Matteo Salvini dà una spallata allo stallo sul “caso balneari“: «Il decreto indennizzi di fine concessione per i balneari potrebbe arrivare già nel prossimo Consiglio dei ministri», ha annunciato il ministro dei Trasporti, che abbiamo interpellato a margine di un evento sul turismo al Senato. Il decreto attuativo, che avrebbe dovuto regolare l’indennizzo al concessionario uscente, era atteso per marzo 2025, ma finora non è mai approdato in Gazzetta per incompatibilità con la legislazione Ue. Da qui l’ennesima stoccata a Bruxelles: «L’Ue si preoccupa di mettere all’asta le spiagge italiane e di dirci chi può fare o no il bagnino. Sto cercando di riportare un po’ di buonsenso e di dare serenità al settore».
Salvini ha ricordato che il comparto balneare vale «almeno 10 miliardi di euro di business e rappresenta una delle eredità più pesanti affidate al Mit». Il ministro ci ha poi spiegato che «il governo sta lavorando alla riscrittura dell’articolo 49 del Codice della navigazione, che oggi prevede l’incameramento gratuito allo Stato degli investimenti realizzati alla scadenza delle concessioni. Una norma che non è rispettosa nei confronti di chi ha investito e faticato su quel litorale».
L’obiettivo di Salvini, dunque, è «introdurre quantomeno un indennizzo per coloro che arrivano a fine concessione, riconoscendo il valore degli investimenti effettuati. Vediamo di chiudere una volta per tutte, nell’interesse dei lavoratori del settore, una vicenda che va avanti da vent’anni, ma l’Unione europea continua a dire di no su tutto».
Per il 2026, però, si materializza una pesante tegola per i balneari: l’incremento automatico nel 2026 dei canoni demaniali del 10%, che inciderà sull’operatività di quelle concessioni per le quali alcuni operatori hanno già manifestato l’intenzione di non investire in servizi, considerando la generale incertezza che regna sovrana nel settore e peserà inevitabilmente anche sul rincaro di certe tariffe in spiaggia.
Salvini poi mostra i muscoli per «i numeri straordinari del turismo» parlando dei dati sulle persone che hanno usufruito di stazioni, porti e aeroporti italiani: «Per me è un orgoglio, perché do il mio piccolo contributo alla crescita del business del turismo, che significa lavoro».

