Usa, c’è poco da festeggiare

Usa, c’è poco da festeggiare
03 Settembre 10:09 2026

Donald Trump celebra il boom estivo del turismo statunitense, ma dietro i numeri record legati ai Mondiali resta aperto il nodo dell’inbound internazionale, così come il calo di viaggi oltreoceano di cui ha risentito anche l’Italia. Ieri, mercoledì 2 settembre, il presidente statunitense ha incontrato, alla Casa Bianca, i vertici di alcuni dei principali gruppi del travel, convocati per fare il punto sulla stagione estiva e sulle prospettive del settore.

«Abbiamo raggiunto un record assoluto. Il Paese sta prosperando», ha affermato Trump durante il meeting, attribuendo anche alle politiche della propria amministrazione il merito dei risultati ottenuti negli ultimi mesi.

Al tavolo erano presenti rappresentanti di American Airlines, Booking Holdings, Caesars Entertainment, Carnival, Hard Rock International, Hilton, Ihg Hotels & Resorts, Marriott International e Mgm Resorts International. All’incontro hanno partecipato anche il segretario ai Trasporti, Sean Duffy, e il presidente e ceo di U.S. Travel Association, Geoff Freeman; Andrew Giuliani, alla guida della task force della Casa Bianca per i Mondiali, e Casey Wasserman, presidente del comitato organizzatore dei Giochi olimpici di Los Angeles 2028.

La Casa Bianca ha presentato il vertice come l’occasione per celebrare una stagione turistica «storica», sostenuta soprattutto dai Mondiali di calcio maschile e dalle celebrazioni per il 250° anniversario degli Stati Uniti.

A giugno, la spesa per i viaggi negli Usa è cresciuta del 6,2% su base annua, raggiungendo i 122,1 miliardi di dollari, il livello mensile più elevato dell’ultimo anno. I Mondiali hanno inoltre fatto registrare un’affluenza record – secondo la Fifa dell’amico Gianni Infantino – e hanno generato importanti ricadute sui mercati e sulle città ospitanti.

A luglio arrivi overseas in calo del 7%

La fotografia complessiva è però meno brillante. Secondo i dati diffusi, gli arrivi overseas sono diminuiti del 7% a luglio, rispetto allo stesso mese del 2025, dopo il -1,8% registrato a giugno. Il dato è particolarmente significativo perché arriva proprio durante un’estate sostenuta da uno dei più grandi eventi internazionali mai ospitati dal Paese.

Il presidente della U.S. Travel Association, Geoff Freeman, ha dichiarato che l’associazione punta a 100 milioni di visitatori stranieri all’anno entro il 2030. Nel 2025, sono stati 68 milioni, per un calo del 5,5% rispetto al 2024.

Anche con l’aumento dovuto ai Mondiali di calcio, il numero dei visitatori stranieri è in calo, nel 2026, del 4,7% – con i dati fino a luglio – secondo il dipartimento del Commercio, a dimostrazione di una tendenza già evidente. “Rendiamo gli Stati Uniti la destinazione turistica più visitata al mondo. Oggi è la Francia”, ha affermato Freeman.

Tra le criticità indicate negli ultimi mesi dagli operatori figurano i lunghi tempi per ottenere i visti, l’aumento dei prezzi dei collegamenti aerei, l’inasprimento delle politiche migratorie e delle procedure di ingresso e, più in generale, una maggiore cautela di alcuni mercati internazionali nei confronti della destinazione Usa.

Prezzi in aumento più della spesa

A ridimensionare ulteriormente il dato sulla crescita della spesa contribuisce l’andamento dei prezzi. A giugno, mentre la spesa turistica aumentava del 6,2%, i prezzi travel risultavano superiori dell’8,1% rispetto all’anno precedente. Nello stesso mese, i passeggeri aerei erano diminuiti dell’1,3% e gli arrivi overseas dell’1,8%.

L’aumento della spesa nominale è stata quindi legata all’incremento dei prezzi, soprattutto nelle città che hanno ospitato le partite dei Mondiali, più che a una crescita omogenea dei volumi turistici.

Visti e politiche migratorie nel mirino del settore

Il tema dell’accessibilità internazionale resta uno dei punti più sensibili per l’industria. In vista dei Mondiali, l’amministrazione aveva introdotto alcune misure straordinarie per facilitare gli arrivi, tra cui il programma Fifa Pass, che consentiva ai possessori di biglietti per le partite di ottenere priorità negli appuntamenti consolari per l’ottenimento di un visto. Washington ha inoltre rafforzato gli organici di Customs and Border Protection e modificato alcune procedure di screening aeroportuale.

Parallelamente, però, la U.S. Travel Association si è espressa contro alcune misure considerate potenzialmente penalizzanti per l’inbound, tra cui la nuova Visa Integrity Fee da 250 dollari e l’ampliamento dei controlli sui social media per alcune categorie di visitatori stranieri. Secondo l’associazione, interventi di questo tipo rischiano di frenare ulteriormente la crescita internazionale.

Nei mesi precedenti, il settore aveva inoltre reagito con forte preoccupazione all’ipotesi di sospensione delle operazioni doganali in alcuni grandi aeroporti, situati in città che non collaborano con la politica migratoria federale, le cosiddette sanctuary cities. L’industria aveva avvertito che una riduzione delle attività di controllo alle frontiere aeroportuali avrebbe potuto produrre un danno fino a 8 miliardi di dollari l’anno in ricavi turistici.

Dalla World Cup a Los Angeles 2028

È dunque sulla capacità di trasformare l’effetto Mondiali in una crescita più stabile che si concentrano ora le aspettative del settore. Il governo punta a capitalizzare l’esperienza maturata con la Coppa del mondo e ha già avviato l’utilizzo dei 12,5 miliardi di dollari stanziati dal Congresso per la modernizzazione del sistema di controllo del traffico aereo.

Dall’incontro con i ceo non sono emersi, almeno per ora, nuovi interventi specifici. Il vertice ha però evidenziato una contraddizione destinata a restare centrale per il travel americano: da un lato una stagione estiva positiva, sostenuta dagli eventi e da una forte crescita della spesa; dall’altro, i flussi inbound e outbound internazionali che continuano a perdere terreno a favore di una sorta di isolamento Usa.

Il prossimo grande banco di prova sarà rappresentato dai Giochi olimpici di Los Angeles 2028. Il “modello Mondiali” potrà diventare strutturale? Una cosa è certa: per ora, che dir si voglia, c’è davvero poco da festeggiare.

L'Autore

Patrizio Cairoli
Patrizio Cairoli

Guarda altri articoli