Alaska Air in rosso: 147 milioni di perdite

Alaska Air in rosso: 147 milioni di perdite
21 Ottobre 14:55 2026

Ricavi in crescita del 14% e domanda di viaggi ancora sostenuta, ma il caro carburante spinge Alaska Air Group in perdita e costringe il gruppo a rivedere al ribasso le previsioni per il 2026. La holding, che comprende Alaska Airlines e Hawaiian Airlines, ha chiuso il terzo trimestre con un fatturato di 4,3 miliardi di dollari, ma ha registrato una perdita netta di 147 milioni, contro l’utile di 73 milioni dello stesso periodo del 2025.

A pesare è stato soprattutto il costo del jet fuel, salito a 3,94 dollari al gallone, oltre le previsioni della compagnia. E le prospettive per gli ultimi mesi dell’anno sono ancora più difficili: Alaska stima una perdita rettificata per azione tra 2 e 2,50 dollari nel quarto trimestre, quasi il doppio rispetto alle attese degli analisti, mentre per l’intero 2026 prevede una perdita tra 5 e 5,50 dollari per azione. Il maggior costo del carburante, rispetto ai piani iniziali, raggiungerà il miliardo e 800 milioni di dollari, nell’anno.

Si punta sul premium

Sul fronte commerciale, tuttavia, i segnali restano positivi. Nel trimestre, la capacità è aumentata del 2,4%, mentre i ricavi unitari sono cresciuti dell’11,7%. A settembre, il rendimento medio dei biglietti ha registrato un incremento di circa il 17% su base annua, confermando la tenuta della domanda e delle tariffe.

A trainare la crescita sono stati soprattutto i segmenti premium e business. I ricavi premium sono aumentati del 25%, arrivando a rappresentare oltre il 36% del fatturato complessivo, mentre quelli legati ai contratti corporate hanno segnato un +30%. In crescita del 21% anche i proventi in contanti del programma fedeltà, saliti a 721 milioni di dollari.

I ricavi generati al di fuori della cabina economica tradizionale rappresentano ormai il 54% del totale, un risultato che riflette la strategia del gruppo di puntare sui segmenti a maggiore valore aggiunto.

«Stiamo costruendo un’attività più forte e diversificata, sviluppando i segmenti premium, internazionale, cargo e il programma Atmos Rewards, e investendo nell’esperienza dei passeggeri», ha dichiarato il ceo, Ben Minicucci, riconoscendo tuttavia l’insoddisfazione del management per i risultati finanziari del trimestre e per l’impatto del carburante.

Più voli internazionali: Seattle guarda a Europa, Asia e Pacifico

La crescita del network internazionale resta uno dei pilastri della strategia di Alaska Air Group, che punta a trasformare Seattle in un grande hub globale, con almeno 15 destinazioni intercontinentali entro il 2030.

Per il 2027, sono stati annunciati nuovi collegamenti diretti da Seattle verso Parigi, Atene, Osaka e Papeete, che porteranno a nove le rotte intercontinentali previste nell’ambito del piano di espansione. I voli per Osaka debutteranno il 14 maggio 2027, con quattro frequenze settimanali, mentre il collegamento con Papeete, nella Polinesia francese, partirà l’11 giugno, con tre frequenze a settimana. Entrambe le rotte saranno operate da Hawaiian Airlines con Airbus A330.

L’espansione segue l’avvio nel 2026 dei collegamenti transatlantici da Seattle verso Roma, Londra e Reykjavik, che hanno segnato l’ingresso di Alaska nel mercato europeo dei voli a lungo raggio.

Il gruppo ha inoltre annunciato l’intenzione di entrare nelle joint venture transatlantiche e transpacifiche dei partner globali dell’alleanza oneworld, con l’obiettivo di ampliare le opportunità di collegamento e rafforzare la propria presenza nei mercati internazionali.

Nuove cabine premium e investimenti nella fidelizzazione

Alaska e Hawaiian puntano anche sul rinnovamento del prodotto di bordo. Il gruppo ha presentato Aurora e Leihōkū, due nuove esperienze premium che prevedono suite con poltrone completamente reclinabili, check-in dedicato, servizi di concierge e un’offerta gastronomica potenziata.

Dal 2028, debutterà inoltre Premium Reserve, una nuova classe premium economy destinata ai voli a lungo raggio e ad alcuni collegamenti transcontinentali.

Domanda solida anche nel quarto trimestre

Nonostante le difficoltà finanziarie, Alaska Air Group conferma la tenuta della domanda di viaggi per la parte finale dell’anno. Nel quarto trimestre, la capacità dovrebbe aumentare tra l’1% e l’1,5%, con la crescita concentrata soprattutto sui collegamenti internazionali, mentre i ricavi unitari sono attesi in aumento a doppia cifra.

A frenare la redditività sarà ancora il carburante, il cui costo medio è stimato tra 4,65 e 4,85 dollari al gallone, con un aggravio di circa 650 milioni di dollari rispetto ai piani iniziali del trimestre.

Una situazione che evidenzia come, nonostante la domanda sostenuta e la crescita delle tariffe, l’impennata dei costi energetici stia mettendo sotto pressione i conti delle compagnie aeree statunitensi, comprese quelle maggiormente impegnate nell’espansione internazionale e nel segmento premium.

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Patrizio Cairoli
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