«Il percorso sarà quello della quotazione in Borsa, per la quale si sta già iniziando a lavorare». È Giovanni Tamburi, presidente di Tip – Tamburi Investment Partners, a rendere note le intenzioni per la “sua” Alpitour World nella lettera agli azionisti (collegata alla relazione finanziaria per l’esercizio 2025, appena approvata dal cda). Una posizione ora ufficiale che segue le più vaghe dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa.
Tamburi non sembra scosso dalla crisi nel Golfo, di cui pure analizza i contraccolpi sui mercati finanziari, e non lesina parole di approvazione per Alpitour: «Un Gruppo fantastico, con leadership riconosciuta a livello globale, proiettato in quel fulgido futuro delle esperienze, cui tutti tendono». E rispetto «ai tanto decantati rischi sistemici – afferma – la diversificazione territoriale, l’articolazione delle attività con rilevanti presenze a livello fisico come alberghi, resort, aerei e, non ultimo, un presidio anche tecnologicamente fortissimo (Ai driven) sia per i viaggiatori italiani all’estero, che per gli stranieri interessati all’Italia, ma anche “estero su estero”, ne fa un operatore unico, solidissimo e pronto a cogliere altre sfide per rafforzarsi ancor più».
Alpitour ha di fatto dato dimostrazione di forza e flessibilità mettendo i suoi aerei Neos al servizio dei propri brand, ma anche degli altri tour operator di casa Astoi, per i rimpatri legati alla chiusura dei cieli scattata dopo l’attacco da parte di Usa e Israele all’Iran. Lo stesso presidente Burgio, in un’intervista rilasciata ieri al Corriere Economia, ha sottolineato la capacità di attutire gli choc geopolitici grazie alla varietà dell’offerta in pancia: dalla sostanziosa divisione tour operating al vettore aereo, passando per la compagnia alberghiera Voihotels (che ha appena siglato tre contratti per altrettante strutture) fino alla dmc Jumbo, sempre più globale e oggetto di un rebranding annunciato proprio oggi che segna l’avvio del nuovo corso.
GUERRA, EFFETTO BOOMERANG
Detto ciò, come affermato in via generale da Tamburi, «l’andamento del 2026 dipenderà dall’evoluzione dei conflitti in corso, in particolare di quello in Medio Oriente. Molte imprese che confidavano in una progressiva ma chiara uscita dai condizionamenti dei dazi e delle conseguenze della guerra in Ucraina, stanno subendo i challenge del prezzo delle materie prime, energetiche e non, degli sbalzi del dollaro e di forti livelli di incertezza negli ordini».
«Quasi tutte le partecipate – sottolinea però il presidente – hanno bilanci solidissimi, notevoli disponibilità per investire e ottimi imprenditori e manager alla guida, con una strategia chiara. Per cui, come in passato, riteniamo che i “fondamenti” di Tip siano sempre ottimi, con rischi limitati e opportunità immense, che in questo momento non mancano, anzi».
In altre parole, spiega Tamburi, «l’aumento del prezzo del petrolio», i «pericoli di inflazione e forse anche di recessione che sono chiaramente dietro l’angolo», uniti «all’indebolimento patrimoniale e finanziario di molti paesi, in primis gli Stati Uniti» potranno generare – ancor più che nel passato – «ulteriori occasioni di acquisizioni e di investimenti». Una sorta di boomerang finanziario che, a detta di Tamburi, potrebbe favorire le partecipate Tip.
I RISULTATI FINANZIARI 2025
Tamburi Investment Partners Spa, quotata al segmento Euronext Star Milan di Borsa Italiana, ha chiuso il 2025 con un utile netto consolidato pro forma di circa 95 milioni di euro, in forte aumento (+47% rispetto ai 64,6 milioni del 2024), con un patrimonio netto consolidato al 31 dicembre 2025 cresciuto a circa 1,51 miliardi (lo scorso anno erano 1,45 miliardi).
“Anche nel 2025 – si legge nella nota ufficiale – Tip ha deciso di adottare grande prudenza per nuovi investimenti, visto che, da una parte, permane una situazione di grande incertezza, dall’altra, non si sono presentate operazioni degne di specifica attenzione coerenti con la strategia del Gruppo. L’operazione di maggiore rilievo è stata realizzata tramite Asset Italia, che ha acquisito il 36,69% di Alpitour”, controllandola ora quasi in toto con il circa 95% delle azioni. Viatico per un più fluido futuro ingresso in Borsa.


