Alpitour, Burgio: «Dodici hotel in Africa»

Alpitour, Burgio: «Dodici hotel in Africa»
02 Luglio 06:42 2026

Affidarsi a investitori finanziari per sostenere la crescita o raggiungere la solidità in casa? Inseguire l’ambizione di diventare brand internazionali o concentrarsi sulle nicchie e sul proprio mercato?

È innegabile che l’ingresso di grandi brand internazionali sempre più interessati al mercato alberghiero italiano abbia sparigliato le carte, mettendo a confronto i nostri operatori con dimensioni fuori scala e spingendoli a cercare a vario titolo i capitali di investitori finanziari, come hanno raccontato Luca Boccato, amministratore delegato di Hnh Hospitality, Gabriele Burgio, presidente e ad Alpitour World, Graziano Debellini, presidente Th Resorts/Th Group, e Marcello Mangia, presidente e ad di Mangia’s, protagonisti di una tavola rotonda nel corso dell’Hospitality Forum 2026 di Scenari Immobiliari, di cui abbiamo anche riportato il report 2026.

I manager sul palco richiamano all’alleanza tra investitori e operatori per puntare al salto dimensionale e di qualità, ma non nascondono di dover fare i conti con le caratteristiche proprie del mercato italiano. Si cresce, ma i numeri (anche quelli diffusi dal report di Scenari Immobiliari) dicono che comunque la “massa critica” delle compagnie alberghiere nostrane rimane comunque lontana da quella dei grandi marchi e dei mercati europei e internazionali. E allora occorre trovare il proprio modello.

BURGIO: «ALZARE LA VOCE CON LE ISTITUZIONI»

Per Gabriele Burgio il punto chiave non è tanto stabilire l’obiettivo di fatturato cui arrivare, «ma trovare il modo di autofinanziare la crescita». E per il manager è anche poco utile fare confronti con mercati esteri, come la Spagna, che vanta certamente operatori di dimensioni importanti ma che ha anche avuto storicamente l’accelerata grazie al mercato caraibico. «A nostro avviso noi stiamo facendo bene nel nostro mercato, con le nostre dimensioni e capacità. Per esempio annunceremo dodici nuovi hotel in Africa dell’Est, un’area di sviluppo molto importante per i clienti del nostro tour operator».

E tornando all’Italia, Burgio lancia un monito: «Vogliamo ancora provare a sviluppare il nostro brand in casa. L’interesse per l’Italia c’è, se noi operatori non riusciremo a crescere sarà colpa del prodotto ma anche delle infrastrutture che non sempre sono all’altezza. Serve un prodotto bello e sano, tuttavia noi possiamo creare una destinazione ma questa poi deve essere raggiungibile. Dobbiamo alzare la voce con le istituzioni e obbligarle ad aiutarci».

DEBELLINI: «ALLEANZA TRA INVESTITORI E GESTORI»

Per Graziano Debellini il tema è costruire una grande alleanza tra investitori e gestori, «questo può portare alla crescita, ma chi occupa di gestione non deve essere trattato come una Cenerentola. È fondamentale capire questo, serve un lavoro appassionato all’interno delle strutture, rimanere fedeli al proprio Dna di accoglienza, puntando anche all’innovazione».

«Fino al 2017 eravamo un’azienda familiare, poi abbiamo deciso di aprire al capitale degli investitori per rafforzarci e dare un’accelerata», racconta Luca Boccato per la sua Hnh che lavora soprattutto in white label, oggi con nove hotel e altri quattro in apertura.

Ha scelto di creare propri brand ma anche di presentarsi come partner di fondi di investimento il gruppo Mangia’s, che ha affrontato l’evoluzione del modello di business nel 2019: «Ci sono tanti hotel da sviluppare in Italia, operiamo dallo scouting fino al management, grazie al nostro know how. L’approccio ai fondi di investimento ci ha permesso di compiere un passo che altrimenti non sarebbe stato possibile – racconta Marcello Mangia – con la possibilità di scalare, spostandoci verso i 5 stelle e crescendo di oltre il 40% l’anno scorso. Vogliamo diventare una grande compagnia alberghiera italiana e per rendere sostenibile la crescita occorre abbracciare tante linee di sviluppo».

Lo sviluppo del prodotto è la chiave di volta del futuro, spiega Graziano Debellini, «ma per farlo occorre lavorare sulla qualità del personale e dei manager, che devono avere stabilità, e per noi l’accoppiata montagna e mare è stata fondamentale. Ma serve anche investire sulla formazione di alto livello in Italia come abbiamo fatto noi aprendo la scuola a Venezia».

MANGIA E L’OBIETTIVO QUOTAZIONE IN BORSA

Qual è la dimensione ottimale che bisogna raggiungere oggi? Non sarà facile arrivare alle dimensioni e ai numeri che si vedono all’estero
Se per Marcello Mangia un punto importante potrebbe essere «raggiungere un fatturato di un miliardo di euro e la quotazione in Borsa», per Luca Boccato «o si lavora su un mercato estremamente di nicchia o la battaglia dei brand è persa, non possiamo competere con le dimensioni dei big internazionali».

L'Autore

Mariangela Traficante
Mariangela Traficante

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