Dalla chiusura del Louvre alle agenzie di viaggi danneggiate, fino alle prime disdette segnalate a Milano. Le violente proteste di questi giorni in Europa riaccendono i timori per l’immagine delle destinazioni e la fiducia dei viaggiatori.
Se anche il turismo viene preso di mira
L’Echo Touristique traccia una primo bilancio delle conseguenze per i professionisti del turismo, a causa delle violenze a margine della manifestazione del 17 ottobre.
Agenzie vandalizzate o addirittura distrutte, come l’ufficio turistico di Lione. I danni materiali ammonteranno a «diverse centinaia di milioni di euro», secondo Alexandre Bompard, presidente della Federazione del commercio e della distribuzione (Fcd).
Serge Papin, il ministro delle Piccole e medie imprese, del commercio, dell’artigianato e del turismo, stima inoltre che 3.000 negozi siano stati direttamente colpiti. Tra questi, molte adv.
Laurent Abitbol, il presidente di Selectour/Havas Voyages, specifica che sono una quindicina le agenzie a Parigi, Nantes, Lione o Bordeaux, vandalizzate.
Gi operatori del settore alzano la voce e chiedono al governo francese una risposta ferma e rapida. Ma al di là della conta dei danni materiali, ci si domanda quale sarà l’impatto sul turismo a breve termine, che risonanza avranno le immagini trasmesse dai social in tutto il mondo della violenza delle proteste sulla destinazione Francia.
Quella che è oggi la prima destinazione turistica mondiale “non può accettare che la ripetizione di immagini di violenza e saccheggi comprometta la fiducia dei suoi visitatori e la sua influenza internazionale”, sottolineano le federazioni. “Le interruzioni degli spostamenti, le chiusure delle agenzie, le preoccupazioni dei visitatori e i rischi di annullamento dei soggiorni indeboliscono l’attività e l’occupazione nei nostri territori”.
Ciò che più temono gli attori del turismo, dell’ospitalità e della ristorazione è che diventino vittime collaterali di una situazione di cui non sono responsabili.
Louvre costretto a chiudere
“Cari visitatori, a causa di un movimento di protesta studentesco, il museo è attualmente chiuso. Ci scusiamo per il disagio”. È questo l’avviso pubblicato sul sito del Louvre, lunedì 19 ottobre, costretto a sbarrare le porte in seguito alle proteste esplose nello scorso fine settimana, che hanno infiammato Parigi e altre città francesi.
Uno dei musei più importanti al mondo, e simbolo della capitale francese, ha dovuto sospendere le proprie attività dopo che circa un centinaio di studenti delle scuole d’arte parigine ha bloccato gli ingressi per manifestare contro i tagli all’istruzione e in difesa dello Stato sociale. Una mobilitazione che ha portato la protesta fin dentro uno dei luoghi culturali più iconici della Francia, evidenziando le possibili ripercussioni delle tensioni sociali sulla vita culturale e sull’accoglienza turistica.
Francia sotto assedio
È solo l’ultimo episodio di un’ondata di proteste, violenza e saccheggi che ha vissuto il Paese. Una delle peggiori degli ultimi anni, iniziata con la manifestazione di Parigi del 17 ottobre che ha visto scendere in piazza i movimenti studenteschi francesi, sostenuti da altre frange sociali come i gilet gialli, per manifestare contro il carovita.
Dure proteste che si sono estese anche ad altre di città e che stanno infiammando tutta l’Europa, Italia compresa.
I primi bilanci
In Francia sono circa 2.400 gli arresti, con una forte concentrazione nell’area di Parigi (dove si registrano ben 855 fermi). Migliaia di attività commerciali sono state vandalizzate o saccheggiate. Intere arterie dello shopping a Parigi (in particolare nell’epicentro di Place de la République), e città come Lione, Marsiglia e Limoges – qui il municipio è stato dato alle fiamme e oltre 3.000 negozi sono stati danneggiati – sono state devastate, tantissime le vetrine in frantumi e gli arredi urbani distrutti.
Nella capitale, nella notte tra lunedì e martedì 20 ottobre, è scattato il coprifuoco, con divieto di circolazione dalle 23 e fino alle 6 in alcuni quartieri centrali. Coprifuoco esteso anche a Lione, Nizza, Lille.
I danni materiali sono ingenti e stimati in diverse centinaia di milioni di euro. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha deciso perciò di attivare ammortizzatori sociali d’urgenza per sostenere le migliaia di attività commerciali vandalizzate.
Le reazioni
Anche se non ci sono state segnalate vittime tra gli stranieri coinvolti nei disordini, diversi governi europei hanno consigliato ai propri cittadini in viaggio in Francia di evitare i grandi assembramenti e di prestare attenzione.
La Farnesina raccomanda ai connazionali la massima prudenza negli spostamenti, di mantenersi costantemente aggiornati sull’evoluzione degli eventi e di evitare assolutamente i grandi assembramenti, le manifestazioni e i raduni di qualsiasi natura.
Dall’americano Travel weekly arrivano alcune reazioni “sul campo” di agenzie di viaggi con clienti statunitensi in viaggio a Parigi. L’operatore Intrepid Travel, che ha in tour 20 persone in Francia, ha informato che nessun itinerario è stato influenzato dalle proteste. “I nostri team locali stanno monitorando la situazione, seguendo le linee guida delle autorità locali e dando priorità alla sicurezza dei viaggiatori”.
Anche Ef World Journeys ha riferito che i suoi itinerari in Francia hanno avuto “molto poco impatto”.
L’operatore, che include i marchi Ef Go Ahead Tours e Ef Ultimate Break, è stato flessibile con gli ospiti che hanno scelto di evitare le aree coinvolte nei disordini. Alcuni clienti che nel fine settimana hanno deciso di non partecipare a un’escursione facoltativa a Versailles, per lasciare Parigi, hanno avuto a disposizione un bus per muoversi in autonomia.
Le proteste in Italia
Anche l’Italia ha sperimentato la violenza di pseudo-manifestanti che hanno strumentalizzato legittime rivendicazioni per abbandonarsi a gravissimi episodi di violenza urbana.
Quelle che dovevano essere manifestazioni pacifiche contro il carovita, l’aumento delle tasse, l’incremento del costo della benzina si sono trasformate in momenti di guerriglia urbana a Milano, dove giovanissimi incappucciati e vestiti di nero hanno lanciato sassi e petardi contro la polizia distruggendo tutto ciò che hanno trovato sul loro percorso in centro città.
Circa 200 le persone fermate dalle forze dell’ordine, per oltre l’80% dei casi si tratta di minorenni.
Al momento la stima dei danni a negozi e locali causati dagli scontri che conta la città è ancora incerta. Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio Milano, ha però sottolineato oggi, 20 ottobre, che «dal mezzo milione di ieri mattina siamo arrivati a circa 1 milione».
«Ma il tema – ha sottolineato – è un altro: è il mancato incasso per le attività che hanno dovuto chiudere e per le disdette che si iniziano a registrare, soprattutto da parte di stranieri. Quello che è accaduto ha portato già diverse disdette a ristoranti ed hotel, perché le persone hanno paura e nella conta dei danni c’è anche il danno di immagine per Milano».


