Royal, il ceo Liberty: «La guerra non ferma le crociere» – L’intervista
MALAGA – Siamo a largo di Terragona. Il vento sferza la prua di Legend. Sul ponte quindici si beccheggia quando nella celebration room del ristorante Hooked fa il suo ingresso, sicuro, Jason Liberty, presidente e ceo di Royal Caribbean Group. L’ammiraglia ondeggia e noi con lei. Ma lui no. Nulla sembra scuotere il numero uno del colosso Usa, uomo di finanza ben certo che nessun conflitto potrà intaccare il business di navi e porti.
L’ultima trimestrale, resa nota in queste ore, gli ha dato ragione. Il fatturato è cresciuto oltre le attese (+6% per 4,83 miliardi di dollari) e il Gruppo ha rivisto al rialzo le stime annuali.
I numeri, insomma, tornano e torneranno. Come ha lasciato intendere il big boss nella roundtable con soli sei giornalisti europei, tra cui L’Agenzia di Viaggi Magazine, unico media italiano.
Qual è stato il reale impatto della guerra in Medio Oriente sul settore delle crociere e, in particolare, su Royal Caribbean?
«Abbiamo assistito innanzitutto a un aumento del prezzo del carburante. Per noi, tuttavia, l’effetto è stato molto più contenuto rispetto ad altre compagnie, perché circa il 60% dei nostri consumi era già coperto da contratti di hedging. Noi acquistiamo il carburante con largo anticipo, generalmente tra i 12 e i 24 mesi prima, ma anche oltre. Questo ci ha permesso di proteggerci in parte dalle oscillazioni dei prezzi. Come abbiamo detto nell’ultima conference call con gli investitori, la domanda per l’Europa è rimasta molto buona, ma abbiamo registrato un lieve rallentamento soprattutto per gli itinerari sul versante orientale. Ritengo si tratti però di un effetto temporaneo, non di un cambiamento strutturale. Quando è scoppiata la guerra, avevamo due navi nel Golfo. Le abbiamo subito riposizionate».
Intendete riportare le navi nel Golfo?
«Mi auguro di sì, ma non credo che questo avverrà in un futuro prossimo. Dobbiamo aspettare che la situazione si stabilizzi. Forse tra un paio d’anni. La programmazione delle navi viene fatta con 18-24 mesi di anticipo e, ora come ora, non abbiamo preso una decisione in tal senso. Storicamente la domanda per il Medio Oriente è sempre stata molto forte, così come quella per Israele e per l’Egitto. Speriamo che possa tornare ai livelli precedenti, ma in questo momento è ancora troppo presto per fare previsioni».
Come avete reagito al rallentamento della domanda?
«In realtà a domanda per l’Europa continua a essere molto forte. Si è solo leggermente normalizzata rispetto ai livelli straordinari che registravamo all’inizio dell’anno. È un fenomeno comprensibile. Il costo per raggiungere l’Europa era molto aumentato: i prezzi dei voli erano cresciuti anche del 40-45%; oggi siamo intorno al +10-15% e la situazione continua a migliorare. Del resto, quando una persona sceglie una vacanza non valuta soltanto il costo della crociera, ma il costo complessivo del viaggio: voli, trasferimenti e tutte le altre spese».
La riduzione dei prezzi è arrivata con il primo cessate il fuoco?
«No. La normalizzazione era già iniziata tra fine aprile e il maggio e oggi è ancora più evidente».

Roundtable con Jason Liberty
Eppure Carnival ha parlato di arresto cardiaco della domanda.
«Io descriverei la situazione in modo diverso. Per noi è stato un po’ come quando si prende una botta al piede contro uno spigolo: sul momento fa molto male, ma dopo qualche minuto passa e si torna a correre. Ecco, l’effetto è stato più o meno questo. Nel complesso, la domanda di crociere rimane straordinariamente forte. E in generale anche le persone continuano a voler andare in vacanza. Per l’estate siamo quasi al completo. C’è davvero pochissima disponibilità residua».
C’è però incertezza e le prenotazioni sono sempre più sotto data. Questo lo riconosce?
«Sì, abbiamo osservato sempre più prenotazioni a ridosso della partenza. È una dinamica che registriamo ormai ogni trimestre, ma negli ultimi mesi è stata condizionata soprattutto da ciò che stava succedendo nel trasporto aereo. Molti voli venivano cancellati oppure accorpati e le tariffe aumentavano. Pensiamo a una famiglia di classe media: se il costo dei voli per l’Europa passa da 1.400 a 2.200 dollari e si viaggia in quattro o cinque persone, la differenza economica diventa assai significativa. Questo ha indotto alcune famiglie ad aspettare prima di prenotare».
Indubbiamente l’inflazione impatta sulle famiglie. Conterrete per questo le tariffe delle crociere?
«Stiamo monitorando il fenomeno. Naturalmente, man mano che cresciamo, possiamo contare su economie di scala che, nel lungo periodo, ci aiutano a contenere i costi. Quello che però non facciamo è intervenire riducendo la qualità dell’esperienza. Non abbiamo alcuna intenzione di compromettere l’esperienza degli ospiti. Anzi, il nostro obiettivo è migliorarla, sia a bordo che a terra. Insomma, puntiamo a diventare più efficienti senza sacrificare il prodotto. In generale, comunque, credo che il nostro sia un eccellente rapporto qualità-prezzo».
Qual è oggi il peso dell’Europa nella capacità complessiva del Gruppo?
«Ad oggi poco meno di un terzo della nostra capacità complessiva è impiegata in Europa. Circa due terzi della nostra presenza europea è concentrata nel Mediterraneo orientale e occidentale; il resto è distribuito tra Baltico e Nord Europa. In futuro prevediamo un’espansione di tutte queste aree. Ma non si tratta solo di aumentare il numero di navi nelle destinazioni. Stiamo lavorando con i governi locali per sviluppare nuovi porti e nuove opportunità».
Fronte tecnologia, in che modo l’Ai è integrata sulle vostre navi?
«Navi come Legend of the Seas sono dotate di sensori ovunque. Sistemi che riguardano illuminazione, motori, gestione dell’equipaggio, smaltimento dei rifiuti e molti altri processi. Va detto poi che oggi abbiamo finalmente a disposizione enormi quantità di dati e la potenza di calcolo necessaria per utilizzarli in modo molto più intelligente. Mi piace spiegare questo concetto con una metafora. Pensate a Spider-Man. È come se tutti noi fossimo stati morsi dal ragno: l’intelligenza artificiale è il nostro superpotere che dobbiamo sfruttare per migliorare l’esperienza degli ospiti, ma anche per ridurre il nostro impatto sul pianeta: diminuire gli sprechi alimentari, ottimizzare i consumi, rendere le nostre attività più sostenibili e migliorare l’esperienza lavorativa dei nostri dipendenti. Noi gestiamo vere e proprie città galleggianti. E queste città sono ormai ricche di sensori che ci permettono di raccogliere informazioni utili. Per chiarire, però: non facciamo cose da film di fantascienza, non utilizziamo sensori per monitorare le persone nelle cabine, sapere cosa stanno facendo o seguirne i movimenti. Utilizziamo queste tecnologie per capire, ad esempio, quando è opportuno regolare l’illuminazione o la climatizzazione, oppure come gestire in modo più efficiente il cibo. Proprio sul fronte dello spreco alimentare abbiamo già ottenuto risultati molto importanti: siamo riusciti a ridurlo di quasi il 50%. Le possibilità offerte da queste tecnologie sono praticamente infinite. Guardando al futuro, anche nella progettazione delle prossime navi, le applicazioni possibili sono davvero senza limiti».
Tema sostenibilità, visti gli intoppi nella catena di approvvigionamento e gli alti costi del carburante, avete ripensato la strategia di impiego del gas naturale liquefatto?
«Per noi il gnl non è una scelta dettata dal costo, bensì dagli obiettivi di sostenibilità ambientale. La disponibilità di carburanti sintetici che siano scalabili e accessibili è il motivo per cui continuiamo a investire in questa tecnologia. Siamo anche impegnati a ridurre il fenomeno del methane slip, ovvero la dispersione di metano durante l’utilizzo del gnl. Proprio di recente abbiamo avuto un incontro con uno dei nostri fornitori per discutere i progressi in questo ambito. Siamo nel pieno di una transizione energetica e crediamo che il gnl rappresenti una delle tecnologie chiave di questo percorso».
Questa intervista è frutto del dichiarazioni rilasciate da Jason Liberty nel corso della crociera pre-inaugurale di Legend of the Seas da Malaga a Civitavecchia, durante la rountable con i giornalisti europei e la conferenza stampa generale.


