Una stagione estiva buona per le località di mare italiane, ma i turisti avranno meno soldi in tasca. Trainata dagli eventi e da un meteo favorevole che hanno generato un grande afflusso di turisti e daily user, l’Osservatorio di Jfc sulle destinazioni balneari rileva che questa estate sarà caratterizzata da una capacità di spesa non esaltante: da Viareggio a Scalea, da Rimini a Spotorno, da Cefalù a Villasimius, il refrain di operatori e albergatori è che gli ospiti hanno il portafoglio vuoto.
In termini numerici lastime per la stagione di picco nelle località balneari italiane è di 407 milioni di presenze, con una vistosa crescita degli italiani (+5,6% con 299 milioni di presenze) e un più contenuto incremento degli stranieri (+3% e 108 milioni di pernottamenti), con un valore economico che toccherà i 33 miliardi di euro, con un aumento che non supera il 3% rispetto all’estate 2025.
Nella top ten delle mete balneari preferite primeggiano Rimini, Jesolo, Riccione e Cervia. A seguire figurano Viareggio, Porto Cesareo, Tropea, Alassio, Porto Rotondo e Taormina. Tra i mercati esteri più solidi c’è la riconferma di Germania, Francia e Svizzera. Ma ciò che spicca è un forte ridimensionamento dei budget a disposizione.
«Infatti – come sottolinea Massimo Feruzzi, amministratore Unico di Jfc – il vero rischio dell’estate 2026 non sarà tanto il timore del sovraffollamento e la concentrazione delle presenze in determinati periodi stagionali, ma la loro non corrispondenza con un parallelo – o sostanziale – incremento dei volumi d’affari. In estrema sintesi, quest’estate più presenze (come sarà) non significherà più fatturato».
Feruzzi è più esplicito: «Italiani e stranieri a inizio estate si lanciano verso il consumo di brevi soggiorni e week end senza tenere troppo in considerazione il fattore prezzo ma, nel momento in cui si sceglie la vacanza principale, ecco allora che l’euforia perde spinta, rallenta la fase di eccitazione e si ragiona con più attenzione sulla questione economica. Una vacanza più lunga richiede maggiore programmazione, anche dal punto di vista economico. È il concetto della rarefazione del valore: destinazioni affollate, piene di gente il cui apporto economico si assottiglia però progressivamente, non sparisce ma diventa meno denso e meno nutriente per le imprese del settore (siano essi albergatori, ristoratori, imprenditori balneari o del divertimento) e, a ricaduta, per la destinazione nel suo complesso».
Significativa, a tal proposito, la rilevazione che oltre il 10% degli italiani, che potenzialmente potrebbero concedersi una vacanza, certamente non la farà al mare durante il canonico periodo estivo e addirittura un altro 12% di italiani è indeciso se trascorrerla in spiaggia o altrove.
Le chiavi di lettura evidenziate poi dall’Osservatorio Jfc rilevano che la famiglia ha subito una mutazione e risponde a modelli sempre più diversificati; ogni configurazione di nucleo familiare ha propri bisogni, budget ed aspettative fortemente personalizzate. Inoltre la sostenibilità è diventata un driver per fare le proprie scelte, anche in vacanza; pertanto vincono i luoghi vivibili, curati e dove l’effetto della bellezza è percepibile.
E ancora, il viaggiatore è ormai iper-informato e ben oltre le esperienze stantie, si spinge alla ricerca di nuove visioni per la propria vita, anche in vacanza. Infine vanno sottolineate le nuove geografie del desiderio, che corrono velocemente sui social e informano, suggeriscono, stimolano. Un esempio su tutti: vale più, in termini promozionali e di reputation, il matrimonio di Dua Lipa a Palermo che non l’intera campagna promozionale di uno Stato.
Giornalista, esperto di travel industry, docente di Comunicazione turistica. Appassionato di musica e viaggi on the road.
Guarda altri articoli

