Air France-Klm ha chiuso il secondo trimestre del 2026 con risultati superiori alle previsioni degli analisti, sostenuti dalla crescita dei ricavi, dall’aumento dei prezzi medi e dalla tenuta della domanda per le cabine premium e le rotte intercontinentali. L’incremento dei costi, a partire da quello del carburante, ha tuttavia determinato una significativa contrazione degli utili rispetto allo scorso anno.
LA TRIMESTRALE
Tra aprile e giugno, i ricavi del gruppo franco-olandese sono saliti del 9,9%, raggiungendo i 9,28 miliardi di euro. I passeggeri trasportati sono aumentati del 3,9%, a 28,3 milioni, con la capacità cresciuta del 2,6%. Il load factor si è mantenuto sostanzialmente stabile all’87,7%, in diminuzione di appena 0,1 punti percentuali.
Il risultato operativo adjusted si è attestato a 484 milioni di euro, nettamente al di sopra dei 327 milioni indicati dalla media delle stime degli analisti, ma in calo rispetto ai 736 milioni registrati nello stesso periodo del 2025. L’utile netto è sceso da 649 a 190 milioni di euro.
A sostenere la performance commerciale sono stati soprattutto i viaggi premium e il lungo raggio. Il ceo, Benjamin Smith, ha segnalato una domanda stabile e remunerativa in particolare sui mercati asiatici e nordamericani, che ha consentito al gruppo di compensare almeno in parte l’impatto dell’aumento dei costi e dell’incertezza geopolitica.
CAPACITÀ RIDOTTA
In un quadro operativo ancora volatile, Air France-Klm ha nuovamente rivisto al ribasso i programmi di crescita. Per l’intero 2026, il gruppo prevede ora un aumento della capacità compreso tra il 2% e il 3%, mentre sui collegamenti di corto e medio raggio è attesa una riduzione dell’1%.
La scelta di contenere l’offerta punta a proteggere rendimenti e marginalità, in una fase caratterizzata dall’aumento del prezzo del jet fuel, dalle conseguenze del conflitto in Iran e da una pressione competitiva elevata. Secondo gli analisti di J.P. Morgan, la gestione più prudente della capacità potrebbe essere accolta favorevolmente dal mercato.
Il gruppo ha comunque ridotto del 4%, rispetto alle stime di aprile, la previsione sulla spesa per carburante nel 2026, portandola a 8,9 miliardi di dollari. Il miglioramento è legato all’ingresso di aeromobili più efficienti e alle politiche di copertura sul prezzo del carburante, anche se il conto complessivo resterebbe superiore di circa 2 miliardi di dollari rispetto al 2025.
KLM, MIGLIORAMENTI INSUFFICIENTI
Particolarmente prudente la valutazione di Klm. L’amministratrice delegata, Marjan Rintel, ha riconosciuto i progressi conseguiti nel primo semestre, sottolineando tuttavia che un periodo positivo non è sufficiente a rendere la compagnia strutturalmente più solida.
Sul vettore olandese continuano infatti a pesare l’aumento dei costi, la concorrenza internazionale e le difficoltà operative nell’hub di Amsterdam Schiphol. Il recupero della redditività resta quindi legato sia agli interventi interni di efficientamento sia alla capacità dell’aeroporto di garantire maggiore stabilità operativa.
LA PARTITA PER TAP
Parallelamente ai programmi di contenimento dei costi, Air France-Klm continua a guardare al consolidamento del trasporto aereo europeo. Il gruppo ha presentato un’offerta vincolante per acquisire una partecipazione compresa tra il 44,9% e il 49,9% di Tap Air Portugal. In gara resta anche Lufthansa, mentre Iag si è ritirata.
Tap rappresenterebbe un tassello strategico nella struttura multi-hub del gruppo. Lisbona offrirebbe ad Air France-Klm una piattaforma nel Sud Europa, con una posizione particolarmente favorevole per sviluppare i collegamenti verso il Brasile, gli altri mercati dell’America Latina, l’Africa lusofona e gli Stati Uniti.
La posizione finanziaria del gruppo, che alla fine di giugno disponeva di 6,8 miliardi di euro di liquidità e di ulteriori 3,5 miliardi di linee di credito non utilizzate, lascia spazio all’operazione. L’eventuale ingresso in Tap dovrà tuttavia conciliarsi con la necessità di proteggere la redditività, in uno scenario nel quale domanda premium e ricavi continuano a crescere, ma carburante, geopolitica e costi operativi impongono una gestione sempre più selettiva della capacità.


