Destinare le risorse destinate al Ponte sullo Stretto per il disastro in Sicilia, Calabria e Sardegna. Governo – che venerdì aveva decretato lo Stato d’emergenza e stanziato 100 milioni – sotto attacco delle opposizioni alla Camera durante il questione time dedicato alla catastrofe provocata dal ciclone Harry, aggravata dalla frana a Niscemi, in provincia di Caltanissetta.
E dure critiche al ministro della Protezione Civile, Nello Musumeci, di ritorno dalle zone del disastro – dove si è recata anche la premier Gorgia Meloni – e non presente in Aula, sostituito dal ministro dei rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. Un’assenza mal digerita: «Doveva essere qui a rendere conto al Paese, dal governo vogliamo parole di verità». Musumeci è stato anche presidente della Regione Siciliana per un quinquennio.
«Servono risorse immediate – hanno tuonato i deputati dai banchi dell’opposizione – Restituite i Fondi sviluppo e coesione, tolti a calabresi e siciliani e previsti per i lavori di un Ponte che non costruirete mai. Stop ai tributi». Bar e ristoranti sono stati spazzati via dalla tempesta, a rischio la prossima stagione turistica, mentre il governatore della Sicilia, Renato Schifani, ha aggiornato la stima dei danni: 2 miliardi di euro.
Proprio martedì l’Assemblea Regionale Siciliana aveva approvato con voto segreto l’ordine del giorno presentato dal sindaco di Taormina Cateno De Luca (Sud chiama Nord) e sostenuto dal gruppo Pd e dalle opposizioni. «Il Ponte sullo Stretto non è una priorità – ha sottolineato Michele Catanzaro, capogruppo del Pd all’Ars – L’ordine del giorno, con il quale si impegna il governo regionale a dirottare verso i territori e le popolazioni colpite dagli eventi climatici e ambientali cinque miliardi di euro del Fondo sviluppo e coesione destinati al Ponte, indica un percorso che il governo regionale e il governo nazionale non potranno e non dovranno ignorare»
Di diverso avviso, invece, Musumeci nell’intervista pubblicata stamane dal Corriere della Sera: «Il Ponte è necessario come le infrastrutture idriche. I soldi ci sono stati in passato, ma destinati altrove».
Bersagliato dalle domande, Ciriani ha ripetuto più volte come un mantra che il governo si è mosso tempestivamente, spiegando: «Probabile che ci siano a breve i presupposti per lo Stato di ricostruzione. Intanto abbiamo stanziato 100 milioni per gli interventi più urgenti. Tanto per dire: per l’emergenza in Emilia Romagna del 2023 il primo finanziamento era stato di 10 milioni di euro. Appena il quadro sarà più definito, si procederà con ulteriori stanziamenti».

