Stati Uniti, travel ko: l’effetto Trump costerà 30 miliardi di dollari
Nel 2025, il turismo statunitense potrebbe subire una perdita di quasi 30 miliardi di dollari. Nel mezzo di una forte ripresa globale dei viaggi, negli Stati Uniti è visibile una tendenza opposta dovuta a una combinazione di fattori, tra cui le tensioni geopolitiche, l’instabilità economica e un’immagine negativa del Paese agli occhi di molti potenziali viaggiatori, a causa di controlli più rigorosi alle frontiere e di nuovi travel ban imposti dall’amministrazione Trump.
Il World Travel & Tourism Council (Wttc) ha rilevato che gli Stati Uniti sono l’unico dei 184 Paesi analizzati che registrerà un calo delle entrate turistiche (pari a 12,5 miliardi di dollari), quest’anno. In precedenza, Tourism Economics, una divisione di Oxford Economics, aveva previsto una crescita del 9% dei viaggi in entrata, prevedendo un contributo economico aggiuntivo di 16,3 miliardi di dollari. I dati sono stati ora rivisti al ribasso e Tourism Economics prevede un calo dell’8,2% degli arrivi internazionali (-8,3 miliardi di dollari). Si prevede quindi che la flessione creerà un divario di entrate compreso tra 25 e 29 miliardi di dollari, a seconda del modello economico utilizzato.
I DATI DI GIUGNO
Secondo i dati preliminari pubblicati dal National Travel and Tourism Office, le visite dall’estero negli Stati Uniti, a giugno, sono diminuite del 3,4% su base annua: i 2,8 milioni di viaggiatori stranieri registrati rappresentano un calo del 20% rispetto ai livelli del 2019. Il dato relativo ai turisti stranieri esclude i visitatori provenienti da Canada e Messico. Tra i Paesi a fare eccezione, l’Italia: a giugno, registrato un aumento del 3,4%. Per il Canada, gli ultimi dati mostrano che gli arrivi via aereo negli Stati Uniti sono diminuiti del 22%, a giugno, e gli arrivi attraverso i confini terrestri del 33%.
CROLLO DEI MERCATI SCANDINAVI, SORPRESA ITALIA E SPAGNA
Dei 20 principali mercati in entrata, 11 hanno registrato un calo, a giugno. Gli arrivi dall’Europa occidentale, una delle principali regioni in entrata per gli Stati Uniti, sono diminuiti del 2,5%. Tutti i Paesi scandinavi hanno registrato un calo a due cifre. Non sorprende, in particolare, che il numero di danesi sia in caduta libera (-17,8%), dopo le recenti rivendicazioni degli Stati Uniti sulla Groenlandia. Anche gli arrivi totali da Norvegia, Svezia e Finlandia sono crollati rispettivamente del 13,9%, del 12,8% e del 12,7%.
Anche grandi mercati come Regno Unito, Germania e Francia hanno registrato cali, rispettivamente dell’1,1%, del 3,7% e del 5,5%. I viaggiatori provenienti dalla Polonia sono diminuiti del 3,8%. A compensare in parte i dati deboli dell’Europa, gli Stati Uniti hanno ricevuto più visitatori dall’Italia (+3,4%) e dalla Spagna (+2,1%).
RESILIENZA DEI MERCATI DELL’AMERICA LATINA
L’Asia, nel frattempo, è in calo del 6,9%, con ribassi a due cifre registrati da Hong Kong, Indonesia, Pakistan e Vietnam. Grandi mercati in entrata come India e Cina hanno registrato un calo rispettivamente dell’8,1% e dell’8,3%.
Anche gli arrivi dal Medio Oriente stanno soffrendo. A giugno, il numero totale di visitatori è diminuito del 15,6%. Solo un Paese ha registrato un aumento il mese scorso: l’Egitto, con un aumento degli arrivi del 2,4%.
Nel frattempo, la regione più resiliente a giugno è stata l’America Latina (Messico escluso). Gli arrivi dall’America Centrale hanno registrato una crescita del 6,8%, mentre i visitatori sudamericani sono aumentati del 2,1%. È interessante notare che due dei maggiori mercati in entrata sudamericani degli Stati Uniti – Argentina e Brasile – hanno registrato rispettivamente incrementi del 15,6% e del 18,6%.
In totale, gli Stati Uniti hanno accolto 15,92 milioni di visitatori stranieri nel primo semestre del 2025, con un calo dell’1,2% rispetto allo stesso periodo del 2024. È probabile che il calo continui per il resto dell’anno, come previsto da diverse istituzioni.


