Eruzione Etna, voli ancora sospesi all’aeroporto di Catania

Eruzione Etna, voli ancora sospesi all’aeroporto di Catania
15 Settembre 12:00 2026

Niente voli all’aeroporto Fontanarossa di Catania almeno fino alle 22 di martedì 15 settembre. Ennesimo aggiornamento della situazione nello scalo siciliano, dopo la nuova eruzione dell’Etna. Restano off limits i settori B3 e C1.

Sac, la società che gestisce l’aeroporto, ha invitato nuovamente i passeggeri a verificare lo stato del proprio volo con la compagnia di riferimento prima di recarsi in aeroporto.

Un’estate di fuoco e cenere

L’estate 2026 sicuramente verrà ricordata con un’estate nera, anzi color cenere, da molti vacanzieri, e non solo, che hanno scelto di passare qualche giorno in Sicilia e in particolare nella zona di Catania.

Piani scombinati più volte da quello che è in effetti catalogato come il vulcano più attivo d’Europa, che ha mostrato tutta la sua vitalità negli ultimi due mesi: Impressionante la sequenza di episodi eruttivi, con fontane di lava, esplosioni stromboliane e colonne di cenere, che hanno incis pesantemente sulla mobilità dell’isola, causando disagi ai viaggiatori e numerose  polemiche.

L’ultima attività, prima dell’attuale, si era verificata ad agosto, con un picco nella notte tra il 6 e il 7, che ha causato l’apertura di nuove bocche eruttive attorno ai 2.700-2.750 metri, tra Valle del Leone e Valle del Bove.

Poi, l’8 agosto, un ulteriore fronte lavico si è aperto presso Monte Rittmann, mentre l’11 agosto una nuova bocca si è formata in Valle del Bove, a quota 1.900 metri, vicino a Monte Simone.

Un’eruzione lunga sei giorni, che aveva costretto  il Fontanarossa invaso da grandi nubi di cenere a chiudere dall’11 al 15, proprio nel picco della stagione estiva: cancellati circa 700 voli, con oltre 100mila viaggiatori coinvolti e una danno economico, secondo Assoesercenti, stimato tra i 12,8 e 24 milioni di euro.

Anche a luglio lo scalo aveva dovuto fermarsi. Per due giorni, dal 5 al 7, i voli erano stati dirottati su Palermo, Trapani e Comiso  e la Regione aveva attivato treni e bus straordinari per smaltire il caos di passeggeri rimasti a terra.

Lo scalo è troppo vicino al vulcano

La chiusura prolungata di agosto, in pieno esodo estivo, ha creato non poche polemiche riguardo alla posizione dello scalo catanese, quinto scalo d’Italia per passeggeri, posizionato ai piedi di un vulcano attivo.

A esporsi sul tema anche il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci: «Chi è fuori posto non è il vulcano ma è l’aeroporto». Il ministro perciò ha invitato a ragionare sul sistema aeroportuale dell’isola per il prossimo futuro, partendo da una prima ipotesi di delocalizzazione, per arrivare al potenziamento dello scalo, che sembrerebbe la soluzione in parte già scelta.

L’idea di spostare lo scalo era nata nel 1999 con Piano territoriale provinciale di Catania, promosso proprio da Musumeci, allora presidente della Provincia, che aveva già segnalato la vulnerabilità del Fontanarossa legata alla vicinanza al vulcano e alle chiusure periodiche.

Il documento prevedeva uno studio preliminare per un nuovo aeroporto “baricentrico” nella Piana tra Catania ed Enna. Ma il piano era stato abbandonato e la strada scelta dalle istituzioni è stata quella del potenziamento del sito attuale, con un progetto di interramento della tratta ferroviaria Acquicella-Bicocca. Un punto indispensabile per allungare la pista del Fontanarossa dagli attuali 2.436 metri a 3.100, così da consentire l’atterraggio di aerei di dimensioni maggiori e aprire lo scalo alle rotte intercontinentali a pieno carico.

L’opera, dal valore di circa 330 milioni di euro tra fondi Pnrr e Fsc, rientra nell’ammodernamento del cosiddetto “Nodo di Catania” e la gara per l’interramento è stata avviata.

L’alternativa, tuttavia, non risolve alla radice il problema della cenere e lascia il campo ad altre ipotesi, come quella di un uso civile straordinario della base militare di Sigonella, a meno di venti chilometri da Catania e in posizione ritenuta più protetta dai venti dominanti in caso di eruzione.

Nodo rimborsi

Un’eruzione vulcanica rientra tra le circostanze eccezionali previste dal Regolamento Europeo 261/2004, e quindi non scatta la compensazione pecuniaria. Ma il Regolamento stabilisce che, quando la compagnia non riesce a garantire un’assistenza adeguata, il viaggiatore può ottenere il rimborso delle spese sostenute per raggiungere comunque la destinazione finale.

Chi riceve una riprotezione fissata nei giorni successivi può scegliere di non accettarla e organizzarsi autonomamente per raggiungere la meta prefissata. La condizione essenziale è quella di conservare la prenotazione originale e ogni ricevuta, scontrino o fattura che documenti le spese affrontate. Senza quella traccia, il rimborso diventa impossibile.

Lo stesso vale per i voli operati ma dirottati su altri scali. Anche in questo caso la compagnia ha l’obbligo di assistere il passeggero nel completare il viaggio da e per Catania. Se ciò non avviene, il viaggiatore può provvedere da sé e chiedere il rimborso successivo, sempre nel limite della ragionevolezza, senza soluzioni eccessive e niente costi sproporzionati rispetto alla situazione.

«I passeggeri che subiranno disservizi a causa dell’eruzione dell’Etna – spiega Felice D’Angelo, ceo Italia Rimborso – possono fare riferimento al Regolamento 261/2004. Se non vengono riprotetti, hanno diritto al rimborso di tutti i costi sostenuti che coinvolgono l’aeroporto di Catania per via dell’eruzione Etna. È fondamentale conservare ogni ricevuta e ricordare che le spese devono essere ragionevoli».

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