Guerra, quanto perde il travel. Indagine Assoviaggi-Cst

Guerra, quanto perde il travel. Indagine Assoviaggi-Cst
26 Marzo 15:34 2026

La nuova “Caporetto” dell’outgoing italiano, la crisi mediorientale, ha già i primi allarmanti numeri: AssoviaggiConfesercenti ha calcolato oltre 7.100 prenotazioni cancellate, riprogrammate o dirottate con un danno complessivo per le agenzie di viaggi di circa 100 milioni di euro. Nel dettaglio il presidente dell’associazione, Gianni Rebecchi, osserva: «Ad oggi la perdita media per punto vendita si attesta sui 14mila euro e il mercato risulta in stallo. Servono sostegni e semplificazioni per sostenere l’operatività del settore».

La stima – nel frattempo il Mitur della dimissionaria Santanchè aveva dato un’apertura per supportare t.o. e adv appellandosi anche all’Europa – è stata elaborata con un’analisi realizzata dal Centro Studi Turistici di Firenze su un campione di 681 agenzie, dall’inizio delle ostilità ad oggi, e il fenomeno non si è limitato alle partenze previste nei giorni immediatamente successivi all’avvio del conflitto, ma ha coinvolto anche viaggi programmati per i prossimi mesi pre-estivi. A essere interessate non sono solo le destinazioni direttamente coinvolte dalla crisi e quelle limitrofe, ma anche numerose mete di lungo raggio, in particolare in Asia, Sud-Est Asiatico e Oceania, aree che nei collegamenti tra Europa e Oriente utilizzano come hub strategici gli aeroporti di Dubai, Doha e Abu Dhabi.

Nell’area del conflitto, che comprende tra le altre Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Giordania, Arabia Saudita, Oman, Qatar e Kuwait, le cancellazioni sono risultate pressoché totali, anche per effetto della chiusura di spazi aerei e aeroporti e delle indicazioni di prudenza sui viaggi verso l’area.
Nelle zone limitrofe, come Egitto, Mar Rosso, Turchia e Uzbekistan, gli annullamenti sono stati pari al 10,6% delle prenotazioni complessive. A subire ripercussioni è stato però anche il lungo raggio: il 39% del campione segnala cancellazioni anche verso destinazioni geograficamente lontane – Asia orientale, Sud Est Asiatico e Oceania – con un’incidenza complessiva del 6,7% sulle prenotazioni confermate.

La crisi sta avendo conseguenze rilevanti anche sul piano organizzativo. Nelle prime tre settimane si stimano oltre 3.800 prenotazioni cancellate e circa 3.300 richieste di cambio destinazione. Le agenzie hanno cercato di riproteggere i clienti verso mete percepite come più sicure, tra cui Canarie, Spagna, Italia, Capo Verde, Caraibi, Grecia, Marocco e Stati Uniti. E l’impatto economico non riguarda soltanto il calo del fatturato, ma anche i maggiori oneri operativi affrontati dalle imprese. Sebbene il 58,5% delle agenzie di viaggi dichiari di non aver sostenuto costi diretti extra per la riprotezione dei clienti, il 41,5% ha dovuto farsi carico di esborsi aggiuntivi per ricollocare i clienti verso mete alternative. La stima dei 100 milioni di euro comprende infatti il valore dei rimborsi dei pacchetti, la perdita delle commissioni, le eventuali penali trattenute dai fornitori e l’aumento del carico di lavoro necessario per gestire modifiche, annullamenti e pratiche di assistenza.

A preoccupare ora il settore è anche il rallentamento delle nuove vendite. Le richieste di prenotazione risultano fortemente indebolite, con la sola eccezione delle destinazioni italiane e di alcune mete europee. Per i prossimi tre mesi, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, si registra al momento un calo delle prenotazioni del 20% rispetto ai livelli di normale operatività. Le flessioni più marcate si osservano soprattutto sul lungo raggio, in particolare verso l’Asia, il Medio Oriente e l’Estremo Oriente. Segnalazioni di ritardi e cali delle prenotazioni arrivano anche per destinazioni di corto e medio raggio come Grecia, Tunisia, Marocco, Spagna, Cipro, Egitto, Mar Rosso, Turchia e Giordania. Tra le mete extraeuropee più colpite figurano Maldive, Thailandia, Giappone, India, Vietnam, Seychelles, Indonesia, Nepal, Sri Lanka, Tanzania, Kenya, Canada, Stati Uniti e Australia.

«Il quadro resta in evoluzione e potrebbe aggravarsi ulteriormente in caso di prosecuzione del conflitto e di un eventuale rialzo delle tariffe aeree – conclude Rebecchi – E per il turismo organizzato si tratta di una fase particolarmente delicata: i costi operativi della crisi sono stati rilevanti, e le previsioni a breve degli operatori sono negative. C’è bisogno di un intervento pubblico articolato su due piani: misure emergenziali, da attivare con urgenza per salvaguardare la continuità delle imprese, e interventi strutturali per correggere squilibri che questa crisi sta rendendo ancora più evidenti; in particolare, la direttiva europea sui pacchetti turistici risulta non sostenibile, poiché trasferisce integralmente sulle imprese del turismo organizzato gli effetti economici di eventi eccezionali quali conflitti armati, calamità naturali o pandemie. È necessario distinguere tra la tutela del viaggiatore in condizioni di operatività ordinaria e la gestione del rischio in presenza di eventi straordinari: in questi casi, l’impianto normativo non può prevedere che l’intero onere ricada esclusivamente sugli operatori, senza meccanismi di compensazione o condivisione del rischio».

Sulla situazione Golfo in agenzia, si è espressa anche Aiav secondo cui la crisi impatta sul turismo principalmente sul piano economico: le stime per l’estate segnano un aumento medio del 5-6% sui costi delle vacanze in Italia rispetto al 2025, cui si aggiungono i rincari già visibili sui trasporti aerei dovuti al costo del carburante.

Quanto alle destinazioni, proiettando i dati raccolti su scala nazionale, “si stimano tra le 6mila e le 7mila prenotazioni ancora in essere per i Paesi del Golfo, da riproteggere su località alternative”, si legge nella nota Aiav.

  Articolo "taggato" come:
  Categorie

L'Autore