Un bagno di realtà, per l’Arabia Saudita. La guerra in Medio Oriente ha interrotto un sogno, o meglio, una visione, che proiettava il Paese verso un futuro non incentrato sul petrolio, ma su settori come il turismo. La scorsa settimana, il Fondo di investimento pubblico (Pif) dell’Arabia Saudita, con un patrimonio di quasi 1.000 miliardi di dollari, ha rimodellato la sua strategia di investimento quinquennale, con una ridefinizione delle priorità di spesa per la Vision 2030.
L’AGGIORNAMENTO DEL PIF 2026-2030
In conferenza stampa, Yasir Al-Rumayyan, a capo del Pif, ha spiegato, durante un aggiornamento della strategia 2026-2030 del Regno, che «alcune priorità sono state riorganizzate e gli obiettivi di investimento rivisti, con una maggiore attenzione alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e agli investimenti in aziende del settore».
Non è sfuggito, poi, il passaggio formale da «crescita e accelerazione rapide» a «creazione di valore sostenibile». Gli impegni di costruzione sono stati ridotti di decine di miliardi. Il progetto Neom è stato separato dall’ecosistema turistico, di cui era inizialmente un pilastro. Il Pif sarebbe sul punto di tagliare anche il circuito di golf Liv, in perdita di 5 miliardi di dollari.
Il fondo sovrano ha presentato la strategia dopo aver avviato una revisione della sua vasta gamma di progetti e società in portafoglio, tracciando un bilancio dopo un decennio di spese folli in patria e all’estero.
La rivalutazione delle priorità del Pif è in linea con la narrazione del governo saudita degli ultimi due anni, che sottolinea la necessità di “disciplina fiscale” nel tentativo di ricalibrare la spesa pubblica. Questo ha comportato la riduzione e il rinvio di molti progetti del Pif, inclusi alcuni tratti del megaprogetto Neom, come la futuristica città lineare chiamata The Line; anche la stazione sciistica di Trojena subirà un ridimensionamento e non ospiterà più i Giochi Asiatici invernali del 2029.
GLI APPUNTAMENTI GLOBALI E LA GUERRA
Oltre alla vasta gamma di progetti di sviluppo, il Regno deve anche rispettare una serie di scadenze in vista dell’Expo 2030 e dei Mondiali di calcio del 2034. Gli Stati del Golfo hanno subito il peso maggiore delle rappresaglie iraniane durante la guerra, con attacchi alle infrastrutture energetiche e la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz, fondamentale per l’esportazione di petrolio e gas.
Nonostante l’Arabia Saudita sia riuscita a esportare fino a 7 milioni di barili al giorno attraverso un oleodotto verso il Mar Rosso, il conflitto mina le ambizioni del principe ereditario, Mohammed bin Salman, di promuovere il regno come polo commerciale e turistico e di attrarre investimenti stranieri.
Il Fondo monetario internazionale prevede che il Prodotto interno lordo (Pil) dell’Arabia Saudita crescerà del 3,1%, quest’anno, in calo rispetto al 4,5% del 2025. Tuttavia, Capital Economics prevede che l’economia del Paese potrebbe contrarsi fino al 6,8%, a causa della guerra.
L’attenzione del Pif, che guida i piani del principe ereditario, si è spostata sempre più sull’economia interna, a cui sarà dedicato circa l’80% del suo portafoglio.
GLI ECOSISTEMI DELLA NUOVA STRATEGIA
I sei “ecosistemi” individuati nella nuova strategia sono: turismo e intrattenimento; sviluppo urbano; manifattura avanzata; industria e logistica; infrastrutture per l’energia pulita e le energie rinnovabili; Neom, il progetto di punta di bin Salman. Le sei aree di investimento si confrontano con i 13 “settori strategici” delineati nella precedente strategia quinquennale presentata nel 2020.
Rumayyan aveva annunciato al Financial Times, a febbraio, quando era inizialmente previsto un aggiornamento della nuova strategia, che il Pif avrebbe concentrato i suoi investimenti su questi ecosistemi, aggiungendo: «La precedenza sarà data alle priorità assolute; i progetti auspicabili saranno implementati gradualmente: i piani non saranno interrotti, né bloccati».
Rumayyan ha poi osservato che, quando il principe Mohammed presentò i suoi piani di sviluppo, dieci anni fa, il Regno non aveva ancora ottenuto l’Expo e i Mondiali di calcio. Questi eventi, con le loro scadenze rigide da rispettare, hanno portato a una revisione delle priorità. «L’Expo non c’era, i Mondiali non c’erano. Sono arrivate molte altre cose», ha detto Rumayyan. «Quindi dobbiamo guardare le cose da una prospettiva diversa».
PIF, DAL PASSATO AL FUTURO
Rumayyan, che ha supervisionato la trasformazione decennale del Pif da un’entità praticamente inattiva a uno dei fondi sovrani più importanti al mondo, ha voluto rassicurare: «Stiamo rendendo più efficiente l’impiego del capitale. Quello che voglio che tutti capiscano è che non stiamo riducendo i nostri investimenti internazionali».
Il Pif continuerà a perseguire investimenti di grande portata «se risulteranno sensati da una prospettiva tematica di investimento», ha affermato Rumayyan. Il Pif ha comunicato di aver investito oltre 199 miliardi di dollari nel Regno tra il 2021 e il 2025, impegnandosi a immettere 40 miliardi di dollari all’anno per la diversificazione dell’economia.

