Prima venne l’11 settembre, poi la piaga della pandemia, ora la crisi del Golfo: e questa volta il totale è di 53 miliardi di dollari (quasi 46 miliardi di euro). Tanto hanno perso, secondo il Financial Times, le 20 principali compagnie aeree quotate in Borsa dal giorno dell’attacco congiunto Israele-Usa all’Iran.
Roba da profondo rosso, tra voli cancellati, rotte soppresse, prezzi in salita – e a cascata, con l’effetto jet fuel, che è già raddoppiato e da solo vale circa un terzo dei costi operativi dei vettori, sulle tariffe dei biglietti – e, appunto, miliardi evaporati nel giro di poche settimane. Il risultato è una fuga in massa degli investitori dai titoli azionari del comparto, che anzi ora hanno invertito direzione, iniziando a scommettere contro.
L’IMPENNATA DELLE TARIFFE
Quello che interessa di più i passeggeri, ovviamente, è il costo dei biglietti e l’impennata, a partire dai prossimi mesi, sembra inevitabile. Perché è vero che le assicurazioni di copertura sono uno scudo per le compagnie alle prese con l’oscillazione del prezzo del petrolio, ma è praticamente impossibile che non abbia ricadute, come avvertono i manager del settore.
L’attuale ascesa vertiginosa del carburante è la peggiore dai tempi della chiusura dei cieli ai tempi del Covid, come ha spiegato Repubblica, riportando il pensiero di Kenton Jarvis, amministratore delegato di easyJet: una scossa decisamente più forte di quella avvertita dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022.
Con un profitto medio di 10 euro per passeggero, sottolinea l’amministratore delegato del Gruppo Lufthansa Carsten Spohr, non c’è margine per assorbire un aumento così forte dei costi. Ecco perché il il rincaro dei prezzi dei biglietti diventa una scelta obbligata. “Anche se nessuno – scrive ancora Repubblica – può garantire che la domanda reggerà a lungo”.
ROTTE RIDOTTE
Dall’aumento delle tariffe al taglio di alcune rotte il passo è breve. Alcune compagnie, infatti, stanno pensando di varare un piano d’emergenza qualora la pressione sulle forniture di carburante peggiori ulteriormente. Detto, fatto: Air France-Klm non esclude la riduzione dei collegamenti verso alcune zone dell’Asia. La scandinava Sas ha già annunciato la cancellazione di mille voli per il mese di aprile, mentre United Airlines ha fatto sapere nelle scorse ore che ridurrà la propria capacità in risposta al caro fuelZ
E le tre big del Golfo? Emirates, Etihad e Qatar Airways sono state obbligate a riprogrammare in maniera drastica gli orari, dopo le forti limitazioni dello spazio aereo e del crollo del turismo. I adesso sono pronte a chiedere iniezioni di liquidità dai soci.
IL CASO DEI JET
I riflessi della guerra anche sul mercato dei jet privati. Se vogliono atterrare in Medio Oriente, gli operatori devono tirare fuori una franchigia assicurativa che può arrivare fino a 50.000 dollari per il “rischio di guerra”. E in alcuni casi la cifra può raddoppiare il costo del noleggio.

