Ponte sullo Stretto, tre persone indagate per corruzione

Ponte sullo Stretto, tre persone indagate per corruzione
10 Giugno 10:32 2026

Ci mancava anche questa. La Procura di Roma fa il suo ingresso nella tormentata storia del Ponte sullo Stretto, aprendo un fascicolo su tre persone, indagate per corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio: avrebbero provato a pilotare il maxiprogetto dell’infrastruttura, già travolta dalle polemiche e nel mirino della Corte dei Conti, oltre alla richiesta dell’Ue di riavere indietro 1,2 milioni di euro.

Tra loro, secondo gli inquirenti, ci sarebbe l’ex presidente aggiunto della magistratura contabile, Tommaso Miele, in pensione dal febbraio scorso. Risultano indagati anche Vincenzo Virgiglio, responsabile delle relazioni esterne dell’associazione “Accademia Calabria”, e l’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno, ex componente del Cda della società Stretto di Messina. «Siamo estranei ai fatti – ha chiarito subito l’amministratore delegato, Pietro Ciucci – Massima disponibilità a collaborare con le autorità, proseguiamo nell’impegno di realizzare il ponte con trasparenza».

Il procedimento, coordinato dall’aggiunto Giuseppe De Falco, riguarda presunti tentativi di condizionare proprio l’esame di legittimità della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto definitivo dell’opera.

I carabinieri del Ros hanno effettuato perquisizioni a Roma, nella provincia di Reggio Calabria e nel frusinate, sequestrando dispositivi elettronici e documentazione considerata utile agli accertamenti.

LE INDAGINI

In base all’impianto accusatorio – riferisce l’Ansa – Virgiglio e Saccomanno avrebbero cercato di “influenzare Miele, promettendogli appoggi per futuri incarichi in enti pubblici, in cambio di una sua ‘fattiva azione’ per favorire il via libera al progetto. Per gli investigatori, inoltre, avrebbero avvicinato altri magistrati considerati prossimi agli interessi del gruppo e avrebbero diffuso notizie riservate acquisite dal giudice contabile”.

La ricostruzione del pm – basata anche su intercettazioni telefoniche – vede in Miele “una sorta di talpa nel tribunale che forniva aggiornamenti sull’andamento della procedura, rivelando informazioni sugli orientamenti dei colleghi e sullo sviluppo della Camera di consiglio chiamata a pronunciarsi sulla delibera del Cipess“.

Miele avrebbe anche “esaminato la decisione sfavorevole del 29 ottobre 2025, impegnandosi a predisporre una memoria sulla vicenda da consegnare al commercialista della società manifestando, in cambio, l’interesse a diventare presidente dell’Antitrust o di una società partecipata”.

LE REAZIONI POLITICHE

Opposizioni all’attacco. «Intorno alla vicenda del Ponte si addensano nuvole e c’è un alone di forzature del governo che spesso si traducono in opacità», accusa Francesco Boccia del Pd. Per Giuseppe Conte, leader dei Cinque Stelle, si è «di fronte all’ennesimo fallimento del governo Meloni. Non ne azzeccano una, recuperiamo subito quei 13 miliardi e mezzo».

Per Avs l’indagine confermerebbe “ciò che abbiamo più volte denunciato rispetto a un progetto inutile e costoso e al grave rischio di infiltrazione di interessi non leciti”. «Non sono affatto stupito», commenta infine il leader di Azione, Carlo Calenda.

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