Lampi e bagliori sinistri tornano a illuminare le notti del Medio Oriente, l’eco delle sirene si propaga per chilometri e chilometri, il cannone ricomincia a tuonare, le porte dello Stretto di Hormuz si chiudono nuovamente e la notte diventa ancora più buia in Qatar, che perde il suo deus ex machina, l’ex emiro Hamad bin Khalifa Al Thani, morto in queste ore.
Il Golfo ripiomba nell’incubo proprio quando sembrava sul punto di svanire e i vari Paesi stavano allentando il warning e i flussi turistici davano forti segnali di risveglio dopo la lunga fase di impasse.
Insomma, proprio mentre gli Emirati Arabi Uniti si stavano rialzando con la voglia di riprendersi lo scettro di meta di punta del turismo internazionale e Dubai e Abu Dhabi si staccavano di dosso l’etichetta di mete “poco sicure”, la nuova escalation del conflitto ha rimesso tutto in discussione.
Vediamo cosa sta accadendo sul campo e quali sono i primi effetti sul travel, anche se i principali hub dell’area sono operativi.
HORMUZ OFF LIMITS, HUB AEROPORTUALI OPERATIVI
La ripresa del conflitto nel Golfo ha comportato l’immediata chiusura di Hormuz da parte di Teheran, in risposta alle tre ondate di attacchi americani su 140 obiettivi in Iran, dopo che la Marina della repubblica islamica ha colpito almeno due navi commerciali nello Stretto.
In questo momento, dal punto di vista turistico, la situazione è molto fluida, riferisce Reuters. L’escalation militare delle ultime 24-48 ore ha avuto effetti immediati soprattutto sul traffico aereo, mentre il turismo sta subendo un impatto più graduale, legato all’incertezza e alle modifiche operative delle compagnie aeree. Certo, difficile immaginare per ora uno scenario stabile, anche alla luce dell’ultimatum di Teheran a Washington: “Se gli Usa non rispettano impegni abbandoneremo il memorandum d’intesa“.
Anche perché nel frattempo gli Emirati Arabi Uniti hanno subìto una serie di raid missilistici da parte dell’Iran, che ha rivendicato l’attacco alle basi Usa in Giordania, Bahrein, Kuwait e Oman.
Nonostante tutto, gli hub principali del Golfo restano operativi. L’aeroporto di Dubai registra ritardi e modifiche di programma, ma Emirates continua a operare gran parte del network, adattando continuamente le rotte.
Aperto anche Abu Dhabi ed Etihad mantiene i collegamenti internazionali, anche se alcuni voli vengono ripianificati o instradati su percorsi alternativi.
Tutto normale a Doha: Qatar Airways continua a operare, anche se con possibili ritardi e modifiche su destinazioni interessate dalle restrizioni di spazio aereo.
Nel Bahrain operatività ridotta in alcuni momenti a seconda dell’evoluzione della situazione militare. Possibili sospensioni temporanee di voli.
È quello del Kuwait, probabilmente, lo scalo che continua a risentire maggiormente del conflitto. Pur avendo ripreso parte delle operazioni nei mesi scorsi, rimane soggetto a maggiori limitazioni rispetto agli altri grandi hub del Golfo.
In ogni caso, per chi deve partire nei prossimi giorni per Dubai, Abu Dhabi, Doha o un altro aeroporto del Golfo, il consiglio è di verificare lo stato del volo direttamente con la compagnia prima di recarsi in aeroporto.
Capitolo ricettività: gli hotel negli Emirati e in Qatar continuano funzionare normalmente.
L’UOMO CHE TRASFORMÒ IL QATAR
Merita un particolare focus il Qatar, che in una congiuntura simile ha perso il suo padre putativo: l’ex emiro Al Thani.
Da novello re Mida, con il suo tocco ha trasformato il gas liquido in una liquidità finanziaria senza precedenti. Aveva 74 anni Hamad bin Khalifa Al Thani, artefice della straordinaria ascesa di un piccolo Stato del Golfo ricco di risorse energetiche. Restano sconosciute le cause del decesso, avvenuto proprio in coincidenza della ripresa dell’escalation militare nell’area.
Rompendo la tradizione, nel 2013 Al Thani aveva lasciato il trono al figlio, Tamim bin Hamad Al Thani, dopo 18 anni, durante i quali il Qatar è diventato uno dei Paesi più ricchi del mondo, almeno per quanto riguarda il Pil pro capite, acquisendo asset di rilievo, come i grandi magazzini Harrods di Londra, e creando l’emittente satellitare Al Jazeera nel 1996.
Chiave di volta del decollo del Qatar, appunto, lo sfruttamento delle enormi riserve di gas naturale: Al Thani decise di aumentare in maniera esponenziale l’estrazione e l’esportazione, utilizzando i proventi per portare avanti investimenti e programmi di sviluppo.
Anche per questo oggi l’influenza dell’emirato si estende dal Nord Africa all’Afghanistan, anche se i suoi alleati regionali e occidentali non vedono di buon occhio la politica estera di Doha, caratterizzata da stretti rapporti con l’Iran, Hamas e i Fratelli Musulmani in Egitto.
La scalata ai vertici dell’economia mondiale ha permesso ad Al Thani di investire in maniera pesante anche in diversi Paesi europei. Nel 2011 ecco l’acquisto del Paris Saint-Germain, oggi una delle società più forti e ricche del panorama calcistico. L’anno seguente nel portfolio qatariota entrarono gran parte dei terreni e degli hotel in Costa Smeralda, in Sardegna, rilevati da una società di investimento statunitense, Colony Capital.
«Un lutto che colpisce il Paese in un momento di particolare complessità per i nuovi, inaccettabili attacchi iraniani, cui il Qatar risponde con equilibrio e volontà di mediazione. Il compianto Emiro sarà ricordato per la Sua storica guida dell’Emirato e, in Italia, anche per l’amicizia nei confronti del nostro Paese», è il messaggio inviato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. «Ha cambiato il corso della storia della propria Nazione», il ricordo della premier Giorgia Meloni.
Giornalista professionista, innamorato del suo lavoro, appassionato di Storia, Lettura, Cinema, Sport, Turismo e Viaggi. Inviato ai Giochi di Atene 2004
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