“No warry”. Si perdoni l’incauto gioco di parole con la guerra, ma tant’è. Alpitour World non ha paura delle ripercussioni del conflitto in Medio Oriente. Il suo presidente e amministratore delegato, Gabriele Burgio, ha rilasciato un’intervista al Corriere Economia in cui, di fatto, rassicura i suoi clienti e gli ambienti finanziari. A domanda diretta “Che impatto avrà questa guerra?”, risponde a suon di logica: «La stagione in quelle località era ormai agli sgoccioli perché sta arrivando il caldo. Ovviamente, I conflitti generano paura e, quindi, spingono a rinviare la prenotazione delle vacanze. Noi, però, abbiamo tantissime destinazioni diverse, 27 hotel e una nostra compagnia aerea di proprietà, Neos. In due giorni possiamo spostare i flussi turistici e questo ci rende molto meno esposti agli choc geopolitici: lo dimostra il fatto che in questi anni di permacrisi i nostri risultati sono sempre cresciuti».
Ma qualche contraccolpo, inutile negarlo, c’è stato: prima le previsioni erano «rosee» con il «record di prenotazioni giornaliere registrato proprio il venerdì prima dell’attacco all’Iran» e un andamento generale «sopra le attese». Poi i droni sugli Emirati, la chiusura dei cieli e il grande crash, che Burgio racconta così: «Il sabato dell’attacco abbiamo organizzato in fretta e furia più autobus per portare 128 persone da Dubai all’Oman. Hanno attraversato la frontiera a piedi e poi hanno trovato ad attenderli a Muscat un aereo che li ha riportati in Italia. È stata un’operazione quasi militare, pochi operatori del turismo sarebbero stati in grado di organizzarla».
Ma che impatto avrà sui prezzi lo choc bellico? A detta del presidente Alpi «non c’è inflazione sul turismo, anche se ora bisognerà vedere quali saranno gli effetti della fiammata di petrolio e gas. Piuttosto, gli hotel sono diventati molto cari dal punto di vista immobiliare». Ovvero? «Quando ho iniziato a fare questo mestiere, l’acquisizione di un hotel di lusso in Italia costava 2-300 mila euro a stanza. Oggi siamo a 2-3 milioni, qualche volta anche quattro».
Il Gruppo Alpitour – a dispetto di crisi e permacrisi, appunto – ha chiuso a fine ottobre 2025 un bilancio con ricavi a quasi 2,3 miliardi di euro (+9,8%), un margine operativo di 162 milioni (+17,4%) e un utile di 75,4 milioni (+41%). «Sulla scorta di questi numeri, il debito è sceso da 212 a 115 milioni, riducendo sensibilmente il peso degli oneri finanziari», spiega Burgio, che punta ai 200 milioni di ebitda («la dimensione giusta») per una quotazione in Borsa il cui obiettivo sarà «finanziare grandi progetti».


