Ha venduto agli italiani una casa al mare a tre ore di volo, scalato banche lombarde, ricevuto la cittadinanza estone, portato in Borsa a Parigi un gruppo da cento milioni. Piccola antropologia di Ernesto Preatoni.
di Petit Pascal — 7 ottobre 2026
Chi è. Ernesto Preatoni, 84 anni[*], milanese, è il fondatore di Domina e il presidente del consiglio di sorveglianza di Preatoni Group, la società quotata a Parigi che possiede il Domina Coral Bay di Sharm el-Sheikh, alberghi in Italia e — attraverso l’estone Pro Kapital — un portafoglio immobiliare nei Paesi baltici. Perché ne scriviamo. Il 16 ottobre due dei suoi figli, Eugenio ed Edoardo, entrano nel consiglio di gestione del Gruppo, che passa alla presidenza di Oscar Crameri: un passaggio di generazione che, come si vedrà, è scritto anche nello statuto.
Il verbo è considérer, e sta a pagina venti. Il documento è di quelli che nessuno legge per diletto — 228 pagine depositate a Parigi nel maggio 2026 per ammettere un Gruppo alle negoziazioni di Euronext Growth, rilette da uno sponsor che ne risponde ed esaminate dal mercato — e il paragrafo è il più compunto che si possa immaginare: quello in cui una società quotata racconta da dove viene. Lì, fra un organigramma e una tabella di consolidamento, si legge che «Monsieur Ernesto Preatoni, fondateur et actuel président du Conseil de surveillance de Preatoni Group, est considéré comme l’inventeur de Sharm el-Sheikh»[*]. Non è: è considerato. Il soprannome che la stampa italiana gli ripete da trent’anni, arrivato fin dentro un prospetto di Borsa, ci entra in punta di piedi, con la cautela di chi sa che le parole, in quei documenti, si pagano. Ed è forse il modo più esatto di cominciare a raccontare un uomo che ha fatto la storia del turismo in Italia.
IL SOPRANNOME
Conviene ricostruirla, la carriera di quella parola, perché è una piccola storia a sé. Noi stessi l’abbiamo scritta ogni volta che abbiamo presentato l’uomo. Nel maggio 2018 come soprannome: Preatoni, con l’apertura negli anni Novanta del Domina Coral Bay, «si guadagnò il soprannome di inventore di Sharm». Tre mesi dopo come fama: «Noto anche come l’inventore di Sharm el-Sheikh». E nell’ottobre 2026, riprendendo una scheda del Gruppo, come fatto acquisito: «il fondatore e l’ideatore di Sharm el-Sheikh come destinazione turistica globale a partire dagli anni ’80». Un soprannome che è diventato curriculum.
Nel 2013 la parola era finita perfino in copertina, come sottotitolo del libro scritto con Fabio Tamburini per il Gruppo 24 Ore: Il pioniere. L’inventore di Sharm El-Sheikh[*]. Pioniere nel titolo, inventore nel sottotitolo. La gerarchia, a pensarci, è quella giusta.
Perché Sharm, prima di lui, c’era. Quando nel 1982 gli israeliani lasciano il Sinai, sulla punta della penisola ci sono — scriverà il Los Angeles Times — «appena tre alberghi e qualche palazzina»[*]; nel 1987 un imprenditore egiziano, Hussein Salem, costruisce il Mövenpick di Naama Bay, ed è a lui che la stampa araba e internazionale darà, molti anni dopo, il titolo di Father of Sharm El-Sheikh[*]. Nel 1994, quando il Coral Bay apre, Naama Bay è già da alcuni anni il principale insediamento turistico della zona, «servita da alcuni buoni alberghi», annota un quotidiano italiano dell’epoca[*]. E nel 2003, durante un viaggio stampa offerto proprio da Domina, un inviato dell’Unità si concedeva di osservare che erano stati gli israeliani, «e non Ernesto Preatoni», a «dare il colpo di manovella al turismo sul Mar Rosso»[*]. Del resto lo stesso documento di Borsa, due righe dopo il «considerato», colloca la scoperta del sito «dans les années 1990».
Che cosa abbia inventato, allora, lo ha detto meglio di tutti suo figlio, in un’intervista alla nostra testata.
Il contesto è cambiato, così come il nostro business model, pur mantenendo i fondamentali che mio padre ideò per lanciare Sharm, ovvero «una destinazione a tre ore di volo dall’Italia, un mare unico e sole tutto l’anno».
— Eugenio Preatoni, su L’Agenzia di Viaggi Magazine, maggio 2018
Non il luogo, dunque: la frase. Non Sharm, ma Sharm per gli italiani — la distanza misurata in ore di volo, il mare garantito, il sole senza stagioni. Che non è poco: è anzi, a ben vedere, il mestiere stesso di chi vende viaggi.
PRIMA DEL DESERTO
Il deserto, però, arriva tardi, quando l’uomo ha già cinquant’anni e un’altra vita alle spalle. Ernesto Achille Preatoni — il secondo nome sta in un atto di governo e in nessun giornale — nasce il 16 giugno 1942[*]. Figlio di un colonnello dell’esercito, secondo il repertorio biografico di Giorgio Dell’Arti[*]; laureato in economia alla Cattolica di Milano nel 1967, secondo la biografia che egli stesso fornirà, trent’anni dopo, a un prospetto della Borsa di Tallinn[*]. Comincia quell’anno come consulente finanziario di investitori privati — venditore di fondi Fideuram, nella Milano di fine anni Sessanta[*] — e da lì la sequenza va messa in fila, così come la racconta il curriculum che depositerà nel 2019, perché è nella fila che si vede il carattere: l’immobiliare in Italia dal 1971; negli Stati Uniti dal 1976, «soprattutto nel Vermont»; poi, negli anni Ottanta, le banche. Bi-Invest nel 1985, la Popolare di Lecco fra il 1987 e il 1988, il Credito Bergamasco, la Banca del Friuli[*]: le scalate di un finanziere che entrava nei salotti dalla porta delle azioni. «Cuccia mi chiamava sovversivo», raccontava all’Espresso nel 2014, secondo un ritaglio conservato da Dell’Arti[*]. Per un finanziere milanese di quegli anni, essere chiamato sovversivo da Enrico Cuccia era un’onorificenza ambigua. Ma pur sempre un’onorificenza.
Il 1988 è l’anno doppio. Il 14 settembre nasce la Domina Hotel e Comproprietà Alberghiere[*], e il nome è già un programma: comproprietà. Alberghi nei posti dove l’Italia benestante voleva passare una settimana l’anno — l’Alaska di Cortina, il Miramonti di Corvara, il Royal di Positano, il Piccolo Hotel di Portofino, Les Jumeaux di Courmayeur[*] — venduti non a camere ma a porzioni di tempo. Nello stesso anno nasce la Parin Sim, una società di intermediazione che a fine 1995 amministra circa seicentocinquanta miliardi di lire per tremila clienti[*]. Poi, nel gennaio 1996, la svolta: chiude la Parin, lascia le società d’intermediazione italiane e decide di concentrarsi all’estero, in Estonia e in Egitto. Il finanziere, scriveva Milano Finanza, «si sente vittima di una persecuzione»[*]. E se ne va.
LA SCOMMESSA ESTONE
Va a nord, anzitutto. All’inizio del 1995 comincia a investire nell’immobiliare estone; dal giugno 1996 entra nella gestione di Pro Kapital, e nel settembre 1997 ne presiede il consiglio di sorveglianza[*]. I documenti di oggi del suo gruppo scrivono che Pro Kapital fu «créée en 1994 par Monsieur Ernesto Preatoni»; i prospetti della stessa Pro Kapital, più asciutti, registrano che la società nacque nel 1994 e che nel 1996 «Mr Ernesto Preatoni acquires control»[*]. È la differenza fra fondare e comprare, che nei racconti di famiglia tende, con gli anni, a sbiadire.
Comunque la si dica, l’Estonia appena uscita dall’Unione Sovietica lo accoglie come si accoglie chi scommette su di te quando i più non ci scommettono. Il 30 dicembre 1999 il governo di Mart Laar gli concede la cittadinanza «per meriti speciali», «come persona che ha contribuito in modo significativo allo sviluppo dell’economia estone»[*]; lo stesso anno ottiene la licenza della Preatoni Pank, la prima banca nuova nel Paese da sei anni[*], e un giornalista italiano lo chiamerà, qualche anno più tardi, «il Gianni Agnelli estone»[*]. Pro Kapital si quota a Tallinn nel 1998 e passa al listino principale nel 2000; e nel 2000, con un concambio di azioni, compra l’85,47 per cento della Domina Hotel e Comproprietà Alberghiere[*]. Per qualche anno, dunque, la multiproprietà alberghiera delle Dolomiti e della Riviera ha avuto la sua casa madre sul Baltico.
Non tutto, naturalmente, fila liscio, e le carte non lo nascondono. Il 28 agosto 2001 il comitato di quotazione della Borsa di Tallinn decide il delisting di Pro Kapital, per «long-term and repeated delay of information disclosure» e per informazioni giudicate «incorrect, inadequate and misleading»[*]; la società tornerà sul listino anni dopo. Nel 2011 una scissione riporta gli asset italiani in una holding a parte, la Domina Vacanze Holding; e quello stesso anno la controllata russa, Pro Kapital Rus — una società con il patrimonio netto sotto zero — viene ceduta a Svalbork, il veicolo personale di Preatoni, per 253 euro più i crediti[*]. Duecentocinquantatré euro: il prezzo, sulla carta, di ciò che vale meno di niente.
LA COSTA DELLO SCEICCO
Intanto, a sud. L’idea, racconta il suo sito, è del 1991; il cantiere parte nel 1992, secondo il prospetto estone del 1999[*]. Nell’agosto 1993 una pubblicità sulla Stampa annuncia che «sta sorgendo Sheikh Coast», a Marsa el Dakhela, «gestione Domina, già apprezzata a Portofino e a Courmayeur»[*]: il deserto venduto con le referenze della Riviera e del Monte Bianco. Il 24 maggio 1994 il Piccolo di Trieste racconta di una «cittadella sorta dal nulla del deserto», un cinque stelle da trecento camere, i primi turisti attesi per la fine del mese, ville già acquistate da Omar Sharif e da Alba Parietti, un investimento di quattrocento miliardi di lire[*]. A fine novembre, l’inaugurazione ufficiale della prima fase con il ministro del Turismo egiziano, e i giornali del Cairo che presentano Preatoni come «il partner italiano»[*]. All’inizio, Coral Bay è soltanto il nome del primo albergo. Poi il nome si è mangiato il villaggio, e il villaggio la baia.
Oggi i documenti di Borsa lo misurano così, e conviene metterli in fila: 73,8 ettari e un chilometro e ottocento metri di spiaggia privata; 2.165 unità, delle quali soltanto 846 sfruttabili come camere d’albergo, perché le altre appartengono, in un modo o nell’altro, a chi le ha comprate; 1.435 dipendenti in Egitto; un’occupazione dell’88,6 per cento nel 2025[*]. Il sito del gruppo, più generoso, parla di «un milione di metri quadrati». Fra lo slogan e il prospetto corrono ventisei ettari, che a Sharm sono parecchia spiaggia.
E poi la serie che ogni destinazione del Mar Rosso conosce a memoria, e che il Gruppo elenca fra i propri fattori di rischio con la puntualità di un notaio: la Primavera araba del 2011, l’aereo caduto nel 2015, la pandemia, l’Ucraina nel 2022, la guerra fra Israele e Palestina nel 2023 e 2024[*]. In tutto questo, assicura il documento del 2025, il sito «à aucun moment» è stato chiuso: nei periodi più bassi vi lavoravano seicento persone[*].
C’è però un numero che racconta gli ultimi cinque anni meglio di qualunque bilancio. Nel 2021 l’84% delle notti vendute al Coral Bay andava a clienti provenienti dall’ex Unione Sovietica; nel 2025 gli italiani sono tornati alla metà delle notti e al 56,6% del fatturato[*]. Nel 2018 Eugenio Preatoni aveva spiegato che il resort voleva essere «il club degli italiani». Ci sono voluti una pandemia e una guerra, ma il club è tornato a parlare italiano.
LA PROPRIETÀ DIVENTA TEMPO
Il modello, all’origine, era quello delle Dolomiti trasportato sul Mar Rosso: comprarsi una casa al mare, o una parte di essa, dentro un albergo. Eugenio, sempre nel 2018, parlava dei «soci DClub, coloro che hanno acquistato la propria casa al mare in comproprietà alberghiera». Poi è arrivata la legge. Il decreto-legge egiziano 14 del 2012 sullo sviluppo integrato del Sinai vieta agli stranieri la proprietà nella penisola; il decreto 95 del 2015 concede al suo posto un diritto d’uso che può arrivare a cinquant’anni, rinnovabili per altri venticinque[*]. La casa al mare è diventata, per legge, un usufrutto.
Adattare i contratti ha avuto un costo e un epilogo che il Gruppo stesso registra con il distacco del linguaggio contabile: dodici milioni di euro di debiti verso i clienti, nati nel 2012 da quell’adeguamento, «jamais réclamées ni payées», sono andati in prescrizione e sono stati annullati nel 2023[*]. E dal 2019 il Coral Bay non vende più quote di eternità ma contratti a termine: da cinque a trent’anni, quasi tutti da cinque o da trenta[*].
Conviene metterla in fila anche questa, la sequenza, perché è il filo di tutto il pezzo: una settimana l’anno per sempre, nelle Dolomiti degli anni Ottanta; settantacinque anni al massimo, per decreto, nel Sinai del 2015; cinque anni, per scelta di mercato, dal 2019. Ernesto Preatoni ha sempre venduto la stessa merce, che è il tempo. È il tempo, nel frattempo, ad aver cambiato durata.
LE PREVISIONI
C’è poi, accanto all’albergatore e al finanziere, un terzo Preatoni, meno noto al settore: il polemista. Nel novembre 2012 presenta con Paolo Savona e Giuliano Urbani — e Paul Krugman in collegamento — un manifesto contro l’euro, «Una scelta diversa»[*]; e nei cinque anni successivi pubblica con Rubbettino, sempre con prefazione di Savona, tre libri i cui titoli, messi in fila, compongono da soli un autoritratto: La vita oltre l’euro (2014), 8 cose che avevo previsto (2016), Non regalatemi una banca, salvo che… (2017)[*]. Dal marzo 2022, avverte il suo sito, ha deciso di non apparire più in pubblico[*]. Proposito che ha poi rispettato con la flessibilità dei grandi propositi: un’intervista al Sole 24 Ore nel 2025, una al Giornale nell’agosto 2026[*].
LE CARTE DI PARIGI
L’ultimo capitolo si scrive in francese. Nel 2022 Ernesto conferisce a una società anonima parigina, Preatoni Group, partecipazioni per 361 milioni di euro; dal febbraio 2025 il titolo tratta su Euronext Access+, dall’11 maggio 2026 su Euronext Growth[*]. È una società a due piani, alla francese: un consiglio di gestione, il Directoire, che amministra, e un consiglio di sorveglianza che controlla. Il fondatore presiede il secondo, e possiede l’86,81% delle azioni[*].
Dentro, l’inventario: il Coral Bay; il Domina Zagarella, in Sicilia; il Borgo degli Ulivi sul Garda; il Domina Milano Hotel & Congress; e la vecchia Pro Kapital, di cui il Gruppo ha il 49,62% e che consolida per intero, con i suoi cantieri nei Paesi baltici e un albergo termale a Bad Kreuznach, in Renania[*]. Il fatturato è passato da 67,1 milioni nel 2024 a 106,2 nel 2025[*]; nel primo semestre 2026 sono stati 51,5, con un margine operativo lordo di 13,3 milioni, in crescita del 21,5%, e un utile netto consolidato di 5,7, nel quale entrano anche 2,4 milioni ricavati dalla cessione di una quota della società immobiliare di Dubai[*]. Per il Milano Fiera, il comunicato parla di un’occupazione eccezionale durante i Giochi di Milano-Cortina; la tabella dei dati, qualche pagina più in là nel rapporto semestrale, dà il riempimento sceso dal 69,2 al 57,5 per cento e il ricavo per camera disponibile salito da 78 a 104 euro[*]. La crescita, insomma, l’ha fatta il prezzo.
Fuori dal perimetro, invece, ciò che resta della Russia. L’albergo di Novosibirsk e quello di San Pietroburgo che il sito del marchio continua a elencare sono, nei conti del 2025, entità «indirectement détenues par Ernesto Preatoni», non del gruppo quotato[*]: è la società stessa a tenere separati i due perimetri. E fuori dal perimetro, a sentire lui, c’è anche il prossimo capitolo. Al Giornale, nell’estate 2026, ha raccontato di aver firmato in aprile un contratto per un investimento a Cuba da mezzo miliardo di dollari — «a titolo personale», ha precisato, e non con il veicolo quotato[*]. A ottantaquattro anni.
I FIGLI E LO STATUTO
Quanti siano, i figli, le fonti non lo dicono con una voce sola. Il nostro archivio, nel 2018, presentava Eugenio come «uno degli otto figli del fondatore». Tre sono documentati come figli nelle carte societarie: Roberto, che nel 2018 parlava alla nostra testata come rappresentante della proprietà al Coral Bay[*]; Eugenio, che guida l’ospitalità e il turismo; Edoardo, che guida lo sviluppo immobiliare ed è amministratore delegato di Pro Kapital dal 2022[*].
Il 16 ottobre questi ultimi due entrano nel Directoire, che dalla stessa data passa alla presidenza di Oscar Crameri al posto di Patrick Werner[*]. Crameri ha 65 anni, è svizzero, avvocato in Ticino, viene da Arthur Andersen e da Deloitte, siede dal 2020 nel consiglio di sorveglianza di Pro Kapital; ed è — dettaglio che l’antropologo annota — il direttore della Saarmas Family Office, una società che i conti del gruppo definiscono «directement détenue par Ernesto Preatoni»[*]. Il presidente che viene da fuori, insomma, viene da molto vicino. Al momento della nomina, il comunicato ufficiale riporta una frase del fondatore:
Accordo piena fiducia a Oscar Crameri per proseguire gli orientamenti del Gruppo.
— Ernesto Preatoni, comunicato di Preatoni Group, 28 settembre 2026 (traduzione nostra)
Lui, intanto, resta dov’è, alla presidenza del Consiglio che sorveglia. Lo statuto, che come tutti gli statuti pensa a tutto, ha previsto anche il tempo: per il consiglio di gestione fissa un limite d’età di ottant’anni[*]; le azioni nominative tenute da almeno due anni valgono il doppio dei voti, e il privilegio non si perde se passano a un parente per successione o per donazione[*]; e all’articolo 13, a pagina sessantatré dello stesso documento, si legge che la permanenza in carica di un membro del consiglio di sorveglianza «est subordonné à la condition qu’il n’ait pas dépassé l’âge de 85 ans», e che chi raggiunge quel limite mentre è in carica «sera considéré démissionnaire» alla prima assemblea ordinaria dopo la fine di quell’anno[*]. Ernesto Preatoni compirà ottantacinque anni il 16 giugno 2027.
Pagina venti: considerato l’inventore. Pagina sessantatré: sarà considerato dimissionario. Fra le due pagine dello stesso documento sta tutta la storia — le banche lombarde e il Vermont, la cittadinanza estone e i 253 euro, la costa dello sceicco, il tempo venduto prima per sempre, poi a settantacinque anni, poi a cinque. Lo statuto ha previsto con cura il giorno in cui il fondatore sarà considerato dimissionario. Su quello in cui smetterà, prudentemente, non si pronuncia.
[*] Dati verificati fuori dai nostri archivi — L’Agenzia di Viaggi Magazine (lagenziadiviaggimag.it) e ViaggiOff (viaggioff.it) — su fonti ufficiali e documentali: i documenti d’informazione per l’ammissione di Preatoni Group su Euronext (2025 e 2026), con lo statuto, il rapporto semestrale e i conti consolidati 2025, e il comunicato del 28 settembre 2026; i prospetti di Pro Kapital depositati presso la Borsa di Tallinn (1998, 1999, 2000, 2012) e gli archivi di Nasdaq Baltic; gli atti del governo estone pubblicati sul Riigi Teataja; i decreti-legge egiziani 14/2012 e 95/2015 (banca dati Faolex); il catalogo del Servizio bibliotecario nazionale; il curriculum depositato da Pro Kapital nel 2019 e il sito personale di Ernesto Preatoni (attribuiti nel testo come autodichiarazioni); il repertorio biografico di Giorgio Dell’Arti; gli archivi storici de La Stampa, Il Piccolo, l’Unità, Al-Ahram, Los Angeles Times, Milano Finanza, The National, Il Sole 24 Ore e Il Giornale. Fonti consultate il 7 ottobre 2026. I virgolettati di Eugenio Preatoni e la presentazione di Roberto Preatoni sono tratti dai nostri archivi; la frase di Ernesto Preatoni è tradotta dal comunicato ufficiale del gruppo.
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Come è stato prodotto: sono stati esaminati, con il sistema di ricerca semantica (Rag) dell’archivio e con Claude (modelli Opus 5 e Opus 5.5), i 27 articoli dei nostri archivi che riguardano Ernesto Preatoni e il gruppo Domina, pubblicati fra il 2017 e il 2026, e letti per intero. Poiché i nostri archivi non contengono alcuna dichiarazione diretta di Ernesto Preatoni e sono poveri di notizie sulla sua storia, la maggior parte dei fatti viene da fonti esterne ed è marcata [*]. La ricerca su quelle fonti è stata condotta da agenti di intelligenza artificiale distinti per tipo di fonte (documenti di Borsa e registri, Paesi baltici, Egitto, persona e famiglia); ogni affermazione portante è stata poi ricontrollata sul documento originale da un agente verificatore indipendente, e le notizie che poggiano su una fonte sola sono state escluse dal pezzo. Nessuna intervista è stata realizzata per questo pezzo e nessuna scena è stata ricostruita al di là di quanto documentato.
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