Guerra, è già speculazione sui voli

Guerra, è già speculazione sui voli
05 Marzo 12:08 2026

Una certezza: finché c’è guerra c’è speranza. Non solo per chi vende armi, ma anche per chi pensa di speculare sui prezzi dei biglietti aerei con cifre astronomiche. Con la chiusura dei cieli in Medio Oriente e degli aeroporti di Dubai e Doha le tariffe dei voli tra Europa e Asia sono schizzate fino al 900% da un giorno all’altro, in base a un’analisi delle rotte del Corriere della Sera.

La narrativa nel Golfo in queste ore si nutre perfino di questi dettagli, confermati dalla voce di chi è appena sbarcato stralunato in Italia, reduce da quella che doveva essere un’esperienza da sogno e si è trasformata in un incubo, tra esplosioni, aeroporti chiusi e voli bloccati.

Una denuncia, quella sul caro voli ai tempi del conflitto in Medio Oriente, che nulla ha a che vedere con il lavoro della Farnesina, delle Ambasciate – pur tra intoppi. e problemi – e del turismo organizzato, che si sta adoperando in tutti i modi per riproteggere i clienti. Ma che, purtroppo, è realtà.

Non sono pochi gli italiani che appena atterrati a Fiumicino dall’aeroporto di Mascate, in Oman – dove c’è chi è arrivato in taxi  – hanno dipinto un quadro critico ai microfoni di La7, fra “tariffe schizzate alle stelle, fino a 3.000 euro in contanti in due” e – come ha spiegato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani – «tante truffe, con finte notizie di vendita di biglietti».

TARIFFE ALLE STELLE

Prendiamo le compagnie aeree del Sud-Est asiatico, su indicazione di Travelmole: continuano a volare verso l’Europa e i prezzi sono schizzati alle stelle. Thai Airways International, Singapore Airlines e Vietnam Airlines hanno già chiarito che i loro voli tra Europa e Asia non sono interessati dalle attuali turbolenze in Medio Oriente.

Thai Airways International gestisce un’ampia rete europea che serve circa una dozzina di Paesi e mantiene il suo programma completo: i voli vengono dirottati per evitare lo spazio aereo interessato, con conseguenti tempi di percorrenza leggermente più lunghi su alcune tratte.

Stesso discorso per Singapore Airlines, con lievi modifiche agli orari, e per Vietnam Airlines.

La maggior parte delle compagnie aeree europee continua a volare tra Europa e Asia, ma dovendo operare su rotte più lunghe, perché, rispetto ad alcune concorrenti asiatiche, sono escluse dallo spazio aereo russo. Questo limita i corridoi meridionali, spesso dirottando i voli sotto l’Arabia Saudita verso il subcontinente indiano prima di proseguire verso il Sud-est asiatico.

Mentre gli orari rimangono sostanzialmente invariati, i prezzi sono in vertiginosa salita. Ad esempio, la tariffa di sola andata più economica da Singapore a Londra con Singapore Airlines (Skyscanner) per la partenza dell’11 marzo è attualmente quotata a circa 2.000 dollari. Nella stessa data, i voli da Bangkok a Francoforte operati da Thai Airways e Lufthansa sono esauriti.

L’alternativa più economica disponibile, elencata da Skyscanner, mostra una tariffa di 1.026 dollari via Pechino con Air China, rispetto ai circa 400 dollari per itinerari simili appena un mese fa.

E non finisce qui. Le tariffe aeree, infatti, potrebbero continuare a salire nel breve termine, complice l’aumento dei prezzi del petrolio in seguito alla chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran.

REBECCHI: «I RISCHI DEL FAI DA TE»

Sembra una speculazione bella e buona. Ma le cose stanno proprio così? Gianni Rebecchi, presidente di Assoviaggi, ci risponde al telefono con calma olimpica, nonostante riconosca che siamo di fronte a «un disastro simil Covid, l’umore è quello».

La premessa è inevitabile e contiene una notizia: «Quando si viene rimpatriati chi viaggia con un tour operator trova la riprotezione assicurata – anzi, nel caso delle Maldive, dove pure la Farnesina sta inviando un aeromobile, due voli Neos recupereranno persone che non erano andate in vacanza con il t.o. – Ma chi viaggia con il “fai da te” deve farsi carico dei costi. Che, è vero, non sono bassi».

Il motivo è presto detto, spiega Rebecchi: «Inutile stare a girarci intorno: c’è un effetto inflattivo rispetto alle riprotezioni, sperando che le ostilità cessino a breve. Con la chiusura degli spazi aerei nel Golfo, lo stop delle tre big – Emirates, Etihad e Qatar, che spostano verso l’Oriente un numero impressionante di passeggeri – e i tre aeroporti di Dubai, Doha e Abu Dhabi off limits o quasi, compagnie e rotte sono ridotte all’osso. Ecco perché ci si trova a fare i conti con prezzi alti (se non altissimi, ndr). Quindi, chi deve partire è obbligato a cercare una riprotezione con vettori che passano dall’Europa via Parigi, Francoforte, Amsterdam e Roma. Il fattore riempimento è decisivo e spesso si trova posto solo in Business».

Non c’è il rischio che i prezzi possano salire ancora se la guerra dovesse prolungarsi? «Molto difficile rispondere – ammette Rebecchi – Ovviamente auspichiamo che tutto torni presto alla normalità, ma naturalmente il parametro che incide sulla risposta è la durata della chiusura degli spazi aerei: se restano off limits due o tre mesi allora la situazione diventa complicata».

Insomma, tutto è in divenire. «Mi lasci sottolineare un aspetto – osserva ancora Rebecchi – qui tutti cercano di risolvere un problema che ci è caduto improvvisamente sulla testa. Chiediamo ai viaggiatori di pazientare, siamo di fronte a un evento straordinario e trovare soluzione nell’immediato non è semplice. Siamo in una full immersion totale e con il turismo organizzato una soluzione si trova. Le 7.000 agenzie di viaggi stanno facendo assistenza a migliaia di persone che hanno prenotato chi un volo e chi un pacchetto turistico completo».

Il vero timore? «Che si generi un panico generale e immotivato verso altre destinazioni».

DISAGI PROLUNGATI E FORTE IMPATTO SUI VIAGGI

Intanto, proprio Assoviaggi Confesercenti, in una nota ufficiale, sottolinea come l’escalation del conflitto in Medio Oriente produca effetti rilevanti non solo sul traffico aereo e sul turismo internazionale, ma anche sul piano giuridico, attivando le specifiche tutele previste dall’ordinamento eurocomunitario. Scattano quindi le tutele dei Regolamenti Ue per i voli e del Codice del Turismo per i pacchetti.

 A oggi, il sito della Farnesina pubblica gli alert relativi alle aree direttamente coinvolte dal conflitto e invita i connazionali già presenti a limitare gli spostamenti, a seguire le indicazioni delle autorità locali sull’app Viaggiare Sicuri e a registrarsi sul portale “Dove Siamo nel Mondo”.

In queste situazioni, in base all’articolo 41 del Codice del Turismo, il viaggiatore ha diritto di recedere dal contratto di pacchetto turistico senza il pagamento di penali quando, prima della partenza, “sopravvengano circostanze inevitabili e straordinarie nel luogo di destinazione o nelle sue immediate vicinanze, tali da incidere in modo sostanziale sull’esecuzione del viaggio o sul trasporto verso la destinazione”.

La giurisprudenza e la prassi amministrativa – sottolinea Assoviaggi – hanno da tempo chiarito che guerre, conflitti armati, escalation militari e chiusura degli spazi aerei, stati di emergenza dichiarati dalle autorità e avvisi ufficiali di sconsiglio ai viaggi emanati dalla Farnesina costituiscono cause oggettive di impossibilità o grave rischio, che legittimano il recesso del viaggiatore con diritto al rimborso integrale delle somme versate, senza risarcimento aggiuntivo ma senza alcuna penalità. In questo caso le agenzie di viaggi svolgono un ruolo centrale di informazione, assistenza e corretta applicazione delle norme, evitando contenziosi e tutelando il rapporto fiduciario con il cliente.

Sul fronte del trasporto aereo – come abbiamo già visto – l’attuale crisi impatta direttamente sull’applicazione del Regolamento (Ce) n. 261/2004, che disciplina i diritti dei passeggeri in caso di cancellazione del volo, ritardo prolungato o negato imbarco di voli. In presenza di circostanze eccezionali, come conflitti armati, chiusura degli spazi aerei o gravi rischi per la sicurezza non è dovuta la compensazione pecuniaria (250-600 euro), restano però pienamente operativi il diritto al rimborso del biglietto o alla riprotezione su volo alternativo e l’assistenza al passeggero. Anche in questo caso, la normativa europea e le sentenze della Corte di Giustizia Ue confermano che la sicurezza prevale su ogni altra considerazione commerciale.

«In situazioni come quella attuale – nota Rebecchi – la tutela della sicurezza dei viaggiatori è fondamentale. Il Codice del turismo non deve servire a creare conflitti tra operatori del turismo e viaggiatori, ma a governare l’emergenza. Le norme esistono e sono chiare: tutelano i viaggiatori senza criminalizzare le imprese, riconoscendo che guerre e crisi geopolitiche sono eventi eccezionali».

GIÀ 3.000 PACCHETTI CANCELLATI

Intanto, l’impatto della Guerra è già pesante sulle agenzie di viaggi, con oltre 3.000 pacchetti vacanza cancellati.

«La perdita di fatturato per il turismo organizzato, in questi giorni, si aggira attorno a 1,5 miliardi di euro – ricorda Luana De Angelis, vicepresidente vicario di Fiavet – Ma il vero punto interrogativo è sul medio periodo. Se la tensione dovesse protrarsi, il conto complessivo potrebbe arrivare a superare i 6 miliardi entro il 2026, considerando che ogni anno circa 600.000 italiani scelgono il Medio Oriente come destinazione»

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L'Autore

Fabrizio Condò
Fabrizio Condò

Giornalista professionista, innamorato del suo lavoro, appassionato di Storia, Lettura, Cinema, Sport, Turismo e Viaggi. Inviato ai Giochi di Atene 2004

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