Crisi jet fuel: impatto sui voli

Crisi jet fuel: impatto sui voli
13 Aprile 10:36 2026

Gli aeroporti europei rischiano una carenza «sistemica» di carburante per aerei, se lo Stretto di Hormuz non sarà completamente riaperto entro tre settimane. L’avvertimento, che risuona sempre più cupo, alla luce delle trattative di pace fallite tra Stati Uniti e Iran (qui, gli aggiornamenti del New York Times), è di Aci Europe, che rappresenta gli aeroporti dell’Ue. «Il jet fuel è la parte più critica», ha confermato l’ad di Eni, Claudio Descalzi, a margine della Scuola di formazione della Lega, a Roma. Alla luce di questa situazione, il prossimo 21 aprile si riuniranno i ministri dei Trasporti dei Paesi dell’Unione europea. Intanto, la crisi in Medio Oriente potrebbe portare vantaggi a chi prenota oggi un volo long haul per l’estate.

IL VERTICE UE

Il 21 aprile, dunque, ci sarà un vertice d’urgenza in videoconferenza dell’Ue, per valutare le ripercussioni della crisi energetica in Medio Oriente sui sistemi di trasporto europei, con priorità al comparto aereo.

L’incontro avrà carattere operativo: nel dettaglio, sarà svolta un’attenta analisi dell’impatto sui prezzi e sulla disponibilità di jet fuel, una valutazione delle vulnerabilità lungo le filiere logistiche e saranno definite delle misure di coordinamento per garantire la continuità dei servizi essenziali. Tra i temi attesi, figurano le procedure di emergenza per l’assegnazione di slot e combustibile, i piani di riorientamento delle rotte e gli aeroporti alternativi, nonché strumenti di sostegno per vettori aerei e operatori cargo soggetti a choc di fornitura.

Nel corso del vertice, saranno anche esaminate tutte le possibili  contromisure per assicurare la mobilità e la connettività nel trasporto, da quello marittimo a quello ferroviario, nonché  la necessità di un monitoraggio congiunto delle scorte energetiche e delle derivazioni logistiche critiche. La convocazione riflette la necessità di un approccio paneuropeo per mitigare effetti sistemici, preservare la sicurezza delle reti e ridurre l’impatto sul traffico passeggeri e merci.

LA LETTERA DELL’ACI EUROPE

Le riserve di carburante per aerei si stanno esaurendo, ha detto l’associazione, mentre «l’impatto delle attività militari sulla domanda» sta ulteriormente mettendo a dura prova le forniture.

In una lettera al commissario europeo per i trasporti, Apostolos Tzitzikostas, l’Aci Europe – si legge sul Financial Times – ha avvisato delle «crescenti preoccupazioni del settore aeroportuale in merito alla disponibilità di carburante per aerei, nonché della necessità di un monitoraggio e di un’azione proattiva da parte dell’Ue».

“Se il transito attraverso lo Stretto di Hormuz non riprenderà in modo significativo e stabile entro le prossime tre settimane, una carenza sistemica di carburante per aerei diventerà una realtà, per l’Ue”, si legge nella lettera. Si aggiunge che l’avvicinarsi dell’alta stagione estiva, «quando il trasporto aereo è fondamentale per l’intero ecosistema turistico da cui dipendono molte economie [dell’Ue]», ha intensificato queste preoccupazioni.

Alcuni Paesi asiatici, come il Vietnam, hanno iniziato a razionare il carburante per aerei a causa della carenza, ma l’Europa finora non ha registrato carenze diffuse, sebbene i prezzi del carburante siano raddoppiati e le compagnie aeree abbiano avvertito del rischio di cancellazioni.

I prezzi di riferimento del carburante per aerei nell’Europa nord-occidentale si aggirano intorno ai 1.580 dollari alla tonnellata, secondo l’agenzia di informazioni sui prezzi Argus Media, in aumento rispetto ai circa 750 dollari alla tonnellata del periodo prebellico. Le compagnie aeree europee affermano di avere scorte di carburante sufficienti per diverse settimane, ma i fornitori non sono in grado di garantire le consegne fino a maggio.

Nella sua lettera, Aci Europe ha chiesto un monitoraggio a livello Ue dell’offerta, per aiutare il settore a coordinare la sua risposta. «Al momento, non esiste una mappatura/valutazione e un monitoraggio a livello Ue della produzione e della disponibilità di carburante per aerei», ha affermato. «Una crisi di approvvigionamento comprometterebbe gravemente le operazioni aeroportuali e la connettività aerea, con il rischio di pesanti ripercussioni economiche per le comunità colpite e per l’Europa».

VOLI CANCELLATI, COSA FARE

«Se i voli saranno cancellati, i consumatori avranno diritto a scegliere tra il rimborso entro sette giorni senza penali dell’intero costo del biglietto e la riprotezione, ossia l’imbarco su un volo alternativo per la destinazione finale non appena possibile, o a una data successiva, a seconda della disponibilità di posti. Potrebbe scattare anche la compensazione pecuniaria, se le compagnie, pur essendo state informate della mancanza di carburante, non informeranno i consumatori nei tempi previsti, oppure se la compagnia aerea non ordinerà con congruo e sufficiente anticipo il carburante», ha spiegato intanto Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa italiane.

«Vogliamo invece tranquillizzare gli automobilisti che ci hanno contattato in queste settimane allarmati dai cartelli ‘carburante esaurito’ ai distributori. Non ci sono problemi per benzina e gasolio. Lo Stretto di Hormuz crea problemi all’Europa per le forniture di jet fuel poiché la dipendenza dalle raffinerie del Medio Oriente per questi prodotti finiti è molto elevata. Questo rischio è molto minore per il gasolio per auto e quasi inesistente per la benzina, dato che le raffinerie europee producono benzina in eccesso rispetto al fabbisogno interno. Quindi nessun problema, salvo la guerra riprenda e duri a lungo», ha concluso Dona.

COSA DICE DESCALZI

Per i carburanti «abbiamo le riserve strategiche, dobbiamo capire per quanto tempo possiamo usufruirne. Io penso che per alcuni prodotti non ci saranno problemi. Il gas è il meno impattato, le benzine non sono impattate. Il greggio non è un problema, ma poi bisogna avere le raffinerie per processarlo. Il gasolio c’è, ma bisogna riuscire a competere con altre aree che ne hanno bisogno. Il jet fuel è la parte più critica». Lo ha confermato l’ad di Eni, Claudio Descalzi, a margine della Scuola di formazione della Lega, a Roma. «L’Europa deve importare circa il 35% del jet fuel, perché non ha più raffinerie per produrlo. Bisogna capire dove si trova e a che prezzo si trova».

“Siamo arrivati in una situazione in cui o hai capacità di produrre o rischi, per il jet fuel rischi e per il diesel rischi. In Italia, si consumano 5-6 milioni di tonnellate e se ne importa il 35%. Si dice che si può produrre di più, ma come? Dopo lo stress test del Covid e delle guerra, non è una questione di prezzi, ma di volumi», ha aggiunto Descalzi.

L’ANALISI COFACE

Secondo un’analisi di Coface, società di assicurazione del credito e nella gestione del rischio commerciale, il conflitto in Medio Oriente sta colpendo duramente il trasporto aereo mondiale.

I vettori più esposti sono quelli asiatici, che dipendono dal Golfo per circa il 60% del fabbisogno di greggio e operano quasi senza coperture sui prezzi del carburante. Il Vietnam ha già tagliato i voli dal 1° aprile per rischio di shortage; le Filippine, con riserve di cherosene stimate a 38 giorni al 20 marzo, rischiano l’esaurimento entro la fine di aprile. In Europa, dove oltre il 40% delle forniture di cherosene transita per Hormuz, possibili carenze si profilano già a maggio, benché le compagnie europee abbiano coperto in media l’80% del fabbisogno carburante 2026. Le alternative sono limitate: la raffineria nigeriana Dangote, a pieno regime, può esportare circa 100.000 barili al giorno, a fronte dei 300.000 che l’Europa importa normalmente dal Golfo; le specifiche tecniche diverse (Jet A americano vs. Jet A-1 europeo/asiatico) frenano la sostituzione rapida; i biocarburanti per l’aviazione (Saf) coprono appena lo 0,6% dei consumi.

Sul piano industriale, il carburante rappresenta normalmente il 25-35% dei costi operativi delle compagnie aeree (una quota oggi ben superiore) e le low-cost risultano le più vulnerabili: il 38% dei vettori a basso costo quotati ha registrato un margine operativo negativo medio nel 2025, contro il 27% delle compagnie tradizionali. La dimensione aziendale non offre una protezione significativa. Se i prezzi dell’energia resteranno elevati a lungo, la compressione dei margini si estenderà all’intero settore, con il rischio che l’inflazione eroda la domanda di viaggi e impedisca alle compagnie di continuare a trasferire i maggiori costi sui passeggeri.

APPROFITTARE DELLA CRISI

La crisi in Medio Oriente potrebbe determinare vantaggi, quantomeno, per chi prenota oggi un volo per raggiungere una meta esotica. Lo afferma Assoutenti, che ha monitorato le tariffe aeree per alcune località turistiche dell’Oceano Indiano e dell’Asia. Oggi, per esempio, si riesce ad acquistare un volo di sola andata da Roma per le Seychelles a meno di 200 euro (197 euro per l’esattezza), mentre bastano 250 euro per raggiungere le Maldive.

L'Autore

Patrizio Cairoli
Patrizio Cairoli

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