Il resort di lusso di Jared Kushner in Albania non piace all’Unione europea. Ma non c’entrano le tensioni tra Bruxelles e il presidente statunitense, Donald Trump, suocero di Kushner. È una questione che riguarda la difesa di un’area naturalistica, il futuro turistico del Paese e, soprattutto, il suo possibile ingresso nell’Unione.
Il progetto, legato ad Affinity Partners, la società di investimento fondata da Kushner, prevede un intervento da circa 1,4 miliardi di euro tra l’isola di Sazan e l’area di Zvërnec, nella zona protetta di Vjosa-Narta. Un’operazione che il governo di Tirana considera strategica per rafforzare il posizionamento dell’Albania nel turismo di fascia alta, ma che ha acceso le proteste di cittadini e associazioni ambientaliste.
POPOLAZIONE CONTRO, UE PREOCCUPATA
La mobilitazione, ribattezzata “Flamingo Revolution” per richiamare una delle specie simbolo della laguna, contesta l’impatto potenziale del progetto su un ecosistema fragile, abitato da fenicotteri, tartarughe marine e altre specie protette. Le manifestazioni si sono concentrate sia nella capitale Tirana, sia nell’area interessata dal piano di sviluppo, chiedendo lo stop all’iter e maggiore trasparenza sulle autorizzazioni.
A rendere la vicenda ancora più rilevante è l’intervento della Commissione europea. Bruxelles ha ricordato che l’Albania, in quanto Paese candidato all’ingresso nell’Ue, deve evitare azioni che possano compromettere il processo di adesione e garantire il pieno allineamento alle norme ambientali comunitarie. Il portavoce della Commissione Ue, Guillaume Mercier, ha infatti dichiarato in una nota che Tirana deve «astenersi da azioni che possano compromettere la sua candidatura all’Ue». manifestando apertamente i timori che il colossale progetto costiero di Kushner violi le norme ambientali europee.
Mercier ha reso noto che il ministero dell’Ambiente albanese si è impegnato a sospendere i lavori di costruzione e a far svolgere una valutazione completa dell’impatto ambientale del progetto. Intanto, il primo ministro albanese, Edi Rama, ha dichiarato a Euronews che «la resistenza ai piani per l’area farebbe parte di una “guerra ibrida” avviata da attori che sfruttano la sensibilità di alcune persone in buona fede per l’ambiente». Ora, Bruxelles attende una comunicazione ufficiale del governo di Tirana sulla sospensione dei lavori.
LA POSTA IN GIOCO
Per l’Albania, destinazione emergente del Mediterraneo sempre più osservata dagli investitori del turismo, questa vicenda rappresenta un test di credibilità. Il Paese punta a salire di gamma, intercettando capitali e clientela internazionale, ma deve dimostrare di poterlo fare senza sacrificare gli asset naturali che ne stanno alimentando l’appeal.
Il dossier albanese diventa così un segnale per l’intera industria travel: nelle nuove destinazioni del Mediterraneo, il lusso non può più essere solo questione di location e capitali. Sempre di più, dovrà misurarsi con sostenibilità, consenso locale e regole chiare.


