L’Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa) ha ripristinato e reso più restrittivo l’avviso rivolto alle compagnie che operano in Medio Oriente, dopo che la nuova escalation militare tra Stati Uniti e Iran mette a rischio la zona del Golfo Persico.
Il Conflict Zone Information Bulletin, pubblicato dall’Easa il 14 luglio, raccomanda agli operatori di non utilizzare, a nessuna quota, lo spazio aereo di Bahrain, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti.
L’indicazione comprende anche l’area del Golfo di Oman, all’interno della regione di controllo di Muscat e a ovest del meridiano 58° Est. Il provvedimento è valido fino al 29 luglio, salvo revisioni anticipate.
L’allerta segna un netto cambio di passo rispetto alla decisione presa soltanto pochi giorni prima. L’8 luglio, in seguito alla temporanea riduzione delle tensioni, l’Easa aveva lasciato scadere il precedente bollettino sul Medio Oriente e sul Golfo Persico, sostituendolo con una nota informativa che classificava come medio il rischio residuo nella regione.
I RISCHI PER L’AVIAZIONE CIVILE
Secondo l’Agenzia europea, le ripetute violazioni degli accordi di cessate il fuoco, gli attacchi alle navi commerciali e le operazioni militari nello stretto di Hormuz hanno riportato il livello di rischio su valori elevati.
La presenza nella regione di importanti basi militari statunitensi espone inoltre i Paesi del Golfo alla possibilità di attacchi con missili e droni. Per i voli civili, i pericoli comprendono il sorvolo di ordigni, le attività di intercettazione, la caduta di detriti e, soprattutto, il rischio di una possibile identificazione errata degli aeromobili da parte dei sistemi di difesa aerea.
L’Easa ha sottolineato, inoltre, che le operazioni militari possono iniziare con un preavviso minimo, in spazi aerei particolarmente congestionati, lasciando alle compagnie e ai controllori poco tempo per predisporre deviazioni o chiusure preventive.
Restano parallelamente in vigore le indicazioni più severe relative a Iran, Iraq e Libano, i cui spazi aerei non devono essere utilizzati dagli operatori interessati dall’avviso europeo. Queste restrizioni sono state prorogate fino alla fine di agosto.
COSA CAMBIA
Il bollettino dell’Easa non equivale automaticamente alla chiusura degli aeroporti interessati. Gli scali di Dubai, Abu Dhabi, Doha, Kuwait City e Manama possono quindi continuare a operare, sulla base delle decisioni delle autorità locali e delle valutazioni delle singole compagnie.
L’indicazione europea può tuttavia determinare una revisione profonda delle rotte. I vettori soggetti alle regole Easa e le compagnie extraeuropee autorizzate a operare verso l’Unione europea potrebbero essere costretti a evitare non soltanto alcune destinazioni, ma anche importanti corridoi normalmente utilizzati per collegare l’Europa con l’Asia meridionale, il Sud-est asiatico e l’Australia.
Le conseguenze più probabili sono allungamenti dei tempi di volo, maggiore consumo di carburante, cambiamenti degli orari e limitazioni del carico trasportabile. Nei casi più complessi, le compagnie possono decidere di cancellare temporaneamente alcune frequenze o di riprogrammare gli scali tecnici e gli equipaggi.
Particolarmente delicata è la situazione dei grandi hub del Golfo, che rappresentano alcuni dei principali punti di connessione mondiale. Anche senza una chiusura completa degli aeroporti, la riduzione delle possibilità di sorvolo può rendere più difficile alimentare gli scali e garantire la regolarità delle coincidenze.
IL PRECEDENTE
Le conseguenze di una prolungata crisi regionale sono già emerse nei primi mesi del conflitto. Secondo un’analisi pubblicata da Eurocontrol alla fine di marzo, nelle settimane successive all’inizio delle ostilità, i collegamenti tra Europa e Medio Oriente erano diminuiti del 59%, con circa 1.200 voli giornalieri in meno rispetto ai livelli ordinari.
Ogni giorno, circa 1.150 voli erano stati interessati da deviazioni, con 206.000 chilometri aggiuntivi percorsi, 602 tonnellate di carburante supplementare consumato e circa 1.900 tonnellate di emissioni di CO₂ in più. Questi dati non rappresentano necessariamente l’impatto dell’attuale avviso, ma mostrano la portata che una chiusura prolungata dei cieli mediorientali potrebbe avere sul trasporto aereo internazionale.
LE INDICAZIONI
Per i passeggeri con voli verso il Golfo o con coincidenze a Dubai, Abu Dhabi, Doha, Kuwait o Manama, è consigliabile controllare lo stato del collegamento attraverso i canali della compagnia, prima di raggiungere l’aeroporto.
In presenza di un itinerario con più tratte, occorre verificare non soltanto il primo volo, ma anche la regolarità della coincidenza successiva. Deviazioni e riprogrammazioni possono infatti produrre ritardi a catena, anche quando il collegamento dall’Italia risulta formalmente confermato.
La situazione rimane estremamente fluida. L’Easa ha precisato che continuerà a monitorare l’evoluzione del rischio insieme alla Commissione europea e agli Stati membri, riservandosi di modificare, prorogare o revocare l’avviso prima della scadenza del 29 luglio.



