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Addio a Carlo Petrini, il papà di Slow Food che il turismo ringrazia

Carlo Petrini uff st slow food

Chi semina utopia, raccoglie realtà” era il suo motto che ora riecheggia ognidove. Si è spento a 76 anni nella tarda serata di ieri, giovedì 21 maggio, presso la sua abitazione di Bra (in provincia di Cuneo), il fondatore di Slow Food Carlo Petrini.

“Sapeva sognare e divertirsi, costruire e ispirare, verso un concreto riscatto sociale, lavorando con le persone, i giovani in particolare, auspicando fraternità, intelligenza affettiva e austera anarchia. La sua energia, la sua straordinaria empatia, la sua voglia di fare, il suo esempio di vita saranno la forza che guiderà tutti noi”, scrive il team dell’associazione Slow Food, annunciando la sua scomparsa.

Petrini aveva creato anche la rete internazionale di Terra Madre e l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, oltre a essere stato ideatore del Salone del Gusto di Torino e cofondatore delle Comunità Laudato si’, ispirate all’enciclica di Papa Francesco.

Sociologo, gastronomo, giornalista, scrittore e attivista, Petrini – per tutti “Carlin” – è stato l’uomo capace di trasformare la cultura del cibo in un potente motore di sviluppo economico, d’identità e di attrazione turistica per i territori italiani e internazionali.

IL MOVIMENTO GLOBALE

La storia di Slow Food affonda le radici nel 1986, quando Petrini guidò una storica protesta contro l’apertura di un fast food a Piazza di Spagna, a Roma. Non si trattava di una semplice battaglia alimentare, ma della difesa della biodiversità e delle tradizioni locali contro l’omologazione dei consumi. Quell’intuizione portò prima alla nascita di Arcigola e poi, il 9 dicembre 1989 a Parigi, alla fondazione ufficiale di Slow Food, movimento internazionale che Petrini ha guidato come presidente fino al 2022. Sotto la sua direzione, l’associazione è diventata una realtà globale presente in oltre 160 Paesi.

L’eredità di Petrini tocca da vicino la filiera del turismo contemporaneo. Attraverso l’invenzione dei Presìdi Slow Food, ha sottratto all’estinzione centinaia di prodotti artigianali, creando micro-economie che hanno salvato dall’abbandono borghi e aree rurali, trasformandoli in mete d’eccellenza per i viaggiatori di tutto il mondo.

Nel 2004 ha dato vita a Terra Madre, la rete mondiale delle comunità del cibo, e ha fondato l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, il primo ateneo al mondo a dare dignità accademica a questo settore, formando le nuove generazioni di manager dell’ospitalità e della sostenibilità.

UN UOMO CONTROVENTO

«Carlo è stato un visionario e un costruttore: di relazioni, di progetti, di riflessioni. Ma per noi è stato prima di tutto un grande amico. Due cose di lui mi hanno sempre colpito. La capacità di andare controvento: ad esempio elaborando una filosofia della lentezza e della prossimità delle scelte, proprio mentre esplodevano i consumi globalizzati, dentro la società della fretta. E poi la sua fiducia nelle buone idee», ha dichiarato Luigi Ciotti, presidente di Libera e del Gruppo Abele.

Cordoglio anche del ministro del Turismo Gianmarco Mazzi: «La sua visione ha rivoluzionato il nostro approccio al cibo, promuovendo un sistema alimentare sostenibile e giusto. La sua eredità vivrà attraverso il movimento che ha ispirato milioni di persone nel mondo e anche la nostra azione per il riconoscimento della Cucina italiana a Patrimonio dell’Umanità. Addio, Carlo. Grazie per il tuo straordinario contributo», ha dichiarato.

Foto dell’ufficio stampa Slow Food.
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