Lavorare nel turismo: i giovani chiedono formazione e prospettive
I giovani non rifiutano il lavoro nel turismo, ma chiedono formazione, fiducia e opportunità concrete di crescita. È il messaggio emerso al Ttg Travel Experience di Rimini durante “Esistere senza filtri”, il confronto tra manager dell’hotellerie e studenti sulle difficoltà di attrarre e trattenere personale nel settore.
Un problema strutturale, come dimostrano i dati del sistema informativo Excelsior di Unioncamere: nel 2025, le imprese turistiche hanno programmato circa 1,17 milioni di assunzioni, continuando però a incontrare difficoltà nel reperimento di personale, soprattutto nelle professioni operative dell’accoglienza e della ristorazione.
«L’equivoco più grande è credere che non abbiamo voglia di faticare», ha sottolineato Erika Dalla Costa, studentessa del corso di laurea in Hospitality Innovation and e-Tourism. «Abbiamo l’impegno e la passione; ciò che chiediamo è un team che ci formi, ci dia una direzione chiara e ci offra la possibilità di sviluppare le nostre competenze, vedendole poi riconosciute».
Un appello raccolto dai rappresentanti delle imprese. Per Elisabetta Fabri, presidente di Confindustria Alberghi, non basta raccontare il fascino del mestiere: occorre investire nell’ascolto, nel coaching e nell’accompagnamento professionale. Mariangela Pecora, hr director Italy & Maldives di The Palace Company, ha invece richiamato la necessità di mantenere coerenza tra le promesse fatte durante la selezione e le reali condizioni di lavoro.
Anche Marco Gilardi, senior vice president operations Italy di Minor Hotels, ha invitato a considerare i giovani non come un problema da risolvere, ma come un’opportunità su cui investire.
Dal confronto è emersa la necessità di un nuovo patto generazionale tra imprese e lavoratori, fondato su trasparenza, formazione e percorsi di carriera credibili. Perché, per rendere il turismo più attrattivo, gli slogan non bastano.


