Venti di contestazione tornano a soffiare ad alta quota tra Europa e Stati Uniti dopo che l’Ue, attraverso la Bei, la Banca europea per gli investimenti – ha messo a disposizione di Airbus, un finanziamento complessivo di tre miliardi di euro.
L’operazione, annunciata a fine giugno 2026, ha già avuto una prima attuazione concreta nel mese scorso con un finanziamento iniziale da 1 miliardo di euro.
L’attacco di Washington
Ed è proprio l’attuazione di questa operazione ad aver innescato la reazione del rappresentante commerciale degli Stati Uniti, Jamieson Greer, dell’amministrazione Trump, che in una dichiarazione ufficiale pubblicata dall’Ustr (United States Trade Representative), ha espresso una forte preoccupazione per l’iniziativa della Bei.
Una dura contestazione che poggia sulla considerazione che per decenni Francia, Germania e Spagna hanno sostenuto Airbus con finanziamenti pubblici, procurandole un vantaggio competitivo ingiusto rispetto alle aziende aerospaziali americane, con una mancanza di trasparenza che sembra perpetrarsi anche in questa occasione.
Greer ritiene che l’operazione possa compromettere l’intesa con la quale Ue e Stati Uniti, nel 2021, avevano concordato di finanziare i produttori di grandi aeromobili civili a condizioni di mercato.
Nella sua dichiarazione ha chiesto che la questione venga risolta rapidamente, per evitare una violazione degli impegni commerciali assunti dalle due parti.
La replica dell’Ue
Immediata la replica dell’Ue, che ha respinto l’interpretazione di Washington, sostenendo che l’operazione è un normale finanziamento bancario, soggetto a interessi e che rientra nella normale attività svolta dalla Bei.
Lo stesso direttore finanziario di Airbus, Thomas Toepfer, si è affrettato a chiarire a mezzo stampa che il finanziamento è stato ottenuto a condizioni di mercato. Ma tant’è, ora l’amministrazione Trump chiede ufficialmente una giustificazione documentata.
Rimane il fatto che la dichiarazione di Greer rappresenta un avvertimento politico e commerciale significativo: una vicenda che si inserisce in una fase particolarmente delicata dei rapporti transatlantici.
La sospensione dei dazi legati alla controversia aeronautica, inizialmente concordata per cinque anni, è stata prorogata a luglio 2026, ma ora Washington, seppur velatamente, mette in discussione la tenuta dell’intesa per i prossimi anni.


