Anche Fiavet ha presentato un suo emendamento da inserire nel disegno di legge di conversione del decreto Milleproroghe per richiedere lo slittamento della scadenza del 1° marzo 2026 prevista dalla Legge di Bilancio sulle ritenute d’acconto sulle commissioni/provvigioni alle agenzie di viaggi. Una richiesta motivata dalle pesanti criticità che questo nuovo obbligo genera per le agenzie, sia sotto il profilo organizzativo che su quello dei flussi di cassa.
Ma per la consulente fiscale di Fiavet, Caterina Claudi, non sono stati mediaticamente ben precisati i rischi più consistenti che corrono le imprese di viaggi: «La criticità maggiore è legata ai software gestionali in uso nelle agenzie, che attualmente non prevedono questa tipologia di calcolo. Le software house si stanno muovendo per adeguare i programmi, ma con un impatto economico non indifferente: in quasi tutti i casi è previsto il pagamento di una quota una tantum per il modulo dedicato e un successivo aumento del canone annuale».
Ci sono altre insidie dal punto di vista gestionale che insorgeranno nelle agenzie di viaggi?
«Di sicuro un altro problema rilevante riguarda i contratti già sottoscritti con i tour operator. Molte agenzie dettaglianti stanno valutando di passare alla modalità di lavoro al netto, ma questo rischierebbe di far crollare il sistema delle overcommission legate al raggiungimento di determinati obiettivi. Inoltre, lavorare al netto per evitare le ritenute d’acconto comporterebbe un aumento del fatturato 74ter, con il conseguente rincaro dei premi per la polizza Rc professionale. Vanno poi considerati i possibili errori formali. Il rischio non riguarda solo l’operatività del 2026, ma si proietta sul marzo 2027 per la generazione delle Certificazioni Uniche e del Modello 770/2027: eventuali discrepanze porterebbero all’invio di numerose lettere di compliance da parte dell’Agenzia delle Entrate».
Al netto di queste riflessioni, quante possibilità ci sono che la richiesta di proroga venga accolta dal Mef?
«Personalmente, ritengo difficile che venga accettata una proroga fino al 31 dicembre 2026. Tutti i soggetti esclusi dall’esonero previsto dal comma 5 dell’art. 25 dpr 600/1973 hanno presentato richieste analoghe; un accoglimento totale creerebbe un problema al Bilancio dello Stato, poiché il Mef conta su queste entrate come anticipo di imposta. Senza queste somme, andrebbero trovate coperture alternative. Tuttavia, secondo alcune indiscrezioni, sembrerebbe esserci una certa disponibilità per una proroga breve di circa due o tre mesi. Per le agenzie di viaggi, però, questa sarebbe un’ulteriore complicazione: far decorrere l’obbligo dal 1° luglio 2026 significherebbe introdurre un nuovo carico burocratico nel picco della stagione estiva».
Tutte complicazioni che non giovano a una filiera così fragile come quella del turismo organizzato dove intervengono tanti attori, con i quali soprattutto le agenzie di viaggi devono sempre fare i conti, che talvolta non tornano.


