Stati Uniti, travel ko: l’effetto Trump costerà 30 miliardi di dollari

Stati Uniti, travel ko: l’effetto Trump costerà 30 miliardi di dollari
14 Luglio 10:31 2025

Nel 2025, il turismo statunitense potrebbe subire una perdita di quasi 30 miliardi di dollari. Nel mezzo di una forte ripresa globale dei viaggi, negli Stati Uniti è visibile una tendenza opposta dovuta a una combinazione di fattori, tra cui le tensioni geopolitiche, l’instabilità economica e un’immagine negativa del Paese agli occhi di molti potenziali viaggiatori, a causa di controlli più rigorosi alle frontiere e di nuovi travel ban imposti dall’amministrazione Trump.

Il World Travel & Tourism Council (Wttc) ha rilevato che gli Stati Uniti sono l’unico dei 184 Paesi analizzati che registrerà un calo delle entrate turistiche (pari a 12,5 miliardi di dollari), quest’anno. In precedenza, Tourism Economics, una divisione di Oxford Economics, aveva previsto una crescita del 9% dei viaggi in entrata, prevedendo un contributo economico aggiuntivo di 16,3 miliardi di dollari. I dati sono stati ora rivisti al ribasso e Tourism Economics prevede un calo dell’8,2% degli arrivi internazionali (-8,3 miliardi di dollari). Si prevede quindi che la flessione creerà un divario di entrate compreso tra 25 e 29 miliardi di dollari, a seconda del modello economico utilizzato.

I DATI DI GIUGNO

Secondo i dati preliminari pubblicati dal National Travel and Tourism Office, le visite dall’estero negli Stati Uniti, a giugno, sono diminuite del 3,4% su base annua: i 2,8 milioni di viaggiatori stranieri registrati rappresentano un calo del 20% rispetto ai livelli del 2019. Il dato relativo ai turisti stranieri esclude i visitatori provenienti da Canada e Messico. Tra i Paesi a fare eccezione, l’Italia: a giugno, registrato un aumento del 3,4%. Per il Canada, gli ultimi dati mostrano che gli arrivi via aereo negli Stati Uniti sono diminuiti del 22%, a giugno, e gli arrivi attraverso i confini terrestri del 33%.

CROLLO DEI MERCATI SCANDINAVI, SORPRESA ITALIA E SPAGNA

Dei 20 principali mercati in entrata, 11 hanno registrato un calo, a giugno. Gli arrivi dall’Europa occidentale, una delle principali regioni in entrata per gli Stati Uniti, sono diminuiti del 2,5%. Tutti i Paesi scandinavi hanno registrato un calo a due cifre. Non sorprende, in particolare, che il numero di danesi sia in caduta libera (-17,8%), dopo le recenti rivendicazioni degli Stati Uniti sulla Groenlandia. Anche gli arrivi totali da Norvegia, Svezia e Finlandia sono crollati rispettivamente del 13,9%, del 12,8% e del 12,7%.

Anche grandi mercati come Regno Unito, Germania e Francia hanno registrato cali, rispettivamente dell’1,1%, del 3,7% e del 5,5%. I viaggiatori provenienti dalla Polonia sono diminuiti del 3,8%. A compensare in parte i dati deboli dell’Europa, gli Stati Uniti hanno ricevuto più visitatori dall’Italia (+3,4%) e dalla Spagna (+2,1%).

RESILIENZA DEI MERCATI DELL’AMERICA LATINA

L’Asia, nel frattempo, è in calo del 6,9%, con ribassi a due cifre registrati da Hong Kong, Indonesia, Pakistan e Vietnam. Grandi mercati in entrata come India e Cina hanno registrato un calo rispettivamente dell’8,1% e dell’8,3%.

Anche gli arrivi dal Medio Oriente stanno soffrendo. A giugno, il numero totale di visitatori è diminuito del 15,6%. Solo un Paese ha registrato un aumento il mese scorso: l’Egitto, con un aumento degli arrivi del 2,4%.

Nel frattempo, la regione più resiliente a giugno è stata l’America Latina (Messico escluso). Gli arrivi dall’America Centrale hanno registrato una crescita del 6,8%, mentre i visitatori sudamericani sono aumentati del 2,1%. È interessante notare che due dei maggiori mercati in entrata sudamericani degli Stati Uniti – Argentina e Brasile – hanno registrato rispettivamente incrementi del 15,6% e del 18,6%.

In totale, gli Stati Uniti hanno accolto 15,92 milioni di visitatori stranieri nel primo semestre del 2025, con un calo dell’1,2% rispetto allo stesso periodo del 2024. È probabile che il calo continui per il resto dell’anno, come previsto da diverse istituzioni.

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