La Sardegna destagionalizza ma incassa meno

La Sardegna destagionalizza ma incassa meno
31 Agosto 12:32 2026

C’è chi pensa (sconfortato mentre legge i prezzi) al pieno di benzina e chi si frega le mani pensando al pieno di settembre e ottobre. Questo “qualcuno” galleggia nel Mediterraneo ammantato da un’antica magia con il piglio di una Regina e sfoggia il mare e alcune delle spiagge più belle del mondo.

La Sardegna non ha bisogno di quiz e presentazioni, ma ha già incassato un roboante +16,2% per le prenotazioni nei mesi di spalla rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, come riferisce “La Nuova Sardegna“. E la stagione si allunga sempre di più.

Poi magari c’è anche l’altra faccia della medaglia, con una spesa turistica “non all’altezza“, ma ci arriveremo fra poco.

Un’isola che vola

Parla l’Istat: la Sardegna è prima in Italia per crescita percentuale dei flussi turistici, con oltre 21,9 milioni di presenze registrate e un incremento costante degli arrivi stranieri (+50% in due anni).

I primi 28 giorni di agosto, come sempre il mese clou, hanno sfiorato 1,3 milioni di arrivi tra porti e aeroporti, in linea con i livelli record del 2025. Il picco, neanche a dirlo, a Ferragosto, con circa 100mila passeggeri transitati nei porti in appena due giorni.

La Regione gongola e conferma: «È un anno unico – ha spiegato a La Nuova Sardegna Franco Cuccureddu, assessore regionale al Turismo  – perché si sono sommati una serie di fattori positivi e negativi che si sono bilanciati. La Sardegna è diventata sempre più famosa e di moda e gode di una crescente esposizione internazionale con una serie di elementi che hanno contribuito a rafforzare il nostro appeal».

Inoltre, da tempo è partito “l’assalto” ai mercati extraeuropei. «Non possiamo vendere l’isola come un prodotto mono, legato esclusivamente alla spiaggia, anche perché – prosegue Cuccureddu – nei mesi di altissima stagione siamo sempre più vicini al sold out».

L’impennata della city tax

Salgono i numeri dei turisti e sale la city tax. Sì perché nel 2026 la Sardegna ha registrato la crescita più significativa del Paese: nei primi sei mesi i Comuni dell’isola hanno incassato, globalmente, 7,554 milioni di euro, con un sonoro +77,2% rispetto ai 4,264 milioni dello stesso periodo del 2025.

Lo rileva l’Osservatorio nazionale sulla tassa di soggiorno di Jfc, nell’analisi pubblicata dal Sole 24 Ore, che nota: la Sardegna si innalza all’11esimo posto nella classifica nazionale degli incassi e, soprattutto, in vetta tra le regioni per incremento percentuale.

È la conferma che l’isola ha cambiato passo rispetto alla media nazionale: nel giro di due anni il gettito semestrale è più che raddoppiato, trend legato sia, ovviamente, all’aumento dei flussi turistici che all’ampliamento dell’applicazione dell’imposta e all’adeguamento delle tariffe.

Due anni fa Olbia comandava la graduatoria davanti ad Alghero, Arzachena e Palau, che aveva con un incremento addirittura del 90%. Il boom del 2026, invece, conferma un trend strutturale: l’aumento delle presenze, l’estensione dell’imposta a un numero crescente di località e l’adeguamento delle tariffe stanno trasformando la tassa di soggiorno in una voce sempre più importante dei bilanci comunali.

La contrazione dei consumi

Ma non c’è rosa senza spine. La grande crescita dei flussi turistici, infatti, non va di pari passo con i consumi nei pubblici esercizi, come rileva l’Unione sarda.

Confesercenti e Confcommercio segnalano una contrazione della spesa turistica tra il 20% e il 25% in bar, ristoranti, pizzerie e servizi turistici, evidenziando vacanzieri “più attenti ai prezzi“. E gli operatori rilevano: “Serve interrogarsi sul valore economico lasciato sul territorio”.

Nella ristorazione, in particolare, diminuiscono i pasti consumati e lo scontrino medio risulta più basso rispetto a 2025. In aumento, invece, la spesa nei supermercati.

«Secondo le informazioni raccolte tra gli operatori – sottolinea all’Unione Sarda Gian Battista Piana, direttore regionale di Confesercenti – la contrazione dei consumi nella ristorazione e nei servizi maggiormente legati al turismo sarebbe nell’ordine del 20-25%, con punte fino al 40% in alcune aree. Per attività come il noleggio di gommoni vengono segnalati cali che arrivano anche al 50%, in particolare in alcune zone della costa orientale del Nuorese. Dati che pongono una questione precisa: le presenze possono crescere mentre il valore economico prodotto dal turismo cala».

L'Autore

Fabrizio Condò
Fabrizio Condò

Giornalista professionista, innamorato del suo lavoro, appassionato di Storia, Lettura, Cinema, Sport, Turismo e Viaggi. Inviato ai Giochi di Atene 2004

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