simbolica per chi preferisce la concretezza dei fatti alle etichette di moda. In un settore che oggi abusa di neologismi per compiacere il mercato, la chiusura è stata una stoccata magistrale: «Spero abbiate apprezzato che stasera non ho usato le parole più logore del turismo:«esperienze e sostenibilità».

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Letizia Strambi
Letizia Strambi

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