Più lungo raggio, più posti premium e un ruolo sempre più centrale per Seattle come porta d’ingresso per Europa e Asia. Alaska Air Group ha scelto l’Investor Day di Seattle per svelare la nuova fase del piano Alaska Accelerate, che punta a trasformare il gruppo nato dall’integrazione con Hawaiian Airlines in un player sempre più globale.
Un percorso che interessa direttamente anche il mercato italiano: Roma è già entrata nel network intercontinentale di Alaska Airlines, insieme a Londra, Reykjavík, Tokyo e Seul, e per la primavera 2027 sono state annunciate Parigi e Atene. Il precedente obiettivo di 12 destinazioni intercontinentali da Seattle, entro il 2030, è stato inoltre portato ad almeno 15. Entro la fine del decennio, poi, il lungo raggio dovrebbe rappresentare circa il 15% della capacità del gruppo, contro l’8% attuale.
La corsa al premium
Al centro della strategia c’è soprattutto il segmento premium, così come per molte altre compagnie aeree (qui, avevamo parlato della virata premium delle compagnie statunitensi, ndr). Alaska prevede che entro il 2030 i ricavi premium superino il 40% del totale, rispetto al 35% attuale. Per raggiungere l’obiettivo, il gruppo ha presentato due nuovi concept: Aurora per Alaska Airlines e Leihōkū – “ghirlanda di stelle” in lingua hawaiana – per Hawaiian Airlines.
Sempre nel 2028, debutterà Premium Reserve, la nuova premium economy che completerà una configurazione a quattro cabine – Aurora Suites o Leihōkū Suites, Premium Reserve, Premium Class e Main Cabin – e sarà disponibile sui 787-9 e 787-10, sugli A330 Hawaiian e su alcuni 737-10 Max. I posti, acquistabili già dalla prossima estate, avranno 38 pollici di pitch, maggiore reclinazione, poggiagambe e un servizio di bordo dedicato.
Importante anche il restyling di Hawaiian: i 24 Airbus A330 riceveranno nuovi interni a partire dal 2028, comprese 22 Leihōkū Suites con accesso diretto al corridoio, sedili completamente reclinabili e porte per la privacy. Dopo il retrofit, circa il 45% dei posti sarà premium, contro il 30% attuale.
Il nuovo posizionamento passa anche dall’esperienza a terra. A Seattle, hub del vettore e fulcro della crescita internazionale, Alaska aprirà, alla fine del 2027, un nuovo complesso di lounge da quasi 3.800 metri quadrati e 700 posti, articolato tra Alaska Lounge e Aurora Lounge. Quest’ultima, riservata ai passeggeri Aurora Suites sui voli intercontinentali, offrirà 200 posti, docce, aree wellness, ristorazione à la carte e servizio al tavolo.
C’è un dettaglio che riguarda direttamente la rotta italiana. Alaska ha affidato a Renee Erickson, conosciuta chef e ristoratrice di Seattle, la creazione dei menu per i collegamenti europei, compreso il Seattle-Roma.
Il ruolo di Boeing
La crescita dovrà però fare i conti anche con l’incognita Boeing. La certificazione del 737 Max 10 ha subito nuovi ritardi dopo l’emergere di un problema al software. Il ceo di Alaska Air Group, Ben Minicucci, si è detto «non eccessivamente preoccupato» e ha comunque ribadito, in un’intervista alla Cnbc, che il vettore continuerà a collaborare con Boeing e con le autorità per arrivare al più presto alla certificazione del velivolo.
Sul fronte finanziario, Alaska ha affermato di aver già realizzato circa due terzi dell’obiettivo di un miliardo di dollari di profitti incrementali previsto dal piano, che comprende 500 milioni di sinergie derivanti dall’integrazione con Hawaiian, confermando il target complessivo per il 2027. Il gruppo punta inoltre a portare al 60%, entro il 2030, la quota dei ricavi provenienti da attività diverse dalla main cabin, facendo leva su premium, internazionale, loyalty e cargo.
Una strategia che passa quindi non soltanto dall’integrazione tra Alaska e Hawaiian, ma da un maggiore peso di lungo raggio, premium e connettività internazionale, con Seattle destinata a diventare il fulcro della crescita globale del gruppo.


