Sarà un referendum nel mese in corso a decidere sulla vertenza sindacale di Airbus in Spagna. Verrà sottoposto a una consultazione vincolante l’accordo raggiunto con i quattro sindacati principali, per provare a chiudere lo sciopero a tempo indeterminato, iniziato il primo luglio, negli stabilimenti del Gruppo, dopo mesi di negoziati infruttuosi.
Circa 15mila i dipendenti in Spagna, distribuiti tra Getafe, Illescas, Albacete, Cadice e i centri di Siviglia.
L’intesa è stata raggiunta venerdì scorso dopo una riunione d’urgenza al ministero dell’Industria e del turismo, con la mediazione del ministro Jordi Hereu, alla presenza di Atp, Ccoo, Sipa e Ugt, che rappresentano complessivamente l’88% del comitato aziendale. Cgt e Útil non hanno partecipato al vertice: “Noi e Util esclusi deliberatamente“, denuncia Cgt.
Il ministro Hereu ha definito l’accordo «eccellente, avvantaggia sia i lavoratori che la sostenibilità del gruppo». Più cauta Airbus, che ha parlato di “soluzione equilibrata“, con miglioramenti e precisazioni rispetto alle proposte precedenti.
Al centro della vertenza soprattutto le richieste economiche dei dipendenti e la regolamentazione del telelavoro: viene contestata una perdita di potere d’acquisto superiore all’11%, accumulata dalla pandemia, e si sollecitano garanzie sul mantenimento dell’attività da remoto fino al 40% della giornata lavorativa.
La proposta avanzata da Airbus prevedeva, tra l’altro, un collegamento degli aumenti salariali all’inflazione reale e un recupero del 7,6% del potere d’acquisto.
La situazione comunque resta in bilico. Il governo regionale andaluso teme pesanti ricadute sull’occupazione e sull’industria aerospaziale. Secondo Rocío Blanco, responsabile del Lavoro, delle imprese e del lavoro autonomo, il settore sostiene fino a 4.000 posti di lavoro diretti a Siviglia e Cadice, oltre ad altri 15.000 indiretti.


