Site icon L'Agenzia di Viaggi Magazine

Alitalia, Ue: «Leciti gli aiuti Covid». Bocciati i ricorsi Ryanair

alitalia

Leciti gli aiuti di Stato per il Covid: da Bruxelles è tutto, Alitalia 1 Ryanair 0. L’ex compagnia di bandiera porta a casa un successo di peso, grazie alla sentenza del Tribunale Ue, che ha bocciato i due ricorsi del vettore irlandese avversi al via libera dato dalla Commissione europea: in sostanza, le sovvenzioni concesse ad Alitalia durante la pandemia costituiscono aiuti compatibili con il mercato interno.

Nel dettaglio, il tribunale ha spiegato che Alitalia ricopriva un ruolo importante per il servizio aereo e l’economia del Paese, servendo più di 100 destinazioni e trasportando oltre 21 milioni di passeggeri. Per questo, precisano i giudici, sono chiari i motivi per cui l’Italia ha scelto la compagnia come unico beneficiario della misura. «Nel 2020 l’Italia – ricorda in una nota la Corte Ue – ha previsto la creazione di un fondo di 350 milioni per rimediare ai danni subiti dalle compagnie aeree derivanti dall’imposizione di restrizioni ai viaggi per limitare la diffusione della pandemia. I vettori ammessi a beneficiare di un indennizzo dovevano essere titolari di una licenza di trasporto aereo di passeggeri rilasciata dall’Enac e aver avuto l’affidamento di obblighi di servizio pubblico. Alitalia ha beneficiato di due misure di aiuto individuali per un ammontare di 73,02 milioni e di 199,45 milioni, in relazione ai periodi 1 marzo-15 giugno 2020 e 16 giugno-31 ottobre 2020».

RELAZIONE DEI COMMISSARI: “LA COMPAGNIA CONTINUA A PRODURRE UTILI»

E nonostante non voli più da due anni e dal 2017 sia in amministrazione straordinaria e costantemente in perdita, Alitalia continua a produrre utili, come riferisce Il Corriere della Sera. Ceduto il passo a Ita, l’ex compagnia di bandiera chiuderà nel 2024, ma nel frattempo – si legge nella relazione dei tre commissari – «il margine operativo lordo nei primi sei mesi del 2022, gli ultimi dati disponibili, è stato positivo per circa 30 milioni di euro». Nello stesso periodo, per dire, la stessa Ita ha chiuso con un Ebitda negativo per circa 260 milioni e anche altri vettori hanno perso soldi.

Il motivo è presto detto: i costi operativi, in testa l’acquisto del cherosene, si sono abbattuti del 70% rispetto al primo semestre 2021, osserva il quotidiano di via Solferino, e pur senza ricavi per i passeggeri, gli altri hanno avuto un’impennata del 263%. Alitalia quindi si è trasformata in una società di fornitura dei servizi, per cui nel primo semestre 2022 ha gestito, «prevalentemente nei confronti di Ita» – si legge nella relazione – la manutenzione dei velivoli, che ha fruttato 40 milioni, e di handling: vale a dire check-in, assistenza agli imbarchi, biglietteria, carico e scarico bagagli, assistenza all’aeromobile per la partenza con la fornitura di scale e autobus, per un totale di 35 milioni.

Ma non è tutto. I commissari hanno guadagnato altri 44 milioni vendendo ad altre società le quote Ets, i pacchetti di emissioni di anidride carbonica che servono per «compensare» le conseguenze sul clima delle proprie attività. Inoltre, 29 sono i proventi dalla vendita dei biglietti con carte di credito, 17,3 milioni dalla cessione di alcuni velivoli di proprietà, cinque dal noleggio dei jet. Il ramo manutenzione è stato venduto ad Atitech a ottobre 2022, quello handling a Swissport a luglio dello stesso anno.

«Ringrazio i commissari che stanno miracolosamente chiudendo l’amministrazione straordinaria di Alitalia – ha sottolineato il ministro dell’Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti – stanno portando a compimento gli obiettivi rapidamente ed efficacemente e probabilmente restituiranno anche qualche residuo allo Stato». Poi Giorgetti è tornato sulla questione Ita-Lufthansa: «Spero che entro la fine di ottobre la notifica dell’operazione che prevede l’ingresso con il 41% di Lufthansa in Ita possa essere depositata all’Antitrust Ue».

Exit mobile version