Aiuti di Stato, Aci Europe: «Le norme vanno riscritte»

Aiuti di Stato, Aci Europe: «Le norme vanno riscritte»
11 Giugno 13:21 2026

Esplicito invito lanciato da Aci Europe, l’associazione che rappresenta oltre 500 aeroporti in 55 Paesi europei, alla Commissione Ue di riconsiderare gli elementi chiave delle nuove norme in materia di aiuti di Stato per l’aviazione commerciale.

In quello che appare un vero e proprio appello, l’associazione avverte che la bozza di linee guida potrebbe compromettere la connettività aerea regionale, aumentare le disuguaglianze territoriali e avere un impatto negativo sulle economie regionali in tutta Europa. In risposta alla consultazione pubblica della Commissione, l’associazione ha infatti sostenuto che il nuovo quadro normativo che disciplina sia gli aiuti agli investimenti che quelli operativi per gli aeroporti avrà un impatto significativo sulla connettività regionale e sulla resilienza economica nei prossimi anni.

Nel dettaglio Aci Europe contesta i limiti troppo restrittivi agli aiuti operativi per gli aeroporti di piccole dimensioni poichè la Commissione Ue riconosce che gli aeroporti con meno di 1 milione di passeggeri all’anno presentano difficoltà strutturali a coprire i propri costi operativi e quindi possono necessitare di aiuti pubblici, tuttavia la bozza prevede un limite di 5 anni agli aiuti operativi e condizioni aggiuntive per gli aeroporti tra 500mila e 1 milione di passeggeri. Ebbene, secondo Aci Europe queste restrizioni rischiano di impedire il sostegno necessario a molti aeroporti regionali che, per ragioni strutturali (elevati costi fissi e limitate economie di scala) non riescono a raggiungere la redditività anche nel lungo periodo. Studi di settore indicano che molti aeroporti sotto il milione di passeggeri continueranno a essere economicamente fragili oltre il 2027.

Altra norma contestata riguarda la riduzione delle possibilità di aiuti agli investimenti: dagli attuali aeroporti fino a 5 milioni di passeggeri annui a quelli con un massimo di 3 milioni di passeggeri. Sempre per Aci Europe questa scelta appare problematica perché gli aeroporti europei devono affrontare nuove esigenze di investimento legate alla decarbonizzazione, all’aumento dei costi energetici, agli adeguamenti infrastrutturali richiesti dalla transizione ecologica ed alle conseguenze  economiche della pandemia e della crisi energetica.

Secondo il direttore generale di Aci Europe, Olivier Jankovec, esiste un’incoerenza tra le effettive condizioni economiche degli aeroporti regionali, gli obiettivi europei di coesione territoriale e competitività e il contenuto delle nuove linee guida proposte: «Definendo il regime applicabile sia agli aiuti che agli investimenti operativi per gli aeroporti, le nuove linee guida plasmeranno in larga misura la connettività aerea delle nostre regioni per gli anni a venire, e con essa la loro attrattiva e resilienza economica. In un momento in cui le disuguaglianze territoriali sono in aumento e molti cittadini si sentono già esclusi dalle opportunità economiche, indebolire gli aeroporti regionali e la connettività che essi garantiscono porterebbe l’Europa nella direzione sbagliata. Eppure è esattamente ciò che la Commissione finirà per fare se procederà con queste nuove linee guida nella loro forma attuale. Gli aeroporti regionali – precisa Jankovec – sono molto più che semplici infrastrutture di trasporto. Sono vitali arterie economiche che collegano le comunità a posti di lavoro, investimenti, turismo, servizi pubblici e al più ampio mercato unico europeo. Limitare la capacità degli Stati membri di sostenere questi aeroporti renderebbe molte regioni più isolate, meno competitive e, in definitiva, meno resilienti».

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L'Autore

Andrea Lovelock
Andrea Lovelock

Giornalista, esperto di travel industry, docente di Comunicazione turistica. Appassionato di musica e viaggi on the road.

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