L’apologia del turismo di Mazzi

L’apologia del turismo di Mazzi
19 Ottobre 13:16 2026

Nessuno (come noi). Il governo posa la puntina sul 45 giri di Mina e rivendica la poderosa azione a favore del travel, disegnando l’evoluzione dagli anni Sessanta a oggi nell’evento organizzato dal ministero del Turismo: “Perché Italia è economia del turismo. Manifesto per il futuro”. Roba da Comuni immortali, la colonna sonora finale è di Achille Lauro.

Scenario, non a caso, extralusso: il Tempio di Venere al Colosseo. Sintesi: i dati del 2026 sono da primato, ma puntiamo a superare ogni record.

La potenza di fuoco dei numeri

Le cifre snocciolate dalla nota ufficiale, che riassume i temi caldi dell’appuntamento, non mentono: “Negli anni del governo Meloni, che ha messo il turismo al centro dell’agenda politica come nessun esecutivo precedente, tra il 2023 e il 2025, i flussi turistici in Italia sono cresciuti notevolmente del 13,4% negli arrivi e del 12,4% nelle presenze. In aumento sia la componente domestica che quella internazionale”.

Bisturi, si scende nei particolari: “Il turismo domestico è cresciuto del 6,7% negli arrivi e del 5,4% nelle presenze, mentre la componente estera è aumentata del 19,3% negli arrivi e del 18,4% nelle presenze. In sintesi: l’Italia, è passata dalla quarta alla prima posizione in Europa per presenze turistiche“.

“L’industria turistica – prosegue la nota – ha un impatto che, a seconda dei comparti economici considerati e data la sua intrinseca trasversalità, varia tra il 13% e il 18% del Pil, con un valore stimato fino a oltre 240 miliardi di euro, tra diretto, indiretto e indotto. Ha raccolto una spesa turistica complessiva di 185 miliardi di euro, di cui 56,7 di consumi turistici internazionali e segna un record positivo di 22,7 miliardi di surplus della bilancia turistica, pari all’1% del Pil”.

Capitolo occupazione nel settore: “A oggi questo comparto dà lavoro a 3,3 milioni di occupati, in aumento di 100mila unità (+3,1%) sul 2025 e di 330mila unità (+11%) sul 2023, primo anno dell’esecutivo in carica: un dato che equivale al 13,5% del totale degli occupati.

Italia sul trono d’Europa per presenze

L’Italia impugna lo scettro continentale, grazie a una formidabile accelerazione negli ultimi anni, rimarca il governo in una sorta di apologia del turismo: “È la top destinazione turistica d’Europa del 2025: è al primo posto Ue per presenze (535,5 milioni), detiene 1/5 del mercato europeo e supera nettamente Francia, Germania e Austria nei pernottamenti degli stranieri. Anche nel 2026 l’Italia si riconferma una delle principali destinazioni europee, totalizzando, in base ai primi dati, circa 157 milioni di arrivi (+4,2%) e 523,7 milioni di presenze (+4,7%) nei primi nove mesi dell’anno”.

Il boom estivo, nonostante il grande caldo. “L’Italia ha registrato un 62,3% nel tasso di saturazione, piazzandosi al di sopra di Spagna e Francia, con oltre 276 milioni di presenze e più di 72,4 milioni di arrivi. Cresce anche settembre, che, in base alle prime stime, si è chiuso con circa 21 milioni di arrivi e 64 milioni di presenze, in crescita rispettivamente del 4,9% e del 5%”.

Note liete, in generale, nel primo semestre: “Quasi un pernottamento internazionale su 5 nell’Ue avviene in Italia, con un totale di 130,26 milioni di pernottamenti, che consolidano la posizione ai vertici europei insieme alla Spagna. Il nostro Paese registra oltre il doppio delle presenze della Francia e dell’Austria, nonché più del triplo di quelli della Germania. In particolare, rappresenta circa il 20,2% dei pernottamenti internazionali dell’Ue e il 21,9% di quelli dell’area Euro”.

C’è da completare l’opera, ma il 2026 sembra destinato a chiudersi alla grande: “Per l’intero anno le previsioni stimano una spesa turistica in crescita dell’8% sul 2025, pari a 4,4 miliardi di euro in più. Da qui al 2031, poi, si prevede una crescita annua del 4,5% degli arrivi turistici internazionali”.

Ma qual è la ricetta vincente? “Questa straordinaria performance – si legge ancora nella nota ufficiale – poggia su una forte riconoscibilità del brand e su un’attrattività estremamente variegata per tipologia di esperienza turistica offerta. Fattori che garantiscono al nostro Paese, a differenza di molti concorrenti europei, una maggiore diffusione territoriale della domanda internazionale. Che, a fronte di un mercato domestico capace di garantire solidità e resilienza all’intero sistema, rappresenta il principale vantaggio competitivo nel contesto europeo”.

L’ascesa irresistibile degli ultimi 60 anni

E ora ripercorriamo la tappe dell’evoluzione della società, delle dinamiche sociali e culturali e della domanda turistica: “Nel periodo compreso tra il 1964 e il 2024, il totale degli arrivi è quasi quintuplicato, passando da 29,1 milioni a 139,6 milioni (+379,73%), mentre le presenze sono quasi triplicate, crescendo da 171,8 milioni a 466,1 milioni (+171,3%). Nell’arco di questi sessant’anni, inoltre, l’Italia ha saputo progressivamente internazionalizzarsi: la configurazione dei flussi si è capovolta, con la componente dei pernottamenti esteri passata da una quota del 30,2% (51,8 milioni) a una del 54,5% (253,9 milioni).

L’analisi del rapporto tra presenze e arrivi  racconta il passaggio dal tradizionale modello turistico della “villeggiatura” prolungata a una modalità di fruizione della vacanza tramite viaggi più brevi e frazionati nel tempo. “Una trasformazione in linea con l’evolversi della società: il superamento del modello industriale basato sulle lunghe chiusure estive, il nuovo ruolo della donna e la contestuale riorganizzazione delle famiglie, per esempio, hanno contribuito a ridurre la durata delle singole vacanze a favore di soggiorni più corti ma più frequenti durante l’anno”.

Resta costante la cultura come principale motivazione di viaggio in Italia per i turisti internazionali: perché arte e patrimonio storico italiani sono iconici in tutto il mondo: “Nel 2025, si contano 129 milioni di pernottamenti esteri legati alla vacanza culturale, equivalenti al 32,9% del totale delle notti estere, in aumento anche sul pre-Covid. Le dieci principali città d’arte italiane accolgono 58,4 milioni di arrivi e 163,9 milioni di presenze, ovvero rispettivamente il 36,3% e il 30,6% dei movimenti totali.

“In queste destinazioni – prosegue la nota – l’impatto della componente estera è trainante, raggiungendo il 44,7% degli arrivi internazionali e il 38,2% delle presenze straniere. Nel dettaglio: Roma (38,7 milioni di presenze), Venezia (15,5), Firenze (13,4), Milano (10,5), Napoli (5,9), Bari (3,1), Bologna (1,9), Palermo (1,8), Torino (1,6), Verona (1,5)”.

I piccoli Comuni e l’enogastronomia

Ma c’è un altro da aspetto da sottolineare: quello dei piccoli centri. “Collegati al concetto di iconicità e riconoscibilità del brand “Italia”, borghi e piccoli Comuni sono fucina e custodi, al contempo, delle radici e delle tradizioni più vere, genuine e autentiche del Paese. Gli oltre 5.500 Comuni con meno di 5.000 abitanti, tra gennaio e luglio 2026, hanno totalizzato un +5,6% di arrivi e un +4,4% di presenze. L’incremento degli arrivi superiore a quello delle presenze segnala un andamento coerente con modelli di viaggio orientati alla scoperta di territori meno conosciuti, alla costruzione di itinerari diffusi e alla combinazione di più destinazioni all’interno dello stesso soggiorno”.

“Ma l’Italia è anche tanto altro: enogastronomia e grandi eventi. La vacanza enogastronomica genera 2,4 milioni di pernottamenti da parte di 765mila viaggiatori internazionali, con una spesa complessiva di 395,5 milioni di euro. Gli eventi italiani muovono 253 milioni di spettatori nel 2025, con un giro d’affari di 4,3 miliardi di euro, in crescita del 7% sul 2024. Concerti, sport, teatro e cinema rappresentano ¾ del giro d’affari complessivo.

Quindi, la giusta sottolineatura dell’importanza di agenzie di viaggi e tour operator: “Rivestono un ruolo pregnante all’interno del comparto turistico. Nel 2025, la componente inclusive dei soggiorni dei viaggiatori stranieri in Italia, che identifica i viaggi organizzati o acquistati come pacchetto turistico, riguarda 6,7 milioni di viaggiatori internazionali, pari al 7,3% del totale, circa 41,8 milioni di pernottamenti, pari al 10,6% del totale, e una spesa di circa 8,9 miliardi di euro, corrispondente al 15,7% del complessivo”.

Last, but not least: Italia.it è il primo portale turistico d’Europa. I numeri parlano da soli: Oltre 38mila operatori, oltre 50mila contenuti, più di 50 hub tematici, oltre 30mila offerte turistiche, grazie anche alla collaborazione con oltre 200 partner pubblici e 140 partner privati, 23 milioni di visite. Investiti 120 milioni per rafforzare competitività, infrastruttura digitale, sostenibilità e innovazione tecnologica delle destinazioni, con attenzione ad aree interne, piccole isole e territori.

Lalli: «Introdurre un Indice Turismo 365»

Reazioni e non solo hanno fatto da cornice all’evento del Mitur. Per esempio, la proposta lanciata dal past president di Federturismo Confindustria, Marina Lalli: «Misurare quanti giorni all’anno un territorio riesce a generare economia turistica e utilizzare questo parametro per orientare gli incentivi pubblici.»

L’obiettivo è introdurre un “Indice Turismo 365″: «Dobbiamo superare la stagionalità e trasformare il turismo in un’industria capace di generare valore, occupazione e investimenti 365 giorni l’anno. Non basta allungare la stagione: occorre cambiare modello di sviluppo».

La leva è la pluralità dell’offerta italiana: «Mare, montagna, cultura, enogastronomia, terme, sport, nautica ed eventi – ha sottolineato Lalli – sono risorse da integrare per diversificare i prodotti, distribuire i flussi e creare nuove opportunità per i territori. La domanda cerca nuove esperienze e destinazioni: dobbiamo rispondere con investimenti, infrastrutture, competenze, innovazione digitale e sostenibilità».

Gattinoni (Fto): agenzie di viaggio e tour operator centrali

«Il successo del turismo non si misura soltanto in arrivi e presenze: contano anche la qualità dell’esperienza, i benefici per i territori e le opportunità di crescita per le imprese». È il messaggio che Franco Gattinoni, presidente Fto – Federazione Turismo Organizzato di Confcommercio, ha portato nell’ambito dell’iniziativa promossa dal Mtur.

«Il futuro del turismo è creare più valore per chi viaggia, per le destinazioni, per le imprese e per chi lavora nel settore», afferma Gattinoni, indicando tre priorità: favorire lo sviluppo economico e l’occupazione qualificata, rafforzare la fiducia dei viaggiatori e costruire una filiera capace di lavorare in modo integrato.

In un contesto in cui l’intelligenza artificiale e le piattaforme digitali rendono sempre più semplice cercare e confrontare soluzioni di viaggio – nota il presidente Fto – le competenze professionali assumono un ruolo ancora più importante. Agenzie di viaggio e tour operator restano un riferimento fondamentale per orientare le scelte, costruire relazioni e garantire assistenza anche di fronte agli imprevisti».

Confindustria Alberghi: l’industria turistica assuma un ruolo centrale

«Il nostro sogno è un Paese che non subisce i flussi, ma li governa; che non consuma le destinazioni, ma le fa crescere; che trasforma la propria attrattività in lavoro stabile, investimenti e benessere diffuso – ha sottolineato Antonio Zacchera, vicepresidente vicario di Associazione Italiana Confindustria Alberghi – Dal nostro osservatorio, quello delle imprese alberghiere, vediamo un settore che è tra i motori più dinamici dell’economia. Ma percepiamo anche che la crescita non è mai garantita».

Zacchera ha quindi richiamato l’attenzione sulle principali sfide che attendono il settore, dalla crescente concorrenza internazionale alle pressioni sui costi, dalla difficoltà di reperire competenze alla necessità di rinnovare il patrimonio ricettivo, ribadendo l’importanza di inserire il turismo in una visione strategica di sviluppo nazionale.

«La nostra proposta è concreta: un tavolo permanente tra imprese e ministeri del Turismo, dell’Economia, delle Imprese, del Lavoro e delle Infrastrutture, con un compito preciso: definire una strategia nazionale di lungo periodo per il turismo».

Anef: in montagna il turismo è vita

«In montagna il turismo è… Vita». È il messaggio lanciato da Valeria Ghezzi, Presidente di Anef – Associazione Nazionale Esercenti Funiviari, intervenuta durante l’evento.

Ghezzi ha richiamato l’attenzione sul ruolo centrale della montagna nel futuro turistico del Paese e nella trasformazione che il settore sta vivendo. Un territorio che rappresenta circa un terzo della superficie nazionale e che, nel corso dei secoli, ha saputo affrontare le difficoltà legate alla marginalità geografica, all’emigrazione e allo spopolamento, costruendo nuove opportunità di sviluppo anche attraverso l’industria turistica.

«Le Olimpiadi – ha proseguito Ghezzi – hanno mostrato il volto internazionale, dinamico e contemporaneo della montagna. Ora la sfida è trasformare questo successo in un’eredità concreta e duratura.

Tre le priorità: rendere la montagna una destinazione che sia davvero quattro stagioni; investire in tecnologia, ricerca e sostenibilità, trasformando le sfide del cambiamento climatico in occasioni di innovazione, efficienza energetica e gestione delle risorse; rendere possibile vivere in montagna, quindi garantire lavoro, servizi e prospettive ai giovani, affinché possano scegliere di costruire qui il proprio futuro.

Fipe-Confcommercio: ristorazione asset strategico

Secondo Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe-Confcommercio, «i pubblici esercizi continuano a non essere riconosciuti come “imprese turistiche”: una scelta tutta italiana, che ha implicazioni gravi perché impedisce al settore di essere inserito a pieno titolo nelle politiche di promozione delle destinazioni e di accedere agli incentivi per l’innovazione, la riqualificazione e gli investimenti. Bisogna rimuovere i profili discriminatori derivanti dall’attuale quadro definitorio di “impresa turistica”, come sta provando a fare il ministro Mazzi».

«Con 32,3 miliardi di euro – nota ancora Stoppani – la ristorazione è la seconda voce della spesa turistica, appena 4 miliardi la separano dai servizi ricettivi, ed è al primo posto, con oltre 1,5 milioni di addetti, per la capacità di creare lavoro. Non è coerente riconoscere questa centralità e, al tempo stesso, escluderla dall’offerta turistica. La ristorazione non accompagna il turismo: lo orienta, lo qualifica, lo determina, lo migliora».

Foto tratta dal sito del Mitur
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