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Cuba, l’isola dimenticata dal turismo tra terremoto e blackout

cuba adobe

Un terremoto di magnitudo 5.9 è stato registrato sull’isola di Cuba il 17 marzo. Lo ha reso noto il Centro sismologico europeo-mediterraneo spiegando che l’epicentro si è registrato a una profondità di 15 chilometri e a circa 49 chilometri a sud-sudovest di Maisi. Non sono state segnalate vittime, né ingenti danni.

Ma la terra ha tremato su un’isola ormai in ginocchio, piegata dal collasso quasi totale della rete elettrica e da gravi carenze di carburante che hanno un impatto devastante sulla vita quotidiana.

Proprio il giorno del terremoto si è registrato un altro blackout totale, il terzo in quattro mesi, che ha lasciato di nuovo 10 mila cubani senza luce e senza acqua corrente per 29 ore.

Una situazione di perenne emergenza che ha un effetto sul turismo devastante e l’isola sta perdendo quello che è stato per anni il sostegno principale delle sua economia.

ADIÒS ISLA GRANDE

Già la Pandemia aveva colpito duramente i flussi turistici verso l’isola che, anche dopo la fine, non erano mai tornati ai livelli sperati. Le restrizioni sui viaggi da parte degli Stati Uniti, i costi elevati, la concorrenza di altre mete caraibiche e l’immagine di un Paese sempre meno “accogliente” hanno rallentato le prenotazioni.

L’isola ha chiuso il 2025 con circa 1,8 milioni di visitatori, ben al di sotto dei livelli pre Covid, segnando una delle peggiori performance degli ultimi dieci anni. Il collasso del turismo si è acutizzato nei primi mesi del 2026. A gennaio, quando la scarsità di combustibile e di energia hanno iniziato a colpire duramente, Cuba ha accolto appena 184.833 visitatori internazionali, un 9% in meno rispetto a gennaio 2025.

La mancanza di jet fuel ha causato anche la sospensione o la riduzione di alcuni voli verso l’isola da parte di diverse compagnie aeree e alcuni governi, come il Regno Unito, hanno emesso avvisi di viaggio, sconsigliando di visitare Cuba a causa di interruzioni di corrente prolungate, mancanza di servizi essenziali e condizioni imprevedibili.

L’ultima a sospendere i voli per l’isola, Air France che ha seguito le drastica riduzione operativa delle americane American Airlines, Delta Air Lines e JetBlue.

A chiudere sull’isola, almeno temporaneamente, anche tanti hotel e grandi catene alberghiere come Meliá, Iberostar, Minor Hotels che invece ha serrato definitivamente i due hotel in gestione all’Avana con il marchio Nh, mentre Havanatour, il più grande tour operator cubano, di proprietà del governo, con diverse sedi internazionali, ha cessato le sue operazioni nella filiale francese di Parigi, dal primo gennaio 2026.

LA CRISI AIUTA TRUMP

Da gennaio, dopo la cattura di Maduro a Caracas, Washington ha impedito l’accesso di Cuba al petrolio straniero, bloccando le spedizioni dal Venezuela e minacciando dazi doganali contro i Paesi che avessero continuato a rifornire l’isola, come avrebbe voluto fare inizialmente il Messico.

Nonostante il programma di razionamento dell’energia imposto dal presidente cubano, Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez, l’isola ormai vicina al collasso è ri-tornata nel mirino di Donald Trump, che, deluso dai risultati che non arrivano veloci come previsto dalla guerra in Iran, cerca una vittoria alternativa più immediata da presentare agli americani.

Secondo il New York Times, l’amministrazione Trump da settimane tenta di destituire il presidente cubano e gli americani avrebbero fatto capire ai negoziatori cubani che il presidente deve dimettersi, in questo modo Trump passerebbe di nuovo come colui che salva i popoli dei Paesi governati da regimi antidemocratici, questa volta senza guerra, almeno nelle intenzioni.

«Credo proprio che avrò l’onore di conquistare Cuba. Sarebbe fantastico. Un grande onore», ha detto in conferenza stampa a Washington. «Posso liberarla o prenderla, penso di poterci fare tutto quello che voglio», ha poi sottolineato l’uomo che aspirava al Nobel per la Pace.

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