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Recovery Plan da riscrivere:
presa di posizione del turismo

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Si torna a parlare di Recovery Plan in chiave turistica, dopo l’avallo del governo Conte a una bozza che aveva suscitato parecchi malumori. Il vento ora è cambiato e, con Mario Draghi alla guida di Palazzo Chigi, l’ambizione è quella di migliorare e potenziare quello che porta il nome ufficiale Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza (Pnrr), più confidenzialmente detto #NextGenerationItalia.

A Palazzo Madama, sede del Senato, siamo in piena fase di audizioni. Tra gli interventi messi agli atti dalle Commissioni riunite 5ª e 14ª non sono mancati quelli dei rappresentati del settore turistico, intenzionati ad alzare la voce per ottenere pieno coinvolgimento nella definizione dei progetti del Pnrr, che saranno poi finanziati attraverso il Recovery Fund europeo per la ripresa post Covid (Next Generation Eu). In prima fila, tra questi, Confturismo, Federturismo e Assaeroporti. Andiamo a vedere, una per una, le loro richieste.

PATANÈ: «RIMETTERE MANO AL PIANO». Per Confturismo a parlare è il suo presidente Luca Patanè, secondo cui «le risorse del Recovery Fund destinate all’Italia come elemento irrinunciabile per la ripresa del settore». Tanto più che, «a meno di due mesi dalla scadenza fissata da Bruxelles per presentare i Piani e i progetti per realizzarli, all’Italia manca lo schema definitivo e poco si sa dei progetti pronti e in fase di elaborazione». Ciò che è necessario, a detta del patron di Uvet, è «rimettere mano al documento approvato dal governo Conte lo scorso 12 gennaio, perché in quel piano il turismo praticamente non c’era», tanto da essere ribattezzato, in questo articolo, pianerottolo, con sette pagine su 170 dedicate al settore turistico e solo otto miliardi di euro su 223,9 da spartire con la cultura.

«Questi soldi – sottolinea il presidente di Confturismo – non sarebbero bastati nemmeno per partire. Ma per essere coerenti con l’istituzione del ministero del Turismo, il nuovo schema di riferimento dovrà individuare il nostro settore tra quelli a cui si dedica maggiore spazio e rimuovere punti di blocco che ci impediscono di accedere a importanti risorse disponibili per la riqualificazione, la formazione, la digitalizzazione e la riorganizzazione delle imprese. Nei prossimi giorni completeremo l’elaborazione di schede progettuali focalizzate, tanto sugli investimenti quanto sulle riforme necessarie, con le quali intendiamo contribuire al lavoro del governo. Ma la condizione fondamentale che vengano subito istituiti, con tutta la trasparenza che occorre, tavoli ai quali i nostri progetti possano essere presentati, valutati e messi a sistema con gli altri».

FEDERTURISMO: «SEGUIRE L’ESEMPIO SPAGNOLO». A fronte del rischio «desertificazione del comparto» con un «tasso di mortalità del 40% per le pmi, con punte punte fino all’80% per agenzie di viaggi e tour operator», dura presa di posizione anche da parte di Federturismo con il suo presidente Marina Lalli. «Ci vuole un grande progetto di riconversione energetica per le imprese turistiche, con finanziamenti a fondo perduto o l’estensione del superbonus al 110%, ma con criteri di accesso e utilizzo utili alle imprese – afferma in audizione al Senato – Occorre anche incrementare l’attrattività del sistema turistico con una modernizzazione delle infrastrutture, sostenendo la riqualificazione delle strutture turistico-ricettive potenziandole con servizi turistici strategici in coerenza con gli obiettivi di innovazione, digitalizzazione e sostenibilità su cui si fonda il Recovery Plan».

E poi ricorda le priorità della federazione: «Potenziamento in chiave green delle infrastrutture, territori minori accessibili, colmare il gap digitale stimolando le nuove tecnologie nel turismo. E ancora, attenzione ai dati e al monitoraggio dei flussi e delle ricerche mirate per i potenziali viaggiatori, con strumenti di analisi predittiva peraltro già esistenti. Dovremmo poi guardare anche ai piani di rilancio messi in cantiere da Paesi competitor come la Spagna, dove è stato varato un Piano per il turismo con uno stanziamento di ben 140 miliardi di euro, distribuiti tra 10 diversi capitoli di spesa. Infine, occorre riconfermare gli ammortizzatori sociali per tutte le categorie del turismo duramente colpite con l’erogazione immediata di ristori sostanziosi», conclude Lalli.

OBIETTIVO INTERMODALITÀ PER ASSAEROPORTI. Sul fronte delle infrastrutture, è intervenuta al Senato Assaeroporti. L’associazione ha illustrato come certe priorità del sistema aeroportuale italiano ben si innestano nei capisaldi del Pnrr: a partire dalla rivoluzione verde e transizione ecologica, con interventi di efficientamento energetico, mobilità green, l’adeguamento delle reti idriche o il recupero e riuso dei rifiuti prodotti in aeroporto.

Mentre per quanto attiene alla mission digitalizzazione e innovazione, gli ambiti di interesse possono riguardare la realizzazione di sale di controllo per la gestione e la pianificazione integrata di risorse e infrastrutture aeroportuali, l’implementazione delle tecnologie, wayfinding, app e sistemi digitali di gestione e monitoraggio flussi passeggeri o quelle di riconoscimento biometrico, smart security e soluzioni contactless, la geolocalizzazione dei mezzi operanti in aeroporto a fini di efficienza operativa e di safety, l’incremento delle misure di cyber security e l’efficientamento e ammodernamento tecnologico delle strutture logistiche e operative.

Tra le priorità anche il miglioramento dell’intermodalità tra i diversi sistemi e le reti di trasporto, tra cui gli interventi di ampliamento e sviluppo della viabilità ordinaria e dell’accessibilità su ferro agli scali aeroportuali, fino all’attuazione di smart district.

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