La partita sulle concessioni balneari non finisce qui. È Gianmarco Mazzi a scrivere un nuovo capitolo della storia infinita: il colpo di scena è frutto delle dichiarazioni a sorpresa del ministro del Turismo, che intervenendo a un convegno sulla “Risorsa Mare”, sabato scorso a La Spezia, ha ventilato l’ipotesi di una misura nazionale che il governo potrebbe adottare per limitare l’uso dei bandi di gara per tutte le concessioni balneari.
Il titolare del Mitur, pur non avendo competenza diretta, ha parlato a nome dell’esecutivo, partendo dalla considerazione che di fronte a 8mila chilometri di costa, non tutta balneabile, le concessioni non vanno mandate all’asta se prima non si è svolta un’attendibile valutazione della effettiva saturazione di quelle esistenti.
Dichiarazioni che, per alcuni osservatori, hanno tutta l’aria di una mossa elettorale per tenere tranquillo un bacino di oltre 30mila imprese familiari. Al di là delle congetture, rimane il fatto che Mazzi si è esposto in prima persona osservando: «Sulla Bolkestein la partita è ancora in corso, perché la pronuncia della Corte di Giustizia europea ha aperto uno spiraglio: le concessioni balneari vengono considerate dall’Ue come una risorsa scarsa che non può essere affidata stabilmente a un concessionario. Per la prima volta la Corte si è pronunciata su un ricorso a Rimini, spiegando che l’aspetto va ripensato. Il governo sta quindi valutando come inserirsi per riaprire l’ultima fase della partita della Bolkestein. Stiamo lavorando ed è una materia seguita direttamente dal Presidente del consiglio e dal ministro Salvini, che si sta ancora battendo sul campo».
Ora è bene ricordare che, oltre a un monitoraggio già effettuato un anno fa sulla saturazione delle coste italiane, in realtà nella pronuncia della Corte di Giustizia si ribadisce e si rafforza una giurisprudenza ben chiara che stabilisce: “Le concessioni balnearie italiane sono soggette all’art. 12 della direttiva servizi; proroghe e rinnovi automatici per legge sono vietati; serve una procedura di gara imparziale e trasparente; la valutazione della scarsità della risorsa spetta all’autorità nazionale ma deve consentire un esame anche a livello comunale, e comunque sotto il controllo del giudice. La distinzione tra ‘rinnovo‘ e ‘proroga‘ su cui il Giudice di pace di Rimini nei mesi scorsi aveva tentato di fondare la differenza rispetto ai precedenti, viene espressamente respinta: i due istituti sono soggetti allo stesso regime”.
Alla luce di questi sviluppi sono state riavviate alcune istanze avanzate dalle sigle di rappresentanza. La Cna Isola d’Elba ha inviato una dettagliata nota formale ai sindaci dei Comuni insulari per chiedere uno stop alle decisioni affrettate, sollecitando un’attenta verifica del quadro giuridico nazionale ed europeo prima di procedere con l’assegnazione o la messa a gara delle spiagge.
Rimane comunque la considerazione che in base a quanto disposto dalla Corte di Giustizia Ue appare davvero difficile che si possa riaprire l’intera vicenda senza rischiare di avviare un nuovo pesante contenzioso con Bruxelles.
Giornalista, esperto di travel industry, docente di Comunicazione turistica. Appassionato di musica e viaggi on the road.
Guarda altri articoli

