Site icon L'Agenzia di Viaggi Magazine

Ryanair, +40% di utili. Niente rincari in vista

Ryanair_Adobe

Utili record in crescita del 40%, +4% di traffico con 208,4 milioni di passeggeri. Ryanair chiude l’anno fiscale 2026 con un utile netto di 2,26 miliardi di euro, risultato superiore agli 1,61 miliardi registrati nell’esercizio precedente.

C’è un però: nel quarto trimestre la low cost irlandese ha accusato una perdita netta di 396 milioni di euro, esito peggiore rispetto alle previsioni degli analisti e superiore al rosso di 328 milioni nello stesso periodo del 2025, pari a circa il 20,7%.

Entriamo ancora di più nei dettagli.

OLTRE 208 MILIONI DI PASSEGGERI

Traffico passeggeri, dunque, oltre quota 208 milioni, nonostante i ritardi nella consegna di 29 B-8200. Per l’anno in corso ne sono previsti 216 milioni, con una flotta di 647 aerei, inclusi i 210 Boeing 737 Gamechangers. L’obiettivo è che il Boeing 737-10 sia certificato entro il 2026 e che i primi 15 aerei vengano consegnati entro la prima 2027. Immutato il target di 300 milioni di passeggeri entro 2034.

Il fatturato del Gruppo è aumentato dell’11%, attestandosi a 15,54 miliardi di euro. L’Italia è il primo mercato con 3,4 miliardi di euro di fatturato, in crescita dai 2,9 miliardi dell’anno precedente davanti a Spagna, Regno Unito e Irlanda.

I ricavi da traffico sono saliti del 14% a 10,56 miliardi di euro, sostenuti da tariffe superiori del 10%, che hanno compensato il calo del 7% registrato nell’anno precedente. Le ancillary revenues, tra cui bagagli e prenotazione dei posti, sono cresciute del 6% a 4,99 miliardi di euro, pari a circa 24 euro per passeggero.

Il prezzo dei biglietti, salito del 10% nell’esercizio appena concluso, dovrebbe restare “sostanzialmente stabile” anche nel secondo. “Il risultato finale – si legge nel report di Ryanair – dipenderà totalmente dalle prenotazioni e dalle tariffe del picco del secondo trimestre“.

NESSUNA GUIDANCE FINANZIARIA

Ryanair non ha fornito una guidance finanziaria nonostante i risultati positivi, spiegando che le incertezze sono dovute all’aumento dei costi del jet fuel. I costi unitari per l’esercizio 2027, spiega ancora la compagnia, sono destinati a crescere, mentre il 20% del fabbisogno di carburante non coperto da hedging ha registrato un forte incremento dei prezzi.

L’80% del proprio fabbisogno di carburante a 67 dollari al barile è coperto fino ad aprile 2027, elemento che contribuirà – precisa Ryanair – a proteggere la redditività e a garantire un vantaggio competitivo rispetto agli altri vettori.

Nessun timore per la mancanza di cherosene: l’Europa rimane relativamente ben rifornita con volumi significativi provenienti dall’Africa occidentale, dalle Americhe e dalla Norvegia.

Pesa eccome, invece, il costo del jet fuel: secondo il direttore finanziario, Neil Sorahan, inciderà sulla bolletta carburante per «qualche centinaio di milioni di euro».

O’LEARY: «RICAVI DIMINUITI PER I RITARDI NELLE CONSEGNE»

Il ceo Michael O’Leary ha commentato i risultati in una nota: «Con la consegna di tutti i 210 B-8200 “Gamechanger”, gli altri ricavi sono diminuiti a causa di un significativo calo dei compensi per i ritardi di consegna nell’esercizio 2026».

Poi è tornato sullo scontro con l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, spiegando che, sebbene i legali della compagnia siano fiduciosi che la sanzione inflitta nel dicembre 2025 venga annullata in appello, nei conti 2026 è stato inserito un accantonamento straordinario da 85 milioni di euro, pari a circa il 33% della multa complessiva da 256 milioni.

Ryanair ha in agenda il pagamento di un bond in scadenza da 1,2 miliardi di euro la prossima settimana e fissato il dividendo da 0,195 euro per azione.

Infine, è in corso la trattativa per il rinnovo del contratto di O’Leary, in scadenza nel 2028, con l’obiettivo di estenderlo fino al 2032. In base alla proposta in discussione, il ceo riceverebbe un’opzione per acquistare 10 milioni di azioni emesse al prezzo di mercato, prima del recente calo legato alla guerra con l’Iran.

Opzioni che saranno esercitabili, si legge nella nota, “solo al raggiungimento di obiettivi molto ambiziosi di utile netto o di crescita del prezzo delle azioni”.

Exit mobile version