Faa (ri)chiama Boeing. La Federal Aviation Administration ha disposto l’ispezione di decine di 787 per verificare l’eventuale presenza di crepe sulle ali.
La notizia arriva mentre gli ingegneri del colosso spaziale americano minacciano lo sciopero dopo aver bocciato la proposta di contratto avanzata dai vertici aziendali.
Ali sotto osservazione
Mercoledì – scrive il Seattletimes – “l’ente regolatore ha emesso una direttiva definitiva sull’aeronavigabilità (relativa a 17 velivoli 787 operativi negli Stati Uniti e 77 a livello mondiale) facendo seguito a una proposta normativa di marzo, che impone ad alcuni operatori del 787 di ispezionare specifici componenti strutturali“. Se non rilevate – spiega la Faa in una nota – le crepe potrebbero espandersi e indebolire l’ala.
La flotta globale di Boeing 787 conta oltre 1.100 esemplari, secondo quanto riferito lo scorso anno dall’azienda stessa.
In realtà, Boeing aveva individuato il problema nel corso di un’indagine del 2019, dalla quale è emerso che i cosiddetti “shim gap” superavano le dimensioni consentite dalle specifiche ingegneristiche dell’azienda.
“L’analisi – ha ricordato la Faa – ha rivelato che elevate forze di trazione rischiano di causare la formazione di “crepe da fatica” in corrispondenza dei fori per gli elementi di fissaggio“.
«Questa direttiva di aeronavigabilità – ha confermato un portavoce della società – rappresenta la fase successiva di un processo avviato nel 2019, quando Boeing ha individuato un metodo obsoleto per la misurazione degli spessori di compensazione. Il problema è stato risolto in fase di produzione. Gli aeromobili della flotta globale possono continuare a operare normalmente».
Boeing ha aggiornato le indicazioni fornite agli operatori del 787 nell’agosto 2025 e da allora ha collaborato con loro per adeguare i programmi di ispezione. «Sosteniamo la decisione della Faa di rendere obbligatorie tali indicazioni attraverso questa direttiva di aeronavigabilità», ha sottolineato il portavoce.


