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Mica tanto “under”: 21 milioni di arrivi nell’Italia minore

borgo umbria adobe

Tutti pazzi per l’undertourism. Al centro del Terzo Forum Internazionale del Turismo – sotto l’egida di ministero del Turismo ed Enit, ospitato al Palazzo del Ghiaccio a Milano e aperto dal premier Giorgia Meloni e dal ministro Daniela Santanchè – il tema è finito sotto la lente di Demoskopika per il 2026: nei piccoli Comuni sono attesi 21 milioni di arrivi e 80 milioni di presenze, con stime in crescita del 5,3% e del 6,9% sullo scorso anno, mantenendo stabile la permanenza media a 3,7 giorni.

Flussi importanti che risultano comparabili a quelli registrati in cinque grandi città simbolo di overtourism – Verona, Venezia, Firenze, Roma e Napoli – che nel 2024 hanno concentrato complessivamente oltre 23 milioni di arrivi e 72,1 milioni di presenze.

Nello stesso periodo, l’insieme degli oltre 2.600 piccoli Comuni italiani a vocazione turistica sotto i 5mila abitanti ha registrato 19,5 milioni di arrivi e 71,4 milioni di presenze.

Un raffronto che rende evidente come pochi grandi poli urbani assorbano volumi di domanda turistica analoghi a quelli generati da una rete territoriale ampia e diffusa, “mettendo in luce – sottolineano i ricercatori – il potenziale strategico dei piccoli Comuni nella redistribuzione dei flussi e nella riduzione delle pressioni legate all’overtourism”.

Il turismo nei Comuni turistici sotto i 5mila abitanti, inoltre, rappresenta circa il 14% degli arrivi complessivi e il 15,3% delle presenze totali in Italia. Una quota tutt’altro che marginale, che colloca l’area del cosiddetto undertourism come fenomeno strutturale e non residuale, in grado di intercettare una domanda orientata verso esperienze più sostenibili, diffuse e integrate con le comunità locali.

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