Balneari Ostia, il Consiglio di Stato boccia il Campidoglio

Balneari Ostia, il Consiglio di Stato boccia il Campidoglio
20 Febbraio 11:19 2026

Campidoglio costretto ad arretrare rispetto alla questione balneari di Ostia, sul litorale romano. Potrebbe essere una sentenza destinata a fare giurisprudenza quella del Consiglio di Stato, pubblicata il 19 febbraio 2026 e riportata dall’emittente Canale 10: respinto il ricorso del Comune di Roma e accolte le ragioni del concessionario dello stabilimento “La Bonaccia” per l’imposizione di un canone aggiuntivo di 20.442 euro l’anno rispetto a quello ordinario. Viene così confermata integralmente la decisione del Tar del Lazio il 6 giugno 2024.

La sentenza evidenzia “carenze istruttorie, calcoli incerti delle metrature e contraddittorietà nelle richieste di indennizzo per presunte pertinenze demaniali”, definendo l’azione amministrativa “carente e inattendibile“.

Dal momento che il verdetto si inserisce in un quadro di forte disputa tra l’amministrazione capitolina e i concessionari balneari del litorale, non è escluso che possa provocare un effetto a cascata.

I FATTI

La vicenda si riferisce a fatti tra gli anni 2016 e 2020: il Campidoglio aveva dichiarato di aver effettuato un’ispezione il 26 aprile 2016 a “La Bonaccia” di Ostia, riscontrando presunte irregolarità.

L’11 dicembre 2020 il Comune di Roma ingiungeva a “La Bonaccia” un pagamento totale di 42.219 euro “a titolo in parte di canone demaniale e in parte di indennizzo per l’occupazione e l’uso di aree demaniali in difformità dal titolo concessorio”.

Il 6 giugno 2024 il Tar del Lazio dava ragione al concessionario, bocciando il Campidoglio, che presentava così ricorso al Consiglio di Stato, che a sua volta ha respinto il ricorso di Roma Capitale, sancendo l’infondatezza delle richieste economiche avanzate contro lo stabilimento e parlando di “imprecisioni, sviamenti e contraddizioni“.

Secondo i giudici, non era dimostrata la natura di pertinenza demaniale delle aree e la devoluzione delle opere non era automatica. Inoltre, è stata criticata l’incoerenza dei dati sulle metrature – variate nel corso del tempo – e la motivazione insufficiente dell’atto impositivo.

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