In attesa di conoscere i reali tempi e le modalità per la realizzazione del Ponte sullo Stretto, il Center for International and Strategic Studies (Ciss) della Luiss di Roma sta conducendo uno studio di prefattibilità per valutare, da un punto di vista strategico, geopolitico, economico e tecnico, se un collegamento stabile tra Sicilia e Tunisia possa avere senso nel medio-lungo periodo.
L’iniziativa è stata presentata durante il Luiss Diplomatic and Security Forum e l’opera prevede un tunnel sottomarino di circa 140 chilometri attraverso lo Stretto di Sicilia, che collegherebbe la costa sud-occidentale della Sicilia con la penisola tunisina di Capo Bon.
A una profondità massima di 300 metri sotto il livello del mare, il super tunnel avrebbe un costo stimato tra i 30 e i 40 miliardi di euro e ospiterebbe una ferrovia e una doppia corsia stradale sulla falsariga dell’Eurotunnel nella Manica.
Secondo il Ciss, il tunnel sarebbe un vero e proprio corridoio strategico Europa-Africa, destinato a ospitare il trasporto di passeggeri, di merci, nonché cavi per telecomunicazioni ed eventuali condotte energetiche. L’idea è sostanzialmente quella di creare una connessione stabile tra i due continenti, analoga, per ambizione, all’Eurotunnel tra Francia e Regno Unito.
E secondo il direttore del Ciss, Raffaele Marchetti, oggi esistono condizioni nuove rispetto a vent’anni fa, quando si paventò questa suggestiva idea, seppur in fase embrionale. La realizzazione di questa imponente infrastruttura ora favorirebbe l’integrazione economica tra Europa e Nord Africa, lo sviluppo delle energie rinnovabili nel Mediterraneo, un nuovo corridoio turistico, una rilevante opportunità di sviluppo delle reti digitali e di cavi sottomarini, nonché una diversificazione dei collegamenti logistici tra i due continenti.
Giornalista, esperto di travel industry, docente di Comunicazione turistica. Appassionato di musica e viaggi on the road.
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