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Road to Bit, agenzie evolution.
Le prime quattro tappe

Road to Bit Bologna
I primi passi di un viaggio straordinario con le agenzie di viaggi italiane. Dalla data zero emiliana, fino alla Puglia e alle Marche, Bit Milano e L’Agenzia di Viaggi Magazine con il suo Annuario del Turismo hanno fatto squadra in Road to Bit, evento itinerante articolato in 16 focus group sul “mestiere che cambia”.

Un’autentica traversata fatta di ascolto, confronto, di una profonda e condivisa voglia di modellare il presente e ridefinire il futuro dell’intermediazione, oggi più viva che mai, che culminerà nella nuova edizione della fiera milanese: dal 9 all’11 febbraio 2027, infatti, le oltre 160 agenzie coinvolte nel tour si ritroveranno tutte insieme tra i padiglioni di Rho, dove riecheggerà il claim “The Power of Trust”.

Vediamo i concetti-chiave emersi dal tavolo di confronto con gli agenti di viaggi di Bologna, Taranto, Bari e Ancona.

SARTORIALITÀ E HUMAN TOUCH

A Bologna il dibattito si è concentrato sul fascino e il trionfo dei viaggi su misura che hanno la meglio sui classici prodotti da catalogo. L’imperativo è la sartorialità, la capacità di essere creatori consapevoli di un itinerario da cucire addosso ai propri clienti. Il modello dominante è quello del viaggio customizzato che non si costruisce solo sul prezzo (per quanto questo possa incidere), ma parte dai sogni e dalle aspettative di un cliente preparatissimo, che richiede all’agente di viaggi una definitiva trasformazione di ruolo e approccio. L’adv deve dunque uscire dalla sua zona comfort: non è più un semplice banconista ma un consulente a 360 gradi, garante dell’assistenza e della sicurezza e all’occorrenza anche psicologo. Fondamentale perciò mettere a sistema esperienza, competenza e tutele, veicolando tali valori al cliente finale con uno storytelling positivo ed efficace.

Lo slancio verso la sartorialità si sposa con il trend ormai consolidato della personalizzazione, che non significa solo rispondere ai desiderata dei viaggiatori, ma anche dare valore alla relazione e instaurare un sentimento di fiducia.

Sul tavolo emiliano experience e turismo lento (tanto nell’incoming, quanto nell’outgoing) sono state tra le prime portate, insieme al lusso internazionale e alla voglia (o meglio alla necessità) di rafforzare il dialogo con le dmc.
Tutti d’accordo poi nella lotta all’abusivismo selvaggio e in una certa resistenza nei confronti delle piattaforme online, che a detta degli agenti selezionano poco e non verificano la qualità dei fornitori. Al bando poi – lo hanno detto e ridetto gli agenti – le fake news e l’allarmismo di certi media, che danneggia il turismo mandando in tilt i viaggiatori, e di conseguenza gli intermediari. Un tema, quello della comunicazione diretta, che le agenzie hanno ammesso di voler collaudare con maggiore efficacia.

Road to Bit a Bologna

DAI SOCIAL POWER ALLA TENACIA

Tanta energia anche a Taranto, dove è emerso quanto la relazione umana resti imprescindibile, e quanto questa possa essere alimentata dalla forza dei nuovi linguaggi digitali che varcano ogni confine e imprimono un boost al già potentissimo passaparola.

L’universo dei social media mostra con facilità mondi lontani, anticipa l’esperienza, ispira idee: qui si apre un ambiente prolifero per la distribuzione, sono diversi gli spunti da cui un agente di viaggi può trarre benefici e migliorare la sua interlocuzione con la clientela.

Ci sono agenzie che dei social hanno fatto il loro biglietto da visita. Hanno assunto personale specializzato e possono contare su un portfolio di follower da influencer, rimpolpando il personal branding e distinguendosi. Perché Instagram & Co. per chi vende viaggi sono nuove vetrine, e cogliere le potenzialità dell’intelligenza artificiale rappresenta una grande opportunità da cogliere. L’Ai può essere il collega della scrivania accanto.

Al contempo è venuto fuori un forte ottimismo in termini di ricambio generazionale: il settore vanta infatti imprenditori ventenni su cui poter puntare. Ma i giovani devono mostrarsi più proattivi e pronti al sacrificio, disposti ad affrontare le problematiche che un comparto come il turismo organizzato da sempre deve gestire. La parola d’ordine è tenacia. Anche perché è stato fatto notare come per molti si configuri una perdita di ruolo dovuta soprattutto alla disintermediazione: il mestiere spesso non è più percepito come professione. Ora il “cugino” è TikTok.

Road to Bit a Taranto

IL SOGNO DI UN’ACCADEMIA

La tappa barese ha scoperto le carte su uno dei tasti più dolenti del settore: il totale scollamento tra il mondo della scuola e le reali necessità del mercato del lavoro. Trovare personale (figuriamoci qualificato) è diventata un’impresa titanica e manca una pipeline strutturata di giovani talenti. La distribuzione sogna percorsi di formazione interna, augurandosi che l’idea di una vera e propria Accademia per agenti di viaggi non sia solo una chimera.

Sul fronte clienti, è stato evidenziato un gap psicologico che riguarda la Gen Z. Ovvero: molti giovani si vergognano a entrare in agenzia, convinti che affidarsi a un intermediario significhi non sapersela cavare da soli. Serve perciò rinnovare l’appeal del trade agli occhi delle nuove generazioni, sia come clienti (creando prodotti di gruppo targettizzati sul pubblico young), sia come futuri professionisti.

Road to Bit a Bari

NODO FORNITORI

Nella quarta tappa, quella di Ancona, dibattito acceso sulle criticità operative e sui rapporti con i grandi fornitori e la burocrazia contrattuale. Le agenzie di viaggi hanno espresso con chiarezza un’esigenza: essere considerati imprenditori, quali sono. Molti intermediari sentono di essere percepiti, sia da taluni fornitori di servizi che dagli stessi consumatori, come “meri venditori” e non come imprenditori e consulenti professionalmente preparati. È fuoriuscito un sentimento diffuso di solitudine: capita, infatti, che gli agenti si sentano abbandonati dai fornitori. Sfogo che certamente implica una riflessione più profonda.

È stato dunque rimarcato come l’agente stesso debba sapersi valorizzare come esperto di destinazioni e prodotti, andando oltre la standardizzazione che rischia di uccidere il mercato. Chi punta solo sui grandi numeri dei pacchetti tradizionali senza specializzarsi subisce cali drastici del fatturato. La salvezza sta certamente nel binomio vincente tra relazione umana e tecnologia, che ciascuno deve sfruttare a seconda delle esigenze. Fondamentale in questo percorso sarà studiare al meglio il “grande competitor” digitale, non necessariamente emularlo.

Road to Bit ad Ancona

CAMBIO DI PARADIGMA

Al termine di queste quattro tappe, emergono fili conduttori chiarissimi che uniscono l’Italia turistica. Uno su tutti è operativo: le agenzie soffrono meccanismi in “stile ticket”. Quando un cliente è in difficoltà all’estero, l’agente ha bisogno di risposte immediate e non di un’assistenza standardizzata via e-mail dai fornitori. Questo sta spingendo molte adv a selezionare partner più piccoli, flessibili e orientati alle relazioni umane.

Il secondo filo conduttore è culturale e generazionale. I giovani non respingono l’intermediazione a prescindere; rifiutano un modello di agenzia antiquato che non parla la loro lingua. La vera sfida del settore per i prossimi anni non sarà convincere le nuove leve a entrare nelle agenzie così come sono oggi, ma trasformare le agenzie in spazi culturali, digitali e di community in cui i giovani vogliano finalmente identificarsi e specchiarsi. E questo vale anche per chi l’agente di viaggi vuole farlo di mestiere.

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