La terza apocalisse di fila ha aperto una voragine nel travel. La gelida notte in Bosnia non solo ha determinato l’addio azzurro al Mondiale americano – dopo le mancate partecipazioni in Russia e Qatar – ma una perdita nel turismo tra i 240 e i 300 milioni di dollari. Non proprio spiccioli.
L’amaro rendiconto stilato da Mco Report ha stimato infatti che fra i 120.000 e i 150.000 tifosi avrebbero viaggiato al seguito della nazionale in caso di qualificazione, con una spesa media di almeno 2.000 dollari a persona tra voli, soggiorni e biglietti.
Cifre che si inseriscono in un quadro di perdita sistemica più ampio, elaborato da Confcommercio: il danno per l’economia italiana legato al terzo flop di fila degli azzurri supera i 500 milioni di euro tra ristorazione, diritti televisivi, retail e, appunto, turismo outbound.
Perché l’edizione numero 23 della Coppa del Mondo di calcio – spartita tra Usa, Canada e Messico, con 48 squadre e 104 partite distribuite in 11 città – rappresentava indubbiamente una ghiotta occasione per gli italiani anche in chiave turistica. Una finestra estiva di oltre un mese, lo scenario ideale per combinare il torneo con un viaggio più ampio negli States e non solo. Maledetti rigori.
CONTO SALATO: OLTRE UN MILIARDO IN 8 ANNI
Ma quello contro la Bosnia non è affatto, e lo sappiamo bene, un semplice incidente di percorso, ma una crisi strutturale. Tanto è vero che il conto è ancora più salato, se si prendono in considerazione i dati di Mco Report relativi alle ultime tre edizioni (2018, 2022 e 2026), con un costo economico da capogiro: oltre un miliardo di euro.
E ora concentriamoci sull’ultima “frittata” che coinvolge l’intero indotto. “Il Mondiale – annota Mco Report – attiva una filiera economica trasversale che coinvolge media, ristorazione, retail, scommesse e turismo. Per l’edizione 2026 il direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio, Mariano Bella, ha stimato un danno complessivo per il sistema produttivo italiano superiore ai 500 milioni di euro“.
La voce più rilevante? Ristorazione e intrattenimento: Confcommercio rileva che mediamente 2,7 milioni di persone seguono (o meglio, seguivano) una partita dell’Italia al Mondiale in un locale pubblico. Così bar, ristoranti e pub stimano una contrazione degli incassi di circa 330 milioni di euro.
Rispetto alle edizioni iridate 2018 e 2022 in Russia e Qatar, si legge ancora nel report, le stime dell’indotto sono strutturalmente più basse: entrambe si giocavano con fuso orario sfavorevole per il pubblico italiano (addirittura in inverno nel 2022), con un impatto ridotto su bar e ristorazione.
TU (NON) VUÒ FA’ L’AMERICANO
Non può sfuggire, inoltre, un particolare non da poco: gli undici stadi americani che ospiteranno le partite si trovano in città con una grande comunità italoamericana: New York (3,1 milioni di italoamericani), New Jersey, Boston, Philadelphia, Los Angeles, Miami, Chicago.
Secondo i dati del Census Bureau americano, ricorda Mco Report, 17,7 milioni di americani dichiarano origini italiane. Con gli azzurri qualificati, questa comunità avrebbe rappresentato un immenso bacino di tifo locale, con bar e ristoranti e italiani pieni come le curve.
Ah, l’ultima volta che il Mondiale venne ospitato in America era il 1994. E l’Italia arrivò in finale. Ma oggi Baggio non gioca più.
Giornalista professionista, innamorato del suo lavoro, appassionato di Storia, Lettura, Cinema, Sport, Turismo e Viaggi. Inviato ai Giochi di Atene 2004
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