E adesso il Cin (Codice identificativo nazionale) entra nei controlli fiscali sugli affitti brevi. Tirato per la giacca nella baruffa tra le associazioni del settore, il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, annuncia la novità del tracciamento dei flussi durante il question time in Senato del 9 ottobre.
Il momento è caldo, tra le polemiche sull’Affordable Housing Act lanciato da Bruxelles, la “fiera” opposizione del governo italiano (spalleggiato dalla categoria) e l’introduzione della super banca dati per scovare evasori e irregolari. E il 22 ottobre vertice al Mitur.
Mazzi: «Tempi duri per l’abusivismo»
Nell’aula di Palazzo Madama Mazzi ribadisce il concetto: il governo ha deciso di rendere ancora più dura la vita all’abusivismo negli affitti brevi. Come? «Rafforzando la Banca dati nazionale delle strutture ricettive, rendendola uno strumento concreto per far conoscere l’offerta, dando supporto alle amministrazioni territoriali competenti, con l’istituzione del Codice identificativo nazionale».
La novità era stata introdotta dalla precedente inquilina di Villa Ada, Daniela Santanchè, e Mazzi ne elenca i benefici: «Grazie a questo sistema, per la prima volta abbiamo misurato e catalogato tutte le strutture, realizzandone una mappatura per comprendere integralmente il fenomeno della ricettività: in particolare, a oggi, risultano censite 590.291 locazioni, di cui 506. 296 dispongono già del Cin».
Ma come si consolida la Bdsr? Parola a Mazzi: «Grazie alla funzionalità denominata “Lens”, già disponibile dal 2025 per operatori comunali, Guardia di finanza e Polizia locale, che supportano le verifiche sulle strutture ricettive e sugli annunci online. Nel 2026 il sistema di accesso ha avuto una forte espansione, al punto che attraverso il Cin è ora possibile verificare i flussi fiscali e le dichiarazioni dei redditi relativi alle locazioni brevi, contrastando così il sommerso e l’evasione fiscale”.
Le novità non sono finite: «Stiamo lavorando con le principali piattaforme online – sottolinea Mazzi – per l’attuazione del Regolamento europeo numero 1.028 del 2024 sulle locazioni di alloggi a breve termine, affinché i controlli sugli annunci diventino sistematici e periodici. L’obiettivo è mettere in comunicazione Banca dati, piattaforme e autorità di controllo per intercettare celermente le anomalie e consentire interventi puntuali».
Intanto, prosegue il confronto con le associazioni di categoria e Mazzi fissa il prossimo appuntamento: «Il ministero è in relazione continua con le associazioni più rappresentative dell’ospitalità alberghiera ed extralberghiera. Abbiamo annunciato per giovedì 22 ottobre, al ministero del Turismo, un tavolo di dialogo per armonizzare le varie esigenze e sensibilità dei comparti e approfondire ipotesi condivise di intervento».
Un vis a vis significativo in questo momento delicato, conclude il ministro: «È attraverso questa combinazione di verifica e ascolto che intendiamo valorizzare chi opera nella legalità, ricercando un equilibrio tra ospitalità, tutela dei proprietari, esigenze dei residenti, disponibilità di abitazioni per famiglie, studenti e giovani coppie, e lotta all’abusivismo».
Il botta e risposta Federalberghi-Aigab
Negli ultimi giorni, in effetti, non sono mancate le frecciate tra comparto alberghiero ed extralberghiero, di cui evidentemente Mazzi ha preso nota.
Federalberghi ha aperto le ostilità, diffondendo una denuncia documentata da un rapporto sul fenomeno degli affitti brevi, monitorato da due istituti di ricerca indipendenti, l’italiana Incipit consulting e la statunitense Inside Airbnb.
”Questa è shadow economy”, ha tuonato l’associazione degli albergatori, partita lancia in resta per “sbugiardare – attacca in una nota – la “favoletta della condivisione, laddove in realtà si sta alimentando un business sommerso e fuori regola“.
A stretto giro la replica pepata di Aigab: “Sono attacchi scomposti che penalizzano il turismo italiano”.
Quindi, l’appello a Mazzi: «Gli chiediamo di intervenire a tutela dei tanti lavoratori del comparto affitti brevi che contribuiscono all’industria del turismo italiano ogni giorno, creando valore e ricchezza sui territori mantenendo vivo il vero asset delle famiglie italiane: la casa”.
Il grido di dolore è stato raccolto dal ministro.
Il disegno Ue
Vale la pena ricordare il disegno annunciato dalla Commissione Ue che ha dato fuoco alle polveri.
Il piano consentirebbe ai Comuni di introdurre limitazioni alla compravendita di seconde case e agli affitti brevi nelle “zone sotto stress abitativo”. L’individuazione delle aree sarebbe collegata al rapporto tra il prezzo medio delle abitazioni e il reddito disponibile pro capite.
La proposta non piace al governo italiano, come ha riferito il 16 settembre lo stesso Mazzi al tavolo con le associazioni del settore: «Questo documento sembra una minaccia per il ceto medio d’Europa e rischia di colpire la piccola proprietà immobiliare, in particolare quella italiana».
Giornalista professionista, innamorato del suo lavoro, appassionato di Storia, Lettura, Cinema, Sport, Turismo e Viaggi. Inviato ai Giochi di Atene 2004
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