Dammi tre parole per la gestione di una crisi: “Prevenzione, pianificazione, velocità”. Senza trascurare il valore della “sinergia” e auspicando un Fondo europeo per le emergenze.
Benvenuti al tavolo organizzato da Astoi hub al Ttg Experience di Rimini sul tema “Viaggiare nell’era dell’incertezza: geopolitica, clima e sicurezza”. Gli invitati: istituzioni, travel e mondo accademico, che hanno condiviso pensieri e parole, per trovare soluzioni in uno scenario globale dominato dall’instabilità e valutare l’impatto di guerre ed eventi climatici estremi sul turismo organizzato.
Al cospetto della folta platea hanno preso posto Nicola Minasi, capo dell’Unità di Crisi della Farnesina; Pier Ezhaya, presidente Astoi Confindustria Viaggi; Fabio Carsenzuola, amministratore delegato Mediterranean Europe, Brazil and Health – Redion Group; Alessandro Pozzi, docente del corso di “Geopolitica per la difesa e la sicurezza” al PoliMi.
Il messaggio introduttivo? Prevedere una crisi è difficile, ma prepararsi a gestirla è possibile. Vediamo come.
Asse t.o.-Farnesina
L’incertezza «non è più un’eccezione – ha rilevato Ezhaya – ma una condizione strutturale con cui ormai bisogna fare i conti». E che incide eccome sulle scelte dei viaggiatori e sull’operatività della travel industry. Ma rafforzare la fiducia del turista si può e si deve.
Per esempio, leggendo in anticipo alcuni segnali, per poter vendere “meglio” una destinazione, cioè garantendo partenza e ritorno «senza ansia». Parole del professor Pozzi.
Ma il primo pilastro per gestire la crisi poggia su «informazioni chiare e attendibili sui viaggiatori – ha sottolineato Minasi – Una rapida localizzazione è fondamentale. Il sito “Viaggiare Sicuri” della Farnesina e l’app dedicata, così come il portale “Dove siamo nel mondo”, offrono la possibilità di registrarsi per fornirci indicazioni precise sugli spostamenti dei nostri connazionali e per agevolare la localizzazione immediata in caso di evacuazioni. Tra i nostri obiettivi c’è anche quello di arrivare più facilmente al turista fai da te».
Altro fattore indispensabile: la velocità. «Bisogna farsi trovare pronti con una rete di emergenza, da attivare non appena gli eventi lo richiedano, e avere in tasca un “piano B”: perché diventa molto complicato creare una strategia partendo da zero quando di tempo ce n’è poco».
E qui entrano in gioco gli operatori. «La sinergia e la condivisione dei dati sono nevralgici – ricorda Minasi – e lo abbiamo constatato quando è deflagrata la guerra nel Golfo, rimpatriando 25mila connazionali: l’Italia è stato il primo Paese ad attivare le uscite e il primo a terminarle tra il 28 febbraio e il 9 marzo. Un’operazione riuscita grazie al coordinamento con i t.o. Astoi è un referente prezioso per stabilire connessioni e aiutarsi a vicenda».
Pressing di Ezhaya
Minasi chiama, Ezhaya risponde. «È vero – ha confermato – quando si è aperta la crisi mediorientale la maggior parte dei t.o. era già attiva con la propria unità di crisi interna, pronta a operare in sinergia con la Farnesina. Il rapporto è imprescindibile, anche perché non disponiamo della loro intelligence: sapere in anteprima se esistono rischi in alcuni posti è importante per la riprotezione».
«È necessario – ha aggiunto il presidente Astoi – che gli operatori sappiano come muoversi, con protocolli precisi, e siano in grado di dare indicazioni a chi lavora sul campo. I clienti vanno localizzati e raggiunti nel minor tempo possibile, per questo la triangolazione adv-t.o.-Farnesina è fondamentale».
Ora è tempo di colmare una lacuna, ha osservato Ezhaya: «La normativa europea sui pacchetti turistici è particolarmente severa, ma non è nata per coprire le emergenze. L’Unione europea deve quindi attivare un Fondo per le emergenze, per evitare che i costi ricadano interamente sulle imprese turistiche».
Si tratta di una proposta già lanciata a suo tempo dall’ex ministro del Turismo, Daniela Santanchè. Esigenza segnalata anche di recente da Fiavet.
Un’ultima annotazione sull’informazione: «È molto importante. Dobbiamo ascoltare quello che ci dice la Farnesina senza giudicare e obiettare. Non possiamo invece controllare le bad news che circolano sui media».
Più viaggiatori assicurati
Dobbiamo prendere atto che siamo in una nuova era, dove la stabilità latita? Il professor Pozzi è d’accordo solo in parte: «Non siamo entrati in un’epoca di caos, ma sono cambiate le regole del gioco. È mutata in maniera strutturale la natura dei corridoi».
Il turismo ha già fatto progressi per quanto riguarda la cultura della prevenzione. «Prima del Covid – ha svelato Minasi – si assicuravano tre persone su 10, ora sono sette».
Carsenzuola ha provato a dare una spiegazione: «Le destinazioni cambiano, come le condizioni climatiche, l’informazione muta con l’avvento di Ai. Per questo stiamo assistendo a un aumento di chi si assicura, non tanto per ottenere un eventuale rimborso, ma per avere la certezza di poter risolvere qualsiasi problema si possa verificare durante il viaggio».
Di certo c’è una maggiore consapevolezza di eventuali rischi, ma si continua a partire, ha fatto notare Carsenzuola: «Se guardiamo all’estate 2026, in Europa, come in Italia, otto persone su 10 hanno organizzato almeno un viaggio, adattando le loro abitudini al nuovo contesto. Sono cambiate le destinazioni: in tanti hanno privilegiato la coolcation, cioè la tendenza a viaggiare verso mete con clima fresco, per evitare zone con ondate di calore. Ci si affida di più al turismo organizzato (+18% rispetto al 2025) e per il 63% la sicurezza è un criterio determinante nella scelta della meta. Segno che gli Italiani cercano tranquillità e soluzioni ai problemi».
Perché, in fondo, come sosteneva il presidente americano Dwight Eisenhower (il leggendario Ike): «I piani sono utili, la pianificazione è tutto». Anche nel turismo organizzato.
Giornalista professionista, innamorato del suo lavoro, appassionato di Storia, Lettura, Cinema, Sport, Turismo e Viaggi. Inviato ai Giochi di Atene 2004
Guarda altri articoli

