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Flop Mondiale del travel Usa

I Mondiali di calcio riempiono gli stadi e dominano le tv e i social. Ma non riescono a rilanciare il turismo internazionale negli Stati Uniti. I dati di giugno confermano infatti una domanda estera ancora debole, soprattutto dai principali mercati europei e asiatici.

Secondo il National Travel and Tourism Office (Ntto), nel mese che ha visto l’inizio del torneo, gli Stati Uniti hanno registrato un dato sostanzialmente invariato degli arrivi internazionali complessivi, rispetto a un anno prima, con un incremento di appena lo 0,2%. Una stabilità apparente, però, perché il risultato comprende anche i flussi provenienti dai Paesi confinanti. Gli arrivi overseas, che escludono Canada e Messico e rappresentano meglio il turismo intercontinentale, sono stati circa 2,8 milioni, in diminuzione dell’1,8% su base annua.

Il dato è particolarmente significativo perché la fase a gironi della Coppa del Mondo si è disputata dall’11 al 27 giugno. L’evento che avrebbe dovuto imprimere una forte accelerazione alla domanda internazionale non è quindi riuscito a invertire una tendenza negativa che prosegue, di fatto, da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca.

EUROPA E ASIA IN FRENATA

La debolezza riguarda soprattutto alcuni dei bacini tradizionalmente più importanti per il turismo statunitense. Nel complesso, gli arrivi dall’Europa sono diminuiti dell’1,2% e quelli dall’Asia hanno registrato una contrazione del 5,6%. La crescita osservata da regioni con volumi inferiori, come Africa e Sud America, non è stata sufficiente a generare un vero effetto Mondiale.

Analizzando i singoli Paesi, il quadro appare ancora più netto. Gli arrivi dalla Francia sono diminuiti del 15,3%, quelli dalla Germania del 19,8% e quelli dalla Corea del Sud del 30,9%. In calo anche Spagna (-5,4%) e Brasile (-10,3%).

Non sono mancate le eccezioni: il Regno Unito ha segnato un aumento del 16,9%, la Colombia del 21,4% e l’Ecuador del 54,9%. Incrementi che potrebbero essere collegati anche al percorso delle rispettive nazionali, ma che non compensano la contrazione dei grandi mercati consolidati.

CRISI DI ATTRATTIVITÀ

Il risultato di giugno si inserisce in una fase già difficile per il turismo statunitense. Dopo le brevi crescite registrate a febbraio e marzo, gli arrivi overseas erano diminuiti del 14,1% ad aprile e del 6,5% a maggio. Giugno mostra dunque un miglioramento, ma non ancora un’inversione di tendenza.

Alla vigilia del torneo, le previsioni ufficiali continuavano invece a indicare una crescita del 3,2% degli arrivi internazionali nel 2026, fino a 70,5 milioni, attribuendo proprio alla Coppa del Mondo una parte importante della ripresa attesa.

Le stime formulate prima dell’evento si basavano soprattutto sull’arrivo di tifosi internazionali ad alta capacità di spesa. Una ricerca della U.S. Travel Association indicava, per questi visitatori, una spesa prevista superiore a 5.000 dollari a persona e soggiorni mediamente più lunghi rispetto a quelli dei normali turisti internazionali.

Finora, però, questo afflusso non si è concretizzato nelle dimensioni sperate. Un’analisi pubblicata da Forbes sottolinea come le proiezioni sull’impatto economico del torneo presupponessero una forte presenza di pubblico internazionale, smentite dai dati di giugno.

HOTEL: SU I PREZZI, GIÙ LE PRESENZE

Anche il settore alberghiero restituisce un quadro poco brillante. Prima dell’inizio del Mondiale, le prenotazioni nelle città ospitanti risultavano mediamente superiori di appena lo 0,5% rispetto all’anno precedente. In diverse destinazioni, gli alberghi avevano aumentato sensibilmente le tariffe, senza ottenere un analogo incremento dell’occupazione.

Atlanta, per esempio, ha registrato una diminuzione dell’occupazione, con aumenti delle tariffe superiori al 13% sull’intero periodo e al 26% nei giorni delle partite. Situazioni simili sono emerse a Houston e Philadelphia, mentre alcuni hotel vicini agli stadi di Dallas avevano ancora camere disponibili a ridosso degli incontri.

Secondo gli analisti di CoStar, in diversi mercati, gli operatori avrebbero fissato inizialmente prezzi troppo elevati, scoraggiando turisti tradizionali e tifosi. Quando le tariffe sono state ridotte per recuperare la domanda, era ormai tardi.

A New York, sede della finale del 19 luglio, l’associazione degli albergatori ha ridotto del 60% la propria previsione sui ricavi legati al torneo, portandola a circa 60 milioni di dollari. Le prenotazioni aeree dall’Europa verso la città risultavano inoltre inferiori del 15,8% rispetto all’anno precedente.

TIFOSI FRENATI DA PREZZI, VISTI E DISTANZE

Le cause del mancato boom sono numerose. Il prezzo dei biglietti per le partite ha raggiunto livelli molto elevati, ai quali si aggiungono il costo dei voli, degli hotel e degli spostamenti interni. La struttura del torneo, distribuito fra 16 città di Stati Uniti, Canada e Messico, ha reso inoltre complesso e costoso seguire una nazionale da una partita all’altra.

Hanno pesato anche le procedure per l’ottenimento dei visti e il clima di incertezza percepito da una parte dei viaggiatori internazionali. Più della metà delle nazionali qualificate proviene da Paesi i cui cittadini hanno bisogno di un visto per entrare negli Stati Uniti, un elemento che rende particolarmente difficile organizzare viaggi all’ultimo momento.

Le tariffe elevate hanno inoltre prodotto un effetto di sostituzione. Alcuni turisti tradizionali potrebbero aver rinunciato al viaggio per evitare rincari, congestione e maggiori controlli di sicurezza. In questo modo, una parte dei tifosi arrivati per il Mondiale non rappresenterebbe una domanda aggiuntiva, ma avrebbe semplicemente preso il posto dei visitatori che normalmente avrebbero scelto quelle destinazioni.

ECCEZIONE AFFITTI BREVI

Una delle poche componenti del mercato a mostrare segnali più positivi è quella delle case vacanza. Le sistemazioni in affitto breve, che permettono a gruppi e famiglie di dividere i costi, hanno ottenuto risultati migliori rispetto agli hotel in città come Boston e Los Angeles. Airbnb aveva indicato la Coppa del Mondo come, potenzialmente, il più grande evento mai gestito dalla piattaforma.

Anche in questo caso, tuttavia, la crescita non basta a cambiare il quadro generale. Il Mondiale sta generando domanda in specifiche città e in determinate date, ma non sembra aver prodotto quella spinta diffusa al turismo internazionale che operatori e istituzioni avevano immaginato. Il bilancio definitivo potrà essere tracciato soltanto dopo la finale e dopo la pubblicazione dei dati di luglio.

VINCE LA FIFA

Intanto, possiamo però affermare, parafrasando una famosa frase dell’attaccante inglese Gary Lineker, che «il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti e alla fine vince la Fifa». È infatti la Federazione internazionale di calcio, e non il Paese (in questo caso, i Paesi) che ospita l’evento, a farsi ricca con i Mondiali.

Nessuno dubita che gli Stati Uniti trarranno dei vantaggi dalla Coppa del Mondo, ma il beneficio economico, ora, sembra nettamente inferiore a quanto previsto dall’organo di governo mondiale. «La Fifa gioca un gioco di pubbliche relazioni con tutti questi numeri», ha dichiarato a Forbes Andrew Zimbalist, professore emerito di economia allo Smith College. «Non è mai stato ragionevole pensare che ci sarebbe stato un incasso lordo di 30,5 miliardi di dollari per l’economia statunitense».

Le destinazioni apprezzano i visitatori internazionali perché soggiornano più a lungo e spendono di più rispetto ai turisti nazionali, ma Washington sta incontrando difficoltà nell’attrarre turisti stranieri. Gli Stati Uniti sono stati l’unica grande nazione al mondo a registrare un calo dei turisti», nel 2025, a causa della «generale avversione nei confronti dei dazi di Trump e della sua politica internazionale. Non si tratta di un’affermazione di parte, ma semplicemente di una realtà», ha dichiarato Zimbalist a Forbes.

Considerando che i dati del Ntto non mostrano un afflusso significativo di visitatori internazionali a giugno, «è difficile analizzare i dati assoluti e concludere che questo torneo sia stato un enorme vantaggio per il turismo internazionale in entrata», ha affermato Jan Freitag, direttore nazionale dell’analisi del mercato dell’ospitalità presso CoStar, a Forbes.

TRA PROMESSE E RISULTATI DELUDENTI

Secondo gli esperti di turismo sportivo, i benefici economici derivanti dall’organizzazione di un grande evento sportivo spesso non si concretizzano. Parte della colpa è da attribuire ai politici, che si lasciano sedurre dall’idea di ospitare eventi di grande richiamo. Le proiezioni tendono ad essere eccessivamente ottimistiche perché non tengono conto dei compromessi. «Con questi eventi, si attirano appassionati di sport, in questo caso di calcio, che altrimenti non verrebbero, ma allo stesso tempo molti turisti comuni decidono di non venire perché i Mondiali creano traffico, prezzi più alti e maggiori problemi di sicurezza», ha affermato Zimbalist. Stadi e strade cittadine tinte di colori nazionali offrono un grande spettacolo televisivo, «ma uno dei concetti chiave che insegno ai miei studenti è che la visibilità non si traduce automaticamente in impatto economico», ha affermato Michael Edwards, professore di sports management alla North Carolina State University, parlando con Forbes.

SPESE, NON GUADAGNI

«Il modello Fifa prevede che la Fifa incassi i ricavi e che le città ospitanti si facciano carico dei costi e dei rischi», ha spiegato Edwards. Ognuna delle 16 città ospitanti – 11 negli Stati Uniti, tre in Messico e due in Canada – ha dovuto investire tra i 100 e i 200 milioni di dollari in infrastrutture, trasporti e sicurezza, secondo un’analisi della North Carolina State University.

Ma questo è solo l’inizio. La Fifa ha anche richiesto alle città ospitanti di esentarla dalle tasse comunali e di ottenere, ove possibile, esenzioni dalle tasse statali applicabili, come specificato nel contratto con Kansas City. Laddove non fosse legalmente possibile ottenere un’esenzione dalle tasse, le città ospitanti hanno spesso accettato di rimborsare o indennizzare la Fifa per i costi fiscali. Tre stati – Florida, Georgia e Missouri – hanno rinunciato ad almeno 57,8 milioni di dollari di entrate fiscali statali e locali complessive per ospitare le partite della Coppa del Mondo, secondo quanto riportato dal New York Times.

CHI HA RINUNCIATO

Alcune città statunitensi hanno ritenuto che il costo di ospitare le partite della Coppa del Mondo fosse troppo elevato. Chicago ha rinunciato alla candidatura nel 2018, dopo che l’allora sindaco, Rahm Emanuel, concluse che la Fifa non poteva offrire le garanzie necessarie a tutelare i contribuenti locali da eventuali responsabilità finanziarie, come riportato dal Chicago Sun-Times. Altre città statunitensi, come Winston-Salem, in North Carolina, e Nashville e Chattanooga nel Tennessee, sono diventate campi base per le squadre nazionali, offrendo un diverso tipo di esperienza per i tifosi.

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